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Brexit: le preoccupazioni di Cia e Confagricoltura per il 'no deal'

"Resta fondamentale, al di là del possibile rinvio del divorzio tra UE e Londra, scongiurare una Brexit senza accordo. Un 'no deal' metterebbe a rischio gli scambi commerciali e colpirebbe l'Italia in modo diretto, visto che il Regno Unito rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni agroalimentari tricolori e il terzo all'interno dei confini comunitari". Così Cia-Agricoltori Italiani sul caos Gran Bretagna, dopo la bocciatura sia dell'intesa negoziata dalla premier Theresa May con Bruxelles, sia dell'uscita dall'Europa senza accordi.

"Si va creando una situazione di grande incertezza per imprese e cittadini, che può assumere una dimensione ancora più allarmante in una fase di difficoltà sul fronte del commercio internazionale e della crescita economica - evidenzia il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino - In più, secondo il regime tariffario temporaneo pubblicato ieri dal governo britannico, e che entrerebbe in vigore nel caso di una Brexit senza accordo entro il 29 marzo, scatterebbero dazi all'import di carni bovine, suine, di agnello, pollame, e di alcuni prodotti lattiero-caseari, che penalizzerebbero anche l'Italia".

Oggi infatti l'export agroalimentare Made in Italy verso il Regno Unito vale 3,4 miliardi di euro, ricorda l'Ufficio Studi Cia. Tra i prodotti italiani più venduti, il primo è il vino, che rappresenta il 24% del totale delle esportazioni Oltremanica, con un fatturato superiore a 830 milioni di euro. Di assoluto rilievo anche il nostro export verso Londra di ortofrutta trasformata (13%) e ortofrutta fresca (6%), così come dei prodotti da forno e farinacei (11%) e dei prodotti lattiero-caseari appunto (9%).

"L'accordo raggiunto tra UE e Regno Unito, dopo oltre due anni di trattative, fornisce importanti garanzie ai settori economici e alla società civile - aggiunge Scanavino - Per questo, è necessario fare il possibile per risolvere le tensioni attuali e scongiurare il pericolo del no deal".

Confagricoltura: mondo agricolo europeo compatto contro un recesso senza regole 
"Dai contatti che abbiamo avuto negli ultimi tempi è risultato che il mondo agricolo europeo considera assolutamente negativa la prospettiva di un recesso senza regole del Regno Unito dalla UE. Anche per l'Associazione degli agricoltori britannici la 'hard Brexit' avrebbe conseguenze devastanti per il settore". Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in vista del voto odierno, a Londra, alla Camera dei Comuni sulla richiesta di proroga della data, il 29 marzo, fissata per la "Brexit".

"Spetta alle Istituzioni del Regno Unito indicare con assoluta chiarezza il percorso utile a superare la confusa situazione di questi giorni - aggiunge Giansanti - A Bruxelles, però, il Consiglio europeo dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di una proroga prolungata, per superare la situazione di incertezza che pesa sui cittadini e sulle imprese. Inoltre, si avrebbe il tempo per trovare un'intesa sulle future relazioni commerciali tra l'Unione e il Regno Unito".

Confagricoltura ricorda che gli acquisti di prodotti agroalimentari del Regno Unito dagli altri Stati membri dell'Unione ammontano a 41 miliardi di euro l'anno, di cui circa 3,4 miliardi in arrivo dall'Italia.

"Nella prospettiva di un recesso senza regole – prosegue il presidente di Confagricoltura – il governo di Londra ha annunciato ieri una manovra che prevede sostanziali riduzioni delle tariffe sulle importazioni di prodotti agroalimentari".

Il testo è particolarmente lungo (1.500 pagine) e complesso. Quindi è possibile formulare solo una valutazione di massima. Tuttavia, sembra che la scelta del governo britannico sia quella di favorire le importazioni dai Paesi terzi rispetto a quelle dei restanti 27 Stati membri. Con il risultato di provocare forti distorsioni sul mercato dell'Unione, tali da rendere indispensabile il varo di un piano straordinario, di cui abbiamo già discusso con la Commissione UE, di aiuti a favore degli agricoltori.

"La soluzione preferibile – conclude Giansanti – resta quella della ratifica definitiva dell'accordo di recesso e della dichiarazione sulle future relazioni commerciali, frutto di intense trattative durate due anni. In alternativa, un periodo adeguato di proroga assicurerebbe una maggiore tutela del 'Made in Italy' agroalimentare e delle nostre indicazioni geografiche e di qualità".


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