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L'appello a salvare l'agricoltura italiana raccoglie adesioni

A seguito del suo appello "Salviamo l'agricoltura italiana!", l'imprenditore veronese Adelino Cordioli ha chiarito ulteriormente le ragioni della sua iniziativa spiegando che, proprio in quanto non solo produttore, ma anche operatore dell'import/export, ha potuto confrontarsi in questi anni con una situazione di netta sperequazione.

"Essendo a contatto con le dinamiche di vari paesi, sia in acquisto che in vendita - ha dichiarato pubblicamente l'imprenditore in una recente occasione - si viene a conoscenza di cosa sta succedendo a livello globale. Pertanto mi sono sentito in dovere di sollevare la preoccupazione che tutti dovremmo avere, nei confronti della perdita costante di competitività rispetto ad altri paesi europei. Infatti, se non interverremo rapidamente, il futuro che ci attende - cosa che è già il presente per molte referenze - costituisce una reale minaccia per le produzioni italiane".

Il problema, secondo l'imprenditore, "è strutturale, ed è dovuto alle grandi differenze di costi e regole che ci sono tra i vari paesi rispetto al nostro, con l'aggravante che siamo comunque nella stessa Europa, dunque andrebbero semmai armonizzate".

Il rischio, secondo Cordioli, è quello di una perdita non solo di competitività, ma anche di qualità: "Perché non si può obbligare un agricoltore a produrre sotto costo, entrando cosi in un circolo vizioso che addirittura aprirebbe ancora più il divario con i paesi emergenti".

Kiwi italiano (sopra), a confronto con analogo prodotto greco (sotto). Che differenza c'è? 40 centesimi al kg di differenza (calibro 23, 130 grammi di media). 

L'imprenditore ha portato il caso della Spagna: "Sappiamo tutti come è andata, negli ultimi 15 anni, per la frutta e verdura estiva. Seppure anche la Spagna sta subendo un aumento graduale dei costi di produzione, rimane comunque più competitiva, avendo ormai acquisito grande esperienza e professionalità, innovazione, e avendo beneficiato a molti più contributi europei rispetto a noi, anche grazie a una una politica proattiva nei confronti del settore. Una politica che da noi difetta del tutto".

I nuovi competitor dell'Italia ne stanno erodendo le quote di mercato: come la Grecia per fragole, ciliegie (vedi foto qui sopra), albicocche, pesche (non parliamo dei kiwi!) o la Polonia per mele, frutti di bosco, verdure, ma anche Romania, Bulgaria, Croazia,... e se fosse annessa all'UE anche l'Albania? (quest'ultimo Paese propone merci a una media di 35 cent inferiore ai prezzi italiani)

Mele Gala Italia (a sinistra); mele Gala Polonia ( a destra): differenza = 25 centesimi al kg.

"E quando - paventa Cordioli - ci spariranno ancora più frutteti o campi di verdura, di che cosa vivranno i nostri stabilimenti ? Chiediamocelo, perché non è lontano questo scenario!"

Qui l'imprenditore ha condiviso uno dei tanti messaggi scaturiti dal lancio dell'appello, la scorsa settimana. Si tratta della testimonianza di un agronomo e imprenditore agricolo, il quale così scrive: "Per motivi di lavoro, ho effettuato in questi ultimi 10 anni molti viaggi nei paesi del Medio Oriente e del Maghreb, oltre che in Turchia".

"Quel che ho visto - si legge nella testimonianza - è che 1) l'agricoltura di queste nazioni è in pieno sviluppo; 2) i salari giornalieri sono tra i 6 e 8 dollari alla giornata (che non è certo di 6 ore...); 3) la terra viene concessa in comodato d'uso per moltissimi anni (60-90); 4) il carburante costa pochissimo, per tutti (esempio 0,390 Euro/lt per il gasolio); 5) i prodotti agricoli vengono totalmente esportati verso i mercati più ricchi, che possono pagare di più, così si ottengono due chiari effetti: si lasciano morire di fame le popolazioni locali e si mettono sul lastrico gli agricoltori dei paesi mediterranei. Gli unici che si stanno arricchendo - sottolinea l'agronomo - sono i commercianti che trasportano la merce da un posto all'altro e gli speculatori".

"Come se ciò non bastasse, i Paesi che sono entrati nella UE senza aderire all'Euro completano la competizione sleale, anche loro con costi dei fattori della produzione mostruosamente più bassi dei nostri e senza tutti i vincoli, lacci e lacciuoli che sono stati inventati contro le imprese agricole italiane. Questo il quadro reale. Non si salva niente, se non l'agricoltura estensiva delle grandi pianure centrali europee, che è totalmente meccanizzabile".

Nelle foto qui sopra: susine e nettarine dalla Grecia

Secondo questa testimonianza, rimarrebbero solo 3 soluzioni:

  1. rinunciare all'agricoltura italiana e abbandonare tutto; ovviamente ciò sarebbe il disastro economico (fallimento nazionale italiano, totale dipendenza alimentare, etc);
  2. agricoltura europea mantenuta in vita artificiale con un sistema assistenzialistico che ripristini i redditi agricoli azzerati dalla concorrenza sleale; costerebbe un'enormità, con distorsioni spaventose. Il sistema di oggi già fa qualcosa del genere, ma distribuisce briciole.
  3. ripristinare dazi, quote, prezzi soglia etc e un vero sistema doganale europeo, con solo alcuni porti autorizzati a importazioni extraeuropee; inoltre, occorrerebbe da subito restringere l'area Schengen ai soli paesi che hanno adottato l'Euro. Poi occorrerebbe procedere a tappe forzate e accelerate verso l'armonizzazione fiscale e salariale europea.

Da aggiungere a questa lista di soluzioni - secondo noi di FreshPlaza - ci sarebbe però anche la sacrosanta e spesso richiamata - fino a qualche giorno fa pure dall'associazione di settore Fruitimprese - esigenza di aprire nuovi mercati all'export ortofrutticolo italiano.

Dopo aver letto questa testimonianza, Cordioli ha concluso la sua relazione dicendo: "Dopo il nostro appello, pubblicato su FreshPlaza, abbiamo raccolto parecchie adesioni su Facebook, contatti sul numero dedicato Whatsapp e diverse altre mail, che hanno quale comun denominatore la necessità che si cambi urgentemente direzione; gli agricoltori non c'e la fanno più!"

Fragole d'importazione dalla Grecia.

Secondo l'imprenditore, il settore agricolo in generale e quello ortofrutticolo in particolare non dovrebbero lasciarsi sfuggire l'occasione delle imminenti elezioni europee per organizzare iniziative plateali, quali organizzazione di manifestazioni e proteste di piazza: "Non possiamo più pagare giornate di lavoro due, tre o quattro volte il costo di altri paesi, non possiamo più avere due, tre, quattro volte la complessità della burocrazia, rispetto agli altri paesi! Dobbiamo batterci per i nostri diritti, per i nostri disagi, per i nostri problemi, ma è ora di iniziare subito, perché più tempo passa, più difficile sarà cambiare le cose!"

Tutti coloro che fossero interessati ad aderire all'appello "Salviamo l'agricoltura italiana!", possono farlo nei seguenti modi:

1) Mandando un messaggio via whatsaap al seguente numero: +393938887137

riportando il proprio indirizzo email e, se possibile, la professione (si prega di limitarsi ai soli dati richiesti - i dati saranno usati nel pieno rispetto delle normative vigenti sulla privacy e solo allo scopo dell'iniziativa in oggetto). In tal modo, gli interessati verranno aggiornati su tutti i passi futuri dell'iniziativa.

2) Per dare spazio a commenti, testimonianze, spunti e proposte, si può accedere alla pagina facebook appena creata: "Salviamo l'agricoltura Italiana" (clicca qui) o inviando una mail a: salviamolagricolturaitaliana@gmail.com


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