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ToBRFV: un problema che va gestito lungo tutta la filiera

Lo scorso 21 gennaio 2019 abbiamo dato la notizia della presenza certificata in Sicilia del Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV), "un patogeno estremamente pericoloso" come era stato definito fin da subito da Walter Davino, docente universitario UniPA e virologo che, in un'intervista in esclusiva, ci aveva dato l'opportunità di informare il settore ortofrutticolo internazionale.

Il Il tavolo dei relatori, da sx: Lipparini, Davino, Di Mauro, Panno e D'Anna.  

Il linguaggio, pacato e scevro da sensazionalismi, usato in quell'articolo, è stato molto apprezzato a partire dal mondo della ricerca scientifica per finire con quello produttivo, passando per il comparto sementiero e commerciale.

Anche nei 40 giorni successivi alla nostra pubblicazione, la ricerca è stata al lavoro, raccogliendo dati sul campo e in laboratorio presentati all'interno di un apposito convegno organizzato nei giorni scorsi a Vittoria dal tema "I virus del pomodoro: La prevenzione, la migliore difesa" e patrocinato da Assosementi, Road to Quality ed Ecofaber.

Una sala gremita, con un pubblico attentissimo

La sala convegni di PromoTerGroup ha visto un parterre di relatori tra i più qualificati del Paese. Ben 350 i partecipanti accorsi dalla Sicilia, ma anche da fuori, a riprova del fatto che effettivamente il problema è molto sentito. Ha colpito favorevolmente la presenza di tutta la filiera: dai sementieri, ai produttori, ai vivaisti e distributori. C'erano ovviamente anche gli uffici fitosanitari della Regione e la ricerca rappresentata dall'Università di Palermo.

Nella slide sopra sono raffigurate le zone di maggior interesse per il ToBRFV.

Ecco i dati presentati
Sono stati analizzati 461 lotti di semi, 2080 plantule e 54 piante che si trovavano in pieno campo. I dati emersi sono estremamente interessanti, a partire dal primo elencato: la trasmissione per semi risulta estremamente bassa e, soprattutto, il seme contaminato risulta di proporzioni abbastanza modeste: solo 36 lotti su 461 sono risultati positivi a questo patogeno.

Anche l'esito che è emerso dai test sulle plantule fa capire come la trasmissione risulta molto bassa, esattamente 6 piante su 2080 sono risultate positive, questo significa che la trasmissione seme pianta è dello 0,29%.

Molto più pericolosa è la situazione in pieno campo, dove si è registrata una trasmissione pianta pianta dovuta a tanti fattori, dalle piante stesse che si toccano, agli operatori, agli insetti impollinatori, che possono diventare vettori del virus: qui l'incidenza è del 94-95%!

I lavori, moderati da Biagio di Mauro, dirigente capo del servizio 7 dell'Ispettorato agrario di Caltanissetta, sono entrati nel vivo dopo i saluti del dirigente IPA di Ragusa, Giorgio Carpenzano, e del presidente dell'Ordine dei dottori agronomi e Forestali di Ragusa Franco Celestre.

Franco Celestre, presidente ordine agronomi di Ragusa

Il primo intervento, curato da Stefano Panno, dell'UniPA, ha riguardato la PhytoCARD: una sorta di prontuario, elaborato in collaborazione con Assosementi e Road to Quality, che spiega le norme igienico sanitarie da rispettare in campo, in serra, etc..

Attraverso l'analisi di virus già conosciuti come il TYLCD e il ToMV, Panno ha messo in guardia sulla facilità di confondere questi virus con il più recente ToBRFV. Quest'ultimo è stato approfondito dal virologo Davino.

In un articolato excursus, il docente universitario si è focalizzato sulla trasmissione del ToBRFV, evidenziando le diverse modalità di contagio: "Quella più pericolosa è data dalla trasmissione meccanica, dove particolare significato assume l'azione dell'uomo e quella degli insetti impollinatori. Il virus è altamente stabile nel terreno e nel materiale vegetale di rifiuto, mentre è meno trasmissibile per seme".

Videointervista al Prof. Salvatore Walter Davino UniPA

A seguire, la relazione di Sebastiano Vona, del SFR di Ragusa, che ha parlato delle attività del suo ufficio sul territorio. 

"Gli obiettivi della sorveglianza fitosanitaria - ha detto Vona - sono quelli di garantire la salvaguardia e il controllo del territorio. L'attività ispettiva prosegue, con prelievi di campioni su tutto il territorio ragusano. Nel periodo in questione, è stata accertata visivamente l'assenza dei sintomi tipici della malattia in particolar modo dei suoi frutti. Bisogna puntare sulla gestione del problema, limitando azioni drastiche come l'eradicazione".

Delle norme per la commercializzazione del materiale delle ortive - e non solo - si è occupato il dirigente responsabile delle attività settore vivaistico del SFR, Rosario D'Anna

"Al momento, il ToBRFV non è ancora tra le patologie inserite nell'elenco da quarantena - ha spiegato proprio D'Anna - Fin qui ho spinto affinché sia considerato da quarantena, perché si fa fatica a capire, ad esempio, da dove il seme arriva, e ciò costituisce un fattore di pericolo. Frattanto, le aziende colpite in Sicilia sono state individuate e abbiamo emanato le prescrizioni di distruzione del materiale contaminato".

A chiudere gli interventi è stato Gianni Polizzi (nella foto sopra), direttore del Doses (Distretto Orticolo Sud Est Sicilia), ribadendo "l'importanza dell'attività di un sodalizio, anche in occasioni come questa, che si pone come parte integrante di una filiera purtroppo attanagliata da una serie di criticità: dalla scarsa capacità competitiva e di gestione delle imprese, alle problematiche di mercato e alla scarsa valorizzazione della ricerca".

"L'odierno convegno - ha ribadito Polizzi - è la riprova che la sinergia lungo tutta la filiera è indispensabile per affrontare i problemi. Questo settore non può operare a compartimenti stagni, ma ha bisogno dell'apporto di ogni singolo componente".

A margine dei lavori abbiamo incontrato Alberto Lipparini, segretario di Assosementi. In una lunga intervista che sarà pubblicata nei prossimi giorni, Lipparini ha messo a fuoco le dimensioni del problema.

"Il ritrovamento in Sicilia di un nuovo virus, il ToBRFV, particolarmente pericoloso per il pomodoro e il peperone - ha detto il segretario Assosementi -  sta notevolmente preoccupando tutti gli operatori.
Quali primi attori della filiera produttiva, le ditte sementiere sono fermamente convinte della necessità di fare squadra per cercare di contenere la diffusione di un pericoloso patogeno per il quale al momento sembrano non esserci misura di lotta efficaci".


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