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Maltempo in Sicilia: l'assessore regionale incontra i produttori del sudest

La nona settimana del 2019 è cominciata in maniera pesante per l'agricoltura siciliana, a causa dei gravi danni causati dal maltempo nella zona sudorientale. A risentirne, soprattutto gli areali di Pachino, Portopalo, Pozzallo, Ispica e in generale la Val di Noto, zona compresa tra Ragusa e Siracusa. Colpite, anche se marginalmente, pure le zone di Vittoria, Chiaramonte Gulfi e Scicli.

Edy Bandiera (in piedi) in visita al Comune di Ispica ha incontrato i produttori del sudest Sicilia.

I maggiori danni sono quelli causati alle coltivazioni in pieno campo, tunnel e serre. I venti a 100km/h non hanno risparmiato neanche le strutture più pesanti, come le serre in ferro, che sono andate distrutte. Le piantagioni, alla mercé delle intemperie, sono andate in rovina. La produzione pataticola nel versante ispicese è compromessa, al punto che non si spera nella ripresa vegetativa delle piante.

La conta dei danni è già cominciata, ma solo nei prossimi giorni il quadro si potrà delineare in maniera più precisa.

Dai primi sopralluoghi effettuati nei territori di Siracusa, Pachino, Portopalo e Ispica, i danni risulterebbero orientativamente pari al 30% delle strutture protette, andate totalmente distrutte, cui si somma un 20% di strutture protette che invece sono state altamente danneggiate.

Sopra: un momento durante i sopralluoghi 

Ieri l'assessore all'agricoltura della Regione Siciliana, Edy Bandiera, si è recato nelle zone colpite per fare il punto della situazione assieme agli ispettorati provinciali dell'agricoltura (IPA) interessati.

Quel che i produttori hanno chiesto è che stavolta l'azione dell'Assessorato non si limiti solo alla dichiarazione dello stato di calamità, ma che preveda la sospensione dei contributi INPS e altre dilazioni rispetto alla pressione fiscale che grava normalmente sulle aziende.

Bandiera ha dato ragione ai produttori, impegnandosi sul versante della sospensione dei contributi INPS.

"La materia risarcitoria è in capo al Governo nazionale - ha detto inoltre Bandiera a Ispica - Stiamo avviando, fin da subito, una interlocuzione con il Ministero delle Politiche Agricole, al quale chiederemo, contestualmente e nel più breve tempo possibile, il riconoscimento dello stato di calamità e la deroga al decreto legislativo 102 del 2004 per consentire di attivare interventi risarcitori, a valere sul Fondo di solidarietà nazionale, che va certamente rimpinguato, anche per tutti quei danni che, in casi ordinari di maltempo, non vengono risarciti in quanto non assicurabili.

"Nonostante il quadro normativo risarcitorio sia di stampo prettamente nazionale - ha aggiunto l'assessore - come Governo regionale, ci siamo prontamente attivati per l'istituzione del Fondo regionale di solidarietà, con una dotazione pari a 5 milioni di euro, ma è chiaro che le risorse necessarie alla Sicilia sono di gran lunga superiori e per questo motivo chiediamo che il Governo nazionale faccia, in pieno, la parte di propria ampia competenza".

A margine dell'incontro, sono maturate altre considerazioni
"Il mondo della politica dovrebbe attivarsi - spiega Carmelo Calabrese (nella foto a fianco), uno dei soci dell'OP Fonteverde di Ispica, che produce e commercializza prodotti ortofrutticoli - affinché il limite del 30% del PLV nel censimento delle aziende danneggiate venga articolato non su scala territoriale, ma su ogni singola azienda. Ogni volta che si verifica una calamità, le aziende che subiscono danni importanti non accedono a questi benefici, perché il territorio interessato non somma il 30% di danni nella sua complessità".

"Anche le aziende strutturate spesso non sono coperte da apposite polizze assicurative - conclude Calabrese - perché i costi sono esorbitanti e le clausole difformi rispetto alle reali esigenze dei produttori. Sarebbe pertanto auspicabile sensibilizzare gli istituti assicurativi, perché prevedano polizze più rispondenti alle reali necessità del mondo agricolo con contratti diversificati e su misura per le aziende, da quelle piccole a quelle grandi".


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