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Piante di agrumi tagliate a Taranto: un gesto dettato dalla disperazione

In provincia di Taranto, precisamente negli 8 comuni in cui è stata concessa l'Indicazione Geografica Protetta (IGP) per le Clementine, la campagna agrumicola 2018/19 è stata pessima. Una serie di concause ha determinato forti perdite per gli agrumicoltori locali.

Ormai stanchi di assistere alla svendita dei propri frutti, alcuni produttori hanno preso l'amara decisione di tagliare i loro impianti. 

"Il comportamento disperato di questi agricoltori è dovuto alle condizioni insostenibili in cui si ritrovano nei mercati nazionali e internazionali, tanto che la rinuncia alla coltivazione risulta più conveniente della produzione". Così riferisce a FreshPlaza Paolo Rubino, coordinatore del Tavolo Verde Puglia e Basilicata, il quale aggiunge: "Da qualche anno, la situazione agrumicola nel tarantino è diventata preoccupante; i produttori ci rimettono, per questo decidono di abbattere i propri impianti".

"Sono circa 5 gli ettari finora abbattuti. Noi, insieme alle autorità preposte, stiamo intervenendo per bloccare questo fenomeno, perché non vogliamo diventi un comportamento contagioso per gli altri produttori".

Clicca sui seguenti link per i video del gesto disperato di questi agricoltori www.facebook.com/videos - www.facebook.com/videos

Abbiamo intervistato Filippo Bellacicco, uno degli agricoltori che ha deciso di tagliare i propri agrumi, il quale ci ha riferito: "Finalmente mi sto liberando di questi alberi e prodotti ormai 'in passivo cronico'. Dopo l'abbattimento di circa 3 ettari, l'anno scorso, in questi giorni ho replicato eliminandone altri tre. Vendiamo le nostre clementine IGP a 0,10 cent/kg, a fronte degli oltre 0,25 cent/kg di costi di produzione. La nostra è una crisi pazzesca, che ci costringe a rinunciare per non rimetterci ulteriormente".

In questi giorni, tra i video diventati virali su Facebook c'è quello dell'agrumicoltore Nicola Grassi, il quale si è visto proporre un prezzo troppo basso per le sue clementine. 

"Accettare di vendere a 0,05cent/kg sarebbe stato impossibile, per me. Perciò ho preferito denunciare la mia situazione, che è purtroppo simile a quella di tanti altri", spiega Nicola. 

(Clicca qui per il video di Nicola Grassi)

"Preferisco far rimanere sugli alberi i miei frutti, piuttosto che venderli a questi prezzi. Quest'anno è ormai andato, non è più possibile trovare una soluzione al problema. Possiamo solo sperare che la prossima campagna sia migliore, con prezzi di vendita giusti e adeguati ai sacrifici che facciamo tutto l'anno per portare sulla tavola dei consumatori un prodotto di altissima qualità".

Forse anche in Italia, invece di prendersela con le importazioni o di intavolare trattative su prezzi minimi prefissati (che nessun mercato libero potrà mai digerire), bisognerebbe cominciare a prendere esempio da altre regioni frutticole, dove è il governo a finanziare la dismissione di ettari non più remunerativi per i produttori in crisi (cfr. articolo correlato).


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