Accordo di filiera tra Coldiretti e Princes

Sul mercato inglese, il pomodoro trasformato italiano vale più di 3 mld di euro

Proprio mentre a Londra la premier Theresa May invitava a tenere "nervi saldi" nella fase cruciale per la Brexit, a Palazzo Rospigliosi, sede di Coldiretti, andava in scena, alla presenza di Jill Morris, ambasciatrice di Sua Maestà a Roma, la firma di un accordo "storico" per il futuro del made in Italy sul mercato inglese. In particolare sono i pomodori pugliesi a fare da apripista in questa fase di relativa incertezza che precede la messa a punto delle clausole per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Si tratta del contratto di filiera firmato da Ettore Prandini per Coldiretti e da Gianmarco Laviola, amministratore delegato di Princes Industrie Alimentari, per supportare la sostenibilità ambientale ed etica della filiera del pomodoro made in Italy e garantirne provenienza e qualità.

Coldiretti, la principale associazione di rappresentanza degli imprenditori agricoli in Italia e in Europa, e Princes Industrie Alimentari, che a Foggia gestisce il più grande stabilimento europeo per la trasformazione del pomodoro, hanno definito un accordo per "ridare competitività a un comparto strategico per l'agricoltura italiana - ha spiegato il presidente Prandini - assicurando un futuro sostenibile e duraturo a tutta la filiera".

Il momento della firma dell'accordo. Da sinistra a destra: l'ambasciatrice Jill Morris, Ettore Prandini (Coldiretti), Gianmarco Laviola, AD di Princes 

L'accordo garantirà produzioni di qualità e sostenibilità sia ambientale sia sociale. Princes e Coldiretti svilupperanno congiuntamente un'innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente per garantire la tracciabilità del prodotto, lungo tutta la filiera - "dal piatto al campo", dice Laviola - e il rispetto di tutti i requisiti di sicurezza.

"Da questo punto di vista, Princes e Coldiretti hanno lo stesso obiettivo", assicura l'ad dell'azienda di Liverpool impegnata dal 2012 nella valorizzazione della filiera pugliese alle prese con le sfide della nuove tecnologie e le insidie del caporalato.

Sul mercato inglese, il pomodoro italiano vale più di 3 mld di euro: è una delle tre principali destinazioni. L'accordo rafforza il legame fra l'Italia e il Regno Unito che condivide con il nostro Paese il valore della propria esperienza nel contrasto alle forme di caporalato e promuove la cultura della legalità in una filiera determinante per l'export italiano.

Il contrasto alla schiavitù è anche la "priorità del governo di Theresa May - assicura Jill Morris - e la Princes sta svolgendo un ruolo importante che potrà essere un modello per altre imprese e settori".

L'Ambasciata della Gran Bretagna collabora con l'Oim, organizzazione internazionale delle migrazioni, nella ricerca di "efficaci modalità per contrastare lo sfruttamento". Oltre all'agropirateria, infatti, l'immagine del pomodoro made in Italy è minacciata anche da chi non rispetta i contratti e sottopaga il prodotto sfruttando i lavoratori.

Anche Coldiretti punta alla responsabilizzazione "dal campo allo scaffale, per garantire che dietro gli alimenti in vendita ci sia un percorso di qualità con un equa distribuzione del valore", dice Prandini, reduce dalla manifestazione dei pastori sardi a Montecitorio.

"Orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano basandoci sull'applicazione di pratiche di lavoro etico e su condizioni economiche eque e sostenibili per tutti i nostri fornitori di pomodoro. Crediamo che questo "Contratto di Filiera" - gli fa eco Laviola, – e speriamo venga presto seguito da altri attori della filiera, con i quali siamo sempre disponibili a condividere obiettivi comuni".

"Un vero patto sociale contro il caporalato", dirà Paolo De Castro, primo vicepresidente Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, in video conferenza da Bruxelles sottolineando il valore dell'accordo per quello che riguarda "la tracciabilità e la garanzia dell'intero processo".

On. Paolo De Castro in videoconferenza

I contenuti dell'accordo
Gli associati a Coldiretti sottoscrivendo il "Contratto di Filiera" si impegnano a rispettare un disciplinare di produzione "altamente sfidante, in grado di garantire produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, elementi imprescindibili per assicurare un futuro prospero alla filiera del pomodoro pugliese", spiegano in un comunicato congiunto i due partner.

Princes offrirà a quei produttori la possibilità di sottoscrivere contratti di fornitura "della durata di non meno di 3 anni - riprende Prandini - introducendo così un'innovazione senza precedenti per la filiera, riconoscendo anche un prezzo "equo" per il pomodoro, cioè basato sugli effettivi costi sostenuti, mai al di sotto dei costi d'impresa".

Princes è a fianco di Coldiretti nella battaglia contro l'Italian sounding, l'agropirateria che spaccia con nomi "quasi" italiani prodotti che nulla hanno a che vedere con il made in Italy, o spaccia per italiani semilavorati di scarsa qualità (un affare grande un quarto della produzione italiana), e questo accordo contribuirà a contrastare il fenomeno, valorizzando in maniera univoca la qualità inimitabile del pomodoro pugliese.

Riconoscendo la determinazione e l'impegno di Princes a favore della promozione degli standard etici nei rapporti di lavoro e consapevoli dell'importanza di unire le forze nella lotta al caporalato, i lavoratori agricoli impiegati nei contratti di filiera, grazie alla collaborazione con la Federazione Provinciale di Foggia, potranno usufruire del trasporto pubblico presso i campi di pomodoro in forma gratuita in attuazione della Dgr Puglia 11 luglio 2018, n. 1261 e garantendo così i massimi livelli di sicurezza.

I produttori, inoltre, potranno accedere a forme agevolate di credito all'impresa e beneficiare di servizi di consulenza specialistica per l'accesso agli aiuti nazionali e comunitari previsti per il settore agricolo. Specifici percorsi formativi saranno inoltre realizzati per l'innovazione della filiera del pomodoro nella direzione della sostenibilità ambientale (riduzione consumo energetico, di acqua, etc.).

La Brexit non preoccupa Princes
"Con questo contratto di filiera, puntiamo a relazioni commerciali durature tra l'agroalimentare pugliese e il mercato inglese", spiega a FreshPlaza Laviola prevedendo, in caso di "no deal", cioè un mancato accordo tra Ue e Regno Unito, difficoltà nella logistica, "soprattutto nella fase iniziale".

Per questo l'azienda, leader nel food & beverage di oltremanica, ha approntato un aumento dello stock di prodotti per fare fronte all'eventuale stallo. "Qualsiasi siano le scelte di Londra, ci auguriamo che non vengano inficiati i rapporti commerciali: i consumatori britannici si aspettano da noi garanzie, che il pomodoro sia davvero made in Italy e sia raccolto e trasformato rispettando la dignità dei lavoratori".

I numeri di Princes e del pomodoro da industria italiano
Con 4,65 milioni di tonnellate, l'Italia è prima (49%) in Ue nella produzione di pomodoro da industria, e seconda al mondo (14%) per un fatturato di 3,15 mld di euro e un export del 60%, anche se la produzione del 2018 è risultata in calo dell'11,5% rispetto al 2017, così come il consumo interno (-7,2% pelati, -4,6% polpe, - 2,1% passate, stabili i pomodorini).

Il Paese è anche leader nella produzione di derivati di pomodoro finiti, nell'innovazione di prodotto e di processo, nella fabbricazione di macchinari per la trasformazione. Proviene dalla Puglia il 30% della produzione nazionale, il 60% dell'intero centrosud.

Nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d'Europa - viene lavorato unicamente pomodoro di origine pugliese, fornito esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni "GlobalGAP. GRASP" o "SA8000". Vengono impiegati ben 500 addetti che diventano 1600 al culmine della campagna del pomodoro. Lo stabilimento ha una capacità produttiva di oltre 300mila tonnellate di prodotto fresco su 30 linee di produzione, 4 per le lattine e altrettante per confezione ed etichettaggio.

Autore: C.A. per FreshPlaza


Data di pubblicazione:



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