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Il segreto per la patata del futuro arriva dalla preistoria

I ricercatori impegnati a creare la patata del futuro credono di avere sotto mano il segreto dei tuberi dimenticati dalla preistoria, ma lavorare con queste piante non è mai stato semplice. A differenza di molte specie comunemente coltivate, come il grano o il mais, le patate sono estremamente difficili da selezionare, ibridare e modificare. In poche parole, da decenni si coltivano le stesse varietà mentre il clima in diverse regioni del mondo diventa sempre più ostile. Per dare nuove speranze ai coltivatori del tutto il mondo il trucco potrebbe nascondersi nelle patate peruviane.

Cosa rende complicato lavorare con questa pianta più che con altre specie vegetali? La particolare complessità del suo codice genetico, conservato in quattro copie di ciascun cromosoma, aumenta esponenzialmente i test necessari perché si ottenga una varietà utile. In più i coltivatori piantano patate non partendo da un seme, ma da una porzione di patata con una gemma fertile.

Durante la rivoluzione verde la resa di questo tubero è aumentata grazie all'uso intensivo di fertilizzanti e fitofarmaci, ma non ha avuto la stessa crescita di alti specie come il grano o il mais: mentre queste guadagnavano tratti vantaggiosi come la maggiore concentrazioni di chicchi per spiga, la patata non riusciva a sviluppare tratti positivi sostanziali.

I primi segni di domesticazione di questa pianta risalgono alla preistoria, quasi 7.000 anni fa in America Latina, ma in Europa ha cominciato a prendere piede solo nel 1800. Dove si cominciò a coltivarla la patata ebbe un successo strepitoso: può produrre fino a quattro volte le calorie di un campo di grano usando la stessa superficie.

La patata per di più è ricca di vitamina C e si conserva per diversi mesi, altre due caratteristiche che la rendono un cibo perfetto per la popolazione più povera. Del resto c'è un motivo se, appena qualche anno fa, nel 2005, i paesi in via di sviluppo hanno ufficialmente superato i paesi sviluppati per quantità di patate coltivate.

Nonostante le patate coltivate siano sempre di più in tutto il mondo, sono decenni che non si vedono nuove varietà sul mercato. Il problema è che nel frattempo il clima sta cambiando: precipitazioni più irregolari e caldo più intenso rendendo più difficile la coltivazione, aumentando anche l'aggressività di alcuni microrganismi che trovano condizioni migliori per moltiplicarsi.

A questo punto è diventato fondamentale riuscire a trovare un modo più veloce ed efficiente per sviluppare la patata del futuro, e la risposta potrebbe essere nelle varietà più antiche. Secondo alcuni esperti saranno addirittura i tuberi selvatici, di cui oggi si contano oltre 100 specie, potrebbero avere un patrimonio genetico tutto da scoprire, con specifiche resistenze a certi patogeni e una maggiore flessibilità ai climi più rigidi, soprattutto quelli più caldi.

La ragione di questa resistenza è da ricercare in millenni di evoluzione: dall'epicentro della diffusione della patata selvatica nelle Ande fino agli estremi del Sud America e del Nord America, le specie selvatiche hanno avuto moltissimo tempo per adattarsi ai climi più diversi. Alcuni botanici esperti, come Gustavo Heiden, hanno seguito il percorso evolutivo del tubero, scoprendo varietà con tratti prima impensabili, tra cui resistenze a specifici microrganismi malsani e temperature elevate.

L'idea per sviluppare la patata del futuro in maniera efficiente è sfruttare alcuni strumenti messi a disposizione dalla genetica: anziché evitare di sviluppare nuove varietà perché troppo complicato, gli scienziati vogliono usare specifici "marker genetici" per valutare i tratti legati ai nuovi ibridi. Questa operazione non richiede i lunghi tempi di sviluppo normalmente legati alla crescita della pianta e non richiede alcuna modificazione genetica vera e propria.

Il risultato potrebbero essere patate in grado di resistere molto meglio a climi estremi e organismi patogeni, senza fare altro che accoppiare varietà diverse di patate. Nulla a che vedere insomma con i classici OGM, ma un sistema che unisce la riscoperta di antiche varietà di tuberi con una tecnologia in grado di facilitare la loro "contaminazione" reciproca.

Fonte: inNaturale


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