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Coltivare canapa per migliorare il reddito aziendale

La canapa è una pianta versatile, molto più di quello che si possa pensare. Può essere impiegata nell'uso alimentare e nella bioedilizia, passando per l'uso medico e la cosmesi. Molteplici, dunque, gli argomenti su cui si sono sviluppati i lavori di un convegno, tenutosi nei giorni scorsi a Ragusa, in Sicilia.

Tra i tanti relatori c'erano Paolo Guarnaccia, docente di Agraria presso l'Università di Catania, Francesco Celestre, presidente dell'Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Ragusa, Giuseppe Sammartino, produttore e trasformatore di canapa, Giovanni Gioia, responsabile di Confagricoltura e Giuliana Martines, responsabile commerciale di Canapa Farming.

I numerosi  interventi si sono sviluppati attorno al tema "Opportunità economiche per le aziende agricole" costituite dalla coltivazione della canapa. Tra le tante sfaccettature cui si presta l'argomento, è emerso come questa coltivazione sia sempre più vista come una possibilità per la diversificazione colturale, volta a migliorare il reddito in agricoltura. Nella sola provincia di Ragusa, le aziende agricole già impegnate con questa coltivazione sarebbero una sessantina.

Il tavolo dei relatori, da sx.: Sergio Firrincieli, Marialucia Lorefice, Francesco Celestre, Corrado Presti, Giuseppe Brancatelli, Paolo Guarnaccia, Giuliana Martines, Giuseppe Sammartino.

Significativa la testimonianza dell'agronomo Giuseppe Sammartino, amministratore della Crisafulli Soc Coop Agricola, che dal 2016 coltiva canapa per uso alimentare.

"Al momento - ha detto - la vendita del seme è l'unica resa economica ottenibile da un campo destinato alla produzione alimentare del prodotto grezzo. Dal punto di vista economico, a fronte di una spesa di circa 600 euro ad ettaro, otteniamo un ricavo lordo che può variare da 750 € a 1500 €, ipotizzando una resa minima di 300 kg e una massima di 600 kg di semi certificati in biologico, e considerando che il prezzo del seme è di circa 2,50 euro al kg".

Un vantaggio è costituito dal fatto che per questa cultura è possibile percepire i contributi Agea  

Interessante inoltre l'excursus del presidente degli agronomi di Ragusa, Celestre, il quale ha parlato del tramonto della coltivazione della Canapa, avvenuto negli anni 50 e 60 a causa della nascita delle fibre sintetiche e, successivamente, per l'uso illegale che si faceva dei fiori (per la trasformazione in sostanza stupefacente).

"La rinascita della coltivazione e la riscoperta delle sue qualità industriali, curative e nutraceutiche - ha spiegato Celestre - è avvenuta negli ultimi 10 anni, con la produzione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio pisicotropo (THC sostanza stupefacente cannabinoide). Una Legge più permissiva (la n.242 del 02/12/2016) ha riaperto la possibilità di coltivare cannabis con contenuto di THC massimo dello 0,2%, pur restando proibito l’utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopi alimentari".

"La rinascita della coltivazione della canapa sta aprendo nuove opportunità di lavoro per tutta la filiera e contribuirà alla crescita sostenibile e alla ripresa economica e occupazionale del territorio siciliano - ha proseguito il presidente - Anche gli agronomi, parte integrante della filiera, sia nella fase produttiva che di trasformazione, potranno beneficiare di tale tendenza".

La filiera della canapa potrà utilizzare, per la sua crescita, i fondi Europei 2014/2020 per dei progetti tipo i PIF (progetti integrati di filiera), la misura 16.2 del PSR 2014/2020 per progetti di ricerca, oltre ad altre misure i cui bandi saranno pubblicati nei prossimi mesi.

Di aspetti normativi ha invece parlato Giovanni Gioia che, da produttore di canapa, non ha lesinato consigli ai tanti presenti in sala, accorsi anche per valutare questa coltivazione.

Altrettanto importante l'intervento del docente universitario Guarnaccia, il quale ha parlato dei risvolti socioeconomici di questa coltivazione.

"La canapa, a secondo degli usi per cui si è autorizzati a coltivarla - ha detto il docente - può dare redditi molto diversi tra di loro. La coltivazione a uso terapeutico, che sarebbe la più remunerativa, è al momento estremamente ristretta".


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