Le conseguenze per il settore agroalimentare

Dopo la bocciatura dell'accordo con la UE, i prossimi giorni saranno i piu' importanti per la questione della Brexit

Alla fine, il risultato del voto del parlamento inglese sulla Brexit (l'uscita del Regno Unito dall'UE) è stato storico, ma non nel modo in cui il primo ministro britannico Theresa May avrebbe auspicato. Con 432 voti contrari contro 202 favorevoli, i deputati hanno respinto l'accordo che May aveva negoziato con Bruxelles negli ultimi 18 mesi. Si è trattato della più sonora sconfitta di un governo britannico dagli anni venti del Novecento.

Pur se il governo presieduto da Theresa May potrebbe non essere sfiduciato, esso non ha la maggioranza dei voti per proseguire sulla via dell'accordo, nei termini negoziati con la UE. Il dibattito si riapre, ma il tempo non è a favore di nessuno: a meno di una proroga, la data fissata per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea rimane per il momento il 29 marzo 2019.

Ove la Brexit si verificasse in assenza di qualunque accordo, ciò potrebbe avere conseguenze devastanti per entrambi gli ex partner. 

Il fatto è che la Gran Bretagna ha avviato il dibattito sulla Brexit senza senza tener conto non solo delle effettive conseguenze commerciali, economiche e sociali, ma anche senza un'analisi sui cambiamenti costituzionali interni che questo passo avrebbe comportato.

La prossima settimana potrebbe dunque rappresentare quella più importante in tutta la storia della Brexit: sebbene infatti la maggioranza del parlamento britannico sia ancora favorevole all'uscita dall'UE, non si è trovato un consenso sulle modalità con le quali tale uscita dovrà aver luogo. L'orologio sta ticchettando... speriamo che il suo suono non assomigli troppo a quello di una bomba a orologeria.

Quali ripercussioni per il settore agroalimentare?

Qualche giorno fa anche Confagricoltura, per voce del suo presidente Massimiliano Giansanti era intervenuta sulla questione, rilevando come: "Il recesso senza regole del Regno Unito dall'UE potrebbe avere conseguenze pesanti per il settore agroalimentare. Rischiamo un forte rallentamento delle vendite del made in Italy sul mercato britannico". 

Nelle scorse settimane, ha ricordato Confagricoltura, la Commissione europea ha varato un piano di emergenza per far fronte all'eventualità di una "hard Brexit" (cioè di un'uscita del Regno Unito senza un accordo preliminare con l'UE), con una serie di misure che riguardano, tra l'altro, le dogane e i controlli fitosanitari.

"La Commissione ha invitato gli Stati membri a prepararsi a gestire una situazione di 'grande sconvolgimento', secondo la definizione utilizzata dall'Esecutivo di Bruxelles. Occorre prevedere la mobilitazione di sostegni straordinari al settore agricolo, cosi come disposto in occasione del blocco delle esportazioni verso la Federazione Russa".

Confagricoltura evidenzia che il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per l'agroalimentare italiano. Sono in gioco interessi di assoluto rilievo in termini di fatturato e posti di lavoro. In caso di "hard Brexit, dal 30 marzo prossimo, il Regno Unito sarebbe sotto il profilo legale un Paese terzo e sugli scambi commerciali si applicherebbe il codice doganale dell'UE. In via di principio, le nostre esportazioni di prodotti agroalimentari sarebbero sottoposte alle tariffe doganali stabilite dall'Organizzazione mondiale del commercio. "Inoltre - ha sottolineato il presidente Giansanti - non sarebbero più riconosciute e tutelate le indicazioni geografiche e di qualità dell'UE".

Le vendite del made in Italy agroalimentare sul mercato del Regno Unito sfiorano i 3,5 miliardi di euro l'anno. E i prodotti a denominazione d'origine e di qualità incidono per il 30 per cento sul valore totale. 

Oltre agli aspetti commerciali, segnala Confagricoltura, il Regno Unito sospenderebbe il proprio contributo finanziario al bilancio dell'Unione. Al netto della contestuale interruzione delle erogazioni europee al Regno Unito, si potrebbe determinare già quest'anno e nel 2020 una situazione finanziaria difficile, che potrebbe richiedere decisioni straordinarie da parte del Consiglio dell'Unione. "Diciamo fin d'ora che vanno assolutamente garantite le risorse finanziarie per la PAC", ha rimarcato Giansanti.

Secondo le cifre fornite dalla Commissione europea, il recesso britannico determinerà un "buco" nel bilancio dell'Unione di circa 12 miliardi di euro l'anno. "Va fatto fino all'ultimo ogni sforzo per evitare l'uscita senza regole del Regno Unito. Dobbiamo, però, prepararci a tutti gli esiti possibili".

Per questo Confagricoltura ha già avviato una serie di contatti con i ministeri più direttamente interessati. Ed ha proposto ai ministri degli Affari Esteri e delle Politiche Agricole l'istituzione di una "task force" per supportare le imprese in una fase di adattamento che potrebbe risultare particolarmente difficile.


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