Intervista al consulente Matteo Selleri

In Italia la burocrazia genera problemi per dare incertezze

A fine 2018 il consulente Matteo Selleri ha lasciato Frutta & Company e il lavoro. Dopo 40 anni di full immersion nel settore ortofrutticolo, ora può godersi il meritato riposo. In passato FreshPlaza lo ha interpellato per chiarimenti su temi delicati (cfr. FreshPlaza del 10/07/2018). Ora lo abbiamo intervistato per stilare un suo personale bilancio.

FreshPlaza (FP): Selleri, come è cambiato il settore in questi 40 anni?
Matteo Selleri (MS): E' cambiato parecchio e dico sempre che l'imprenditore agricolo oggi deve essere esperto di più materie. Non basta solo più coltivare, ma occorre districarsi nel commercio, nel bilancio, nella burocrazia.

FP: La burocrazia è vista come uno dei fardelli delle imprese...
MS: Secondo me, la burocrazia italiana genera problemi per dare incertezze. Rappresenta un costo ormai insopportabile. La pubblica amministrazione è diventata, purtroppo, talvolta un nemico dell'impresa. Ci sono burocrati in totale buonafede ma che ormai hanno un modo di ragionare avulso dal mondo delle imprese. E questo è il gap che paga tutto il sistema italiano. L'agricoltore o l'imprenditore commerciale ha sempre torto, fino a prova contraria. E questo non è corretto.

FP: Come è cambiato il settore dal 1978 a oggi?
MS: E' peggiorato, in generale, il mondo del lavoro. E credo che certe personalità o non ci sono più, o fanno fatica ad emergere. Ci sono stati imprenditori o ricercatori che hanno introdotto il kiwi, le nettarine, hanno fondato fabbriche di surgelati per trasformare la frutta e la verdura. Oggi questo fermento non lo vedo più, oggi le energie vengono spese per una lotta quotidiana di sopravvivenza.

FP: Lei è un grande esperto di Organizzazioni di produttori, le Op. Che ne pensa al riguardo?
MS: Penso che ci sia qualcosa che non va. C'è ancora la mentalità di organizzarsi per avere i contributi e, senza di essi, alcune Op non potrebbero sopravvivere. Invece devono essere un di più, non la base per far quadrare i bilanci. L'Op dovrebbe essere orientata al mercato.

Foto d'archivio

FP: E il rapporto con la Gdo?
MS: E' sempre a sfavore. Se abbiamo 10mila Op, l'equilibrio si ha solo se queste 10mila realtà delegano 50 commerciali a discutere con 50 buyer della Gdo. Altrimenti sarà sempre una battaglia persa.

FP: Come giudica l'Unione europea in campo ortofrutticolo?
MS: Penso che certi regolamenti dovrebbero essere tarati in base agli Stati. Un'impresa italiana, rispetto a una polacca o estone o slovena, ha esigenze non paragonabili. Si pensi solo al fronte dei costi: in questo, l'Italia di certo è penalizzata. Sono sicuro che l'Unione europea sia mossa dalle migliori intenzioni, però sul fronte ortofrutta si può fare meglio.

FP: Dopo 40 anni di lavoro, si sente di ringraziare qualcuno?
MS: Le persone da ringraziare sarebbero tante. In particolare, un pensiero va in memoria del prof. Giuseppe Calderoni di Bagnacavallo e per il dr. Lanfranco Gualtieri di Ravenna, rispettivamente presidente e direttore dell'allora Conecor di Bologna che, nel 1978, per primi ebbero fiducia in me, quando ero ancora uno studente, e mi chiesero di diventare uno studente - lavoratore: volendomi nella loro Azienda, mi insegnarono le basi del corretto modo di lavorare. E poi vorrei ricordare Romeo Lombardi, grande innovatore che aveva a cuore tutto il comparto ortofrutticolo.


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