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Kiwi verde: le preoccupazioni di Maurizio Filippi di Fruitimprese

Italia schiacciata fra Nuova Zelanda e Grecia

Il kiwi verde italiano rischia di rimanere schiacciato fra il prodotto di due nazioni, la Nuova Zelanda, che con una politica commerciale aggressiva e in regime di monopolio punta al top di gamma e la Grecia, che invece attua una politica di prezzi bassi. La preoccupazione è espressa da Maurizio Filippi, coordinatore del prodotto kiwi per Fruitimprese al Tavolo interprofessionale Ortofrutta Italia.

"Ho la netta impressione - spiega Filippi - che noi italiani stiamo rafforzando sempre di più la concorrenza. La mia domanda è: quale strategia nazionale abbiamo sul kiwi verde? Se analizziamo i dati finora in nostro possesso per l'annata 2018/19, ci accorgiamo che le quantità sono simili a quelle dell'anno precedente, ma i prezzi sono nettamente inferiori. Nel 2017 avevamo raccolto 331mila tonnellate, nel 2018 333mila, secondo i dati del Cso. Eppure le quotazioni sono più basse".

A fine dicembre 2018, il kiwi verde italiano, di buona qualità, è uscito dagli stabilimenti di confezionamento a 1,14 euro/kg di media per il calibro 30, contro € 1,50 del dicembre 2017. Filippi è molto preoccupato del fatto che l'Italia non abbia una sua strategia e così stia lavorando per gli altri.

Foto d'archivio FreshPlaza

"Zespri acquista le nostre migliori produzioni del verde da società abitualmente loro fornitrici e pone paletti sempre più restrittivi ai produttori; dal suo punto di vista fa bene così, in quanto rafforza ogni giorno la propria posizione dominante. L'Italia è la maggior nazione produttrice al mondo, eppure le partite migliori le facciamo commercializzare ad altri".

Il referente teme che, nel giro di pochi anni, il kiwi verde made in Italy venga schiacciato da un lato dalla Nuova Zelanda, dall'altro dalla Grecia. "Il prodotto proveniente dalla penisola ellenica ha un prezzo nettamente inferiore al nostro, perché prodotto a costi minori". 

"Se, da un lato, la Nuova Zelanda fa mercato per 7 mesi l'anno con proprio prodotto e per 5 mesi ci fa concorrenza con un prodotto messo a sua disposizione da imprese italiane, la Grecia si sta rafforzando sempre di più con il suo kiwi a basso costo che, qualitativamente, sta migliorando sempre più. Noi italiani, con le quantità importanti che abbiamo, come possiamo imporci sul mercato se non abbiamo né la leva della qualità, né quella del prezzo?".

Tutto ciò comunque deriva da tanti errori del passato; quindi gli operatori italiani devono anche recitare il mea culpa, perché l'attuale situazione non è solo merito degli altri. Per molto tempo, nonostante regolamenti approvati dall'organizzazione nazionale OI, è stato raccolto e poi venduto kiwi verde davvero verde, cioè non maturo, disaffezionando il consumatore. La mancanza di omogeneità, la frammentazione dei marchi e delle forniture, costituiscono altri punti deboli del sistema Italia.

"La Nuova Zelanda ha approfittato di questa nostra debolezza imponendosi sui mercati per la bontà e l'uniformità del proprio prodotto che, va ricordato, per alcuni mesi l'anno è fornito loro dai produttori italiani stessi! Importanti strutture che, approvvigionando Zespri con il loro miglior kiwi, fanno in definitiva concorrenza a loro stessi e a tutto il prodotto italiano".

Maurizio Filippi, titolare della Commercio Frutta di Forlì e referente Fruitimprese per il kiwi

Precisa inoltre Filippi che "quando altre nazioni un giorno raggiungeranno un buon livello qualitativo, a costi inferiori, gli operatori neozelandesi si rivolgeranno a loro, aumentando ulteriormente la concorrenza al prodotto italiano. E' vero che loro assorbono basse percentuali del nostro raccolto annuale complessivo, ma si prendono sempre la parte migliore, elevando così la loro immagine a livello globale".

Esiste una soluzione? Filippi ci spera: "Dovremmo prendere coscienza della gravità della situazione e essere in grado di decidere, per il futuro, tutti assieme, con il desiderio di essere artefici del nostro destino. senza delegare ad altri la vendita a nome nostro".

Stabilire norme di qualità per il prodotto rigide e obbligatorie, farle rispettare tramite rigidi accordi dell'organizzazione interprofessionale Ortofrutta Italia sono altre strade da perseguire. "E' necessario trovare accordi nella commercializzazione, attuare raggruppamenti fra le imprese che finora sono state e sono concorrenti fra loro, ridurre il numero delle imprese italiane che hanno venduto il prodotto pensando soprattutto a farsi concorrenza fra loro e non a una qualificazione sul mercato".

Foto d'archivio FreshPlaza

Filippi conclude: "Ritengo che verranno organizzati, entro breve, incontri nell'ambito di Ortofrutta Italia al fine di deliberare ciò che è in suo potere per cercare di modificare per il futuro questo stato di cose".

Contatti:
Maurizio Filippi
Email: info@commerciofrutta.com


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