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Creare una filiera per la mandorla in Sicilia

La domanda mondiale di frutta secca è in continua crescita. In Sicilia serve una riorganizzazione del comparto della mandorla, per non perdere questo prezioso trend che significa economia ma anche riqualificazione ambientale e paesaggistica, specialmente nei territori della fascia sudorientale, che pagano la dismissione degli impianti serricoli. 

Un momento durante i lavori

Nei giorni scorsi, più concretamente, si è parlato di filiera della mandorla e della necessità di strutturarla. 

Creare una filiera che possa consentire agli agricoltori di ottenere maggiori vantaggi e abbattere i costi rispetto all'individualismo che pervade e non permette di crescere: con questo incipit si è svolto un  seminario sulla mandorlicoltura organizzato al Centro Kalat di Campobello di Licata dalla Cooperativa Astra di Agrigento insieme al Comune di Campobello di Licata.

Foto sopra: partecipato il convegno di Campobello di Licata (AG).

Presente una numerosa platea di stakeholders, tra cui agricoltori, produttori, ma anche pasticceri, amministratori, rappresentanti di enti e associazioni, tutti insieme nel dare il proprio contributo a una tematica importante e molto sentita, ovvero quella della valorizzazione delle eccellenze e delle materie prime locali e, allo stesso tempo, della creazione di sinergie nel settore agricolo per ciò che riguarda la produzione, la trasformazione e la commercializzazione delle mandorle.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco del Comune di Campobello di Licata, Giovanni Picone, i lavori sono entrati nel vivo con i tre i relatori che si sono susseguiti sul fronte della produzione: l'agronomo Calogero Insalaca ha delineato quelli che sono i vantaggi che si ricavano dalla produzione di mandorle, definendola "la coltivazione più sicura e redditizia sia in irriguo che in asciutto - per chi ha terreni non troppo argillosi - per tutte le aziende siciliane".

Filippo Marchese, che oltre a essere un perito agrario è un cultore della mandorla, ha presentato un excursus su quanto avvenuto in tema di produzione nel territorio di Campobello di Licata negli anni, portando anche una piccola parte della sua collezione personale delle diverse varietà e tipologie di mandorle.

Ignazio Vassallo, per anni dirigente della Soat di Campobello di Licata, e adesso anche referente Slow Food per la provincia di Agrigento, ha invece affrontato il tema dal punto di vista del biologico e su come oggi la produzione stia cambiando metodologia rispetto al passato.

Sopra, un'immagine di repertorio: mandorla della varietà Tuono. Autofertile. Fioritura tardiva, prima decade di marzo. Raccolta seconda decade di agosto. Frutto di ottima qualità. Buona capacità produttiva. Pianta vigorosa, portamento eretto, molto rustica. 

Della trasformazione hanno invece parlato Salvatore Parrinello, titolare di un'azienda agricola che si trova a Sommatino, e Vincenzo Carusotto, proprietario di una pasticceria a Canicattì: entrambi hanno espresso le difficoltà che si riscontrano a causa della concorrenza da parte di chi acquista materie prime non italiane a prezzi più bassi, ma nessuno dei due intende cedere sulla qualità e sulla provenienza della materia prima, con l'auspicio che l'impegno venga comunque ripagato, non solo dal consumatore.

Sulla commercializzazione della mandorla ha invece relazionato Diego Guadagnino, presidente della Cooperativa Astra di Agrigento e coordinatore in provincia di Confcooperative, il quale ha suggerito ai presenti di trovare la forma aggregativa migliore per creare una filiera sul territorio che sia a vantaggio di produttori e/o trasformatori della materia prima, e Cateno Ferreri, presidente di Apromas – Associazione di promozione della mandorla in Sicilia – il quale, sulla stessa lunghezza d'onda, ha proposto ai presenti di unire le forze per avere una forza maggiore e risultati migliori.


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