Dati di mercato presentati durante l'edizione di Witlof Biënnale 2018

In calo il consumo di indivia, tranne che in Italia

La 24esima edizione di Witlof Biënnale è cominciata con una pioggia di dati su produzione, vendita e consumo dell'indivia nei principali paesi produttori e consumatori. Sebbene in Belgio, Paesi Bassi e Francia l'indivia si piazzi tra le dieci verdure più acquistate, le analisi di GroentenFruit Huis mostrano un calo nel consumo dovuto all'invecchiamento della popolazione. Fatta eccezione per l'Italia, nel periodo tra il 2007 e il 2016 il consumo di indivia (radicchio compreso) è aumentato del 71%.

Si è partiti dai dati di mercato di Paesi Bassi, Germania, Belgio e Francia. La produzione di indivia è aumentata in tutti rispetto al 2014. Con una produzione di quasi 155mila tonnellate di indivia all'anno, coltivata su 7.350 ettari, la Francia è il maggiore produttore di indivia. Seguono i Paesi Bassi con quasi 52.000 ton, su una superficie coltivata di 1.630 ettari. Il Belgio produce circa 29.000 ton e la Germania 14.000 ton. Tra questi Paesi esistono diversi metodi di imballaggio. Germania e Francia imballano, rispettivamente, il 90% e l'85% dell'indivia in flow-pack, il resto viene venduto sfuso. Nei Paesi Bassi il rapporto è quasi lo stesso, mentre in Belgio la maggior parte viene venduta sfusa.

La minaccia più grande è rappresentata dal calo nei consumi. I francesi sono i consumatori di indivia più fedeli. A questa verdura, infatti, assegnano il terzo posto tra le dieci verdure preferite. In Belgio l'indivia è al quarto posto, nei Paesi Bassi all'ottavo e in Germania è addirittura al 30mo. Inoltre, ci sono grandi differenze nel modo in cui viene consumata l'indivia. In Germania si utilizza principalmente nelle insalate insieme a peperoni, cetrioli, mele e condimento. Nei Paesi Bassi si combina insieme a patate, prosciutto o petto di pollo.

La Witlofbiënnale 2018 ha visto l'affluenza di un gruppo internazionale di oltre 160 persone, che si è riunito al Turfschip di Etten-Leur. La biennale viene organizzata ogni due anni in uno dei principali Paesi produttori. Il tema è stato "Indivia nel 2030". I relatori hanno espresso preoccupazione sul calo del consumo, la successione aziendale e il reclutamento di personale sufficientemente formato. Ogni Paese produttore di indivia ha fornito una panoramica economica.

Paesi Bassi
Dirk Spruit, coltivatore e membro del consiglio di amministrazione di Witcop ha dimostrato che c'è un consolidamento in corso. Ogni anno un numero più piccolo di coltivatori (60) coltiva una maggiore quantità di indivia (stime 2018: 51.757 ton da coltivazione idroponica). Il numero di coltivatori biologici (7) è aumentato, come anche la produzione (circa 825 ton nel 2018). Witcop si aspetta un'ulteriore crescita per il segmento del biologico, tanto che nel 2030 il 25% della produzione di indivia sarà biologica.

Inoltre, Witcop prevede che il consolidamento e l'integrazione della catena continuino fino a quando nel 2030 l'indivia sarà scomparsa dal mercato libero. I margini sono sotto pressione, infatti il prezzo medio dell'indivia al coltivatore è di 0,72 euro dal 2016, decisamente più basso di quello presente in altri Paesi produttori di indivia. In quegli anni il prezzo di vendita al dettaglio è aumentato da 1,70 a 1,81 euro ed era anche più basso dei Paesi vicini. Dal 2016 le esportazioni di indivia ammontano al 32%. Il rapporto flowpack-cartone è di 45% contro 55%.

Germania
Secondo Fritz Boss, presidente dell'associazione di produttori di indivia tedesca, in Germania la vendita del prodotto avviene principalmente attraverso cinque grandi rivenditori discount. Il 90% del prodotto viene venduto in flowpack. I prezzi non sono male, secondo lui, con una resa media per coltivatore di 1,25 euro/kg, mentre i rivenditori ricevono in media 2,35 euro/kg. La produzione di indivia stimata per il 2018 ammonta a 14.000 ton da coltivazione idroponica, e 400 ton biologiche. L'80% delle vendite avviene attraverso al dettaglio.

Francia
La Francia è il maggiore produttore di indivia, con una produzione stimata di 154.350 ton per il 2018 (da coltivazione idroponica), a cui si aggiungono 1.200 ton di indivia biologica. La produzione di indivia biologica è in aumento (+200 ton rispetto al 2016), ma è più di quanto venga consumato.

Catherine Descourcelle, presidente di APEF, ha dichiarato: "E' ancora piuttosto difficile vendere il prodotto biologico". Inoltre, nelle nazioni limitrofe si coltiva ancora regolarmente indivia nei campi (2.600 ton). "Ci dobbiamo concentrare sul consumo di indivia - ha dichiarato - Il consumo è sotto pressione anche nei mesi con grande produzione, come gennaio, febbraio e marzo". Per stimolare il consumo la Francia ha investito qualche milione nella promozione dell'indivia. Inoltre, è preoccupante che il numero di coltivatori stia invecchiando e diminuendo (-65 rispetto al 2013).

Secondo Descourcelle l'immagine dell'indivia deve essere ringiovanita. La cosa positiva è che i margini migliorano. La vendita in flowpack riguarda l'85% del mercato. I coltivatori ricevono 1,18 euro/kg e il prezzo al dettaglio è in media di 2,17 euro. La quota delle esportazioni è bassa, ovvero l'8%. La vendita di indivia avviene principalmente attraverso la vendita al dettaglio (l'86%).

Belgio
Secondo Maarten de Moor, direttore di LAVA, rispetto ai Paesi Bassi in Belgio non si parla di integrazione della catena. Nel 2018 la produzione di indivia idroponica (stimata a 32.202 ton) dovrebbe essere più bassa dell'11% rispetto al 2016. La produzione di indivia in campo ammonta a 1.948 ton. Il biologico è chiaramente una tendenza e nel 2018 la produzione è stata del 17% più alta rispetto al 2016, con 258 ton.

Anche il radicchio (32 ton nel 2018) è in aumento, con un incremento del 26%. Il prezzo medio di vendita al dettaglio per il flowpack è di 2,32 euro in Belgio, di cui il coltivatore riceve in media 1,25 euro. Molto di più, quindi, rispetto al 2016, quando tale prezzo era di 0,93 euro. Il prezzo per il prodotto all'ingrosso è rimasto stabile (0,75 euro/kg). La distribuzione del mercato tra retail, intermediari ed export è di, rispettivamente, 58%, 11% e 31%.


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