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Albania, Montenegro, Islanda, Liechtenstein e Ucraina

La Russia estende l'embargo agroalimentare ad altri cinque Paesi

L'agenzia di stampa TASS ha riportato che, durante una riunione di gabinetto, il Primo Ministro russo Dmitry Medvedev ha firmato un decreto che estende la lista di Paesi interessati dalle sanzioni russe.

Il Primo Ministro ha dichiarato: "Ora, oltre a Paesi UE, Australia, Canada, Norvegia e Stati Uniti che già un anno fa si sono visti imporre un embargo per l'export di alcuni prodotti agricoli, ne abbiamo aggiunti altri alla lista. Si tratta di Albania, Montenegro, Islanda e Liechtenstein e, sotto condizioni speciali, l'Ucraina". Secondo il Primo Ministro, questi ultimi paesi hanno aderito alla precedente decisione occidentale di estendere le sanzioni contro la Russia.

Medvedev ha precisato che l'embargo alimentare interesserà l'Ucraina solo se firmerà la parte economica della sua associazione con l'UE.

Clicca sul tasto Play per un video relativo alla distruzione da parte delle autorità russe di alimenti importati illegalmente


La settimana scorsa la Russia ha cominciato la distruzione di massa delle importazioni alimentari illegali. L'autorità fitosanitaria russa "Rosselkhoznadzor" ha detto che il volume di frutta e verdura importate illegalmente attraverso il confine russo è diminuito nettamente da quando hanno avuto inizio le operazioni.

Benefici dall'embargo russo solo per la Bielorussia
Un anno fa i media russi avevano riportato che molti Paesi - come Brasile, Turchia, Cina e altri - avrebbero sostituito le importazioni dei prodotti provenienti dai Paesi soggetti a embargo. Il solo Paese che però sia riuscito a farlo realmente è la Bielorussia. I restanti non sono stati all'altezza delle aspettative.

Basandosi sulle ultime statistiche del Servizio Federale delle Dogane (fino alla fine di maggio 2015) le importazioni sostitutive dalla Bielorussia sono quelle che hanno visto la crescita maggiore: la quota della fornitura alimentare del Paese verso la Russia è infatti passata dal 13,5% al 21%.

La Turchia figura al secondo posto: sebbene il Paese avesse promesso di raddoppiare le sue esportazioni in Russia, l'ammontare dei flussi da gennaio a maggio di quest'anno è rimasto praticamente invariato rispetto all'anno scorso.

Anche l'Ecuador si era impegnato a incrementare l'export di frutta e verdura in Russia, ma in realtà ha ridotto significativamente i suoi volumi, passando da 577.000 ton a 523.200 ton. Pure il Brasile non è stato in grado di soddisfare le attese; definito l'anno scorso come il "principale beneficiario" delle sanzioni russe, il Paese ha promesso di incrementare l'export di diversi prodotti alimentari, ma in realtà le sue esportazioni sono diminuite nei primi cinque mesi dell'anno.

Nello stesso periodo, la Cina ha ridotto l'export, passando da 410.000 ton a 390.000 ton, nonostante si fosse affermato che le sue forniture ortofrutticole potessero sostituire le merci europee ormai assenti sul mercato russo.

La Nuova Zelanda ha ridotto le sue esportazioni agroalimentari in Russia del 69%. L'anno scorso le autorità russe hanno espresso il desiderio di incrementare l'import di formaggi dalla nuova Zelanda, ma i produttori neozelandesi hanno manifestato preoccupazioni alla prospettiva di rafforzare i legami con Mosca.

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