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L'imprenditore riminese illustra i piani di espansione dell'azienda di famiglia

Alessandro Annibali (New Factor) sfida le noci californiane e pensa alla Cina

Un'impresa locale (romagnola) che pensa e opera "global". New Factor, l'azienda di Rimini specializzata nella lavorazione e commercializzazione di snack naturali a base di frutta secca e disidratata, offre un'ampia gamma di prodotti pensati in modo globale. Come dimostrano i suoi marchi New Factor, Mister Nut Snack Time, Family Time, Wellness, tutti creati con il preciso obiettivo di proporli sui mercati internazionali.


Alessandro Annibali nel noceto dell'Azienda San Martino di Forlì. (Foto FreshPlaza).

"Per essere competitivi - spiega a FreshPlaza il presidente Alessandro Annibali (nella foto sopra) - oggi occorre saper operare sul mercato globale sia come importatori sia come esportatori. Prima di approcciare in modo vincente l'estero, però, bisogna avere ben chiari i nostri fattori critici, scegliere i mercati su cui investire con maggiori chance di successo e concentrarsi su uno o massimo due Paesi per volta. Su questi vanno poi acquisite le maggiori informazioni possibili, analizzandone la concorrenza, il sistema distributivo, eventuali barriere culturali e altro ancora. Ma sono anche necessarie le giuste risorse interne e funzioni aziendali, dato che esportare comporta problematiche aggiuntive sia in termini logistici che produttivi, non ultimo le barriere di una lingua e di un sistema legislativo differenti".

I fattori critici citati da Annibali sono, purtroppo per l'Italia, sempre gli stessi: la scarsa competitività del Sistema Paese, i costi legati all'export, le risorse umane adeguate, il rischio inerente e la capacità di fare marketing. La maggior parte delle aziende italiane, poi, è di dimensioni medio-piccole e difficilmente può essere competitiva nei confronti dei grandi player mondiali: meglio, quindi, lavorare su nicchie che possono apprezzare il Made in Italy.



"New Factor - continua Annibali - è abituata a ragionare globale. Prima dell'embargo russo il nostro export valeva la metà del nostro fatturato, ora è un 15-20%, assorbito prevalentemente da Svizzera, Austria, Germania, Francia, Paesi Baltici ed Est Europa (Slovenia, Croazia, Bosnia). Nei prossimi mesi importanti sviluppi riguarderanno anche la Cina".

Noce di Romagna, una priorità
La materia prima, invece - a parte il progetto Noce di Romagna - arriva da tutti i principali paesi produttori: Cile, Argentina, California, Vietnam, India, Australia, Cina. Ma proprio "Noce di Romagna" merita un approfondimento. Nato 17 anni fa, il progetto ha come capofila l'azienda agricola di famiglia San Martino di Forlì, integrata verticalmente con la business unit New Factor.

Nei terreni di proprietà della San Martino e nei terreni degli agricoltori emiliano-romagnoli che hanno sottoscritto un contratto di rete con New Factor sono stati già impiantati 150 ettari, suddivisi tra le varietà Lara, Howard e Chandler. Ma il progetto di filiera risulta prioritario nelle strategie di sviluppo dell'azienda che intende investirci ulteriormente.

"L'obiettivo - conferma Annibali - è raggiungere 300 ettari entro il 2018 e 500 ettari nel 2020, con una produzione di circa 2.500 tonnellate nei due mesi di raccolta delle tre varietà. Non solo, in ambito agricolo sono previsti investimenti per circa 10 milioni di euro mentre due milioni di euro serviranno per lo sviluppo di nuovi impianti di prima lavorazione, tra i quali - novità assoluta per l’Italia - la sgusciatura con macchinari di ultima generazione con selezione ottica elettronica".

Intanto, il marchio "Noci di Romagna" rappresenta già una piccola realtà sul mercato della Grande distribuzione organizzata nazionale. E, da qualche settimana, le confezioni da 500 grammi sono presenti anche sui punti cassa di Eataly.

Italia: Belpaese anche per la coltivazione di frutta secca
"La coltivazione del noce da frutto - osserva Annibali - offre grandi opportunità di sviluppo, soprattutto in un momento economico difficile come questo. Unione Europea e Italia sono importatrici nette di noci, che ricevono per il 60% dalla California. Il restante 40% proviene da paesi dell'Est Europa, ma è di qualità inferiore, e dall'emisfero sud, Cile, Australia e Argentina in primis. La produzione italiana copre solo il 3% del consumo europeo".



"Per fare noci - aggiunge il numero uno dell'azienda riminese - oggi servono innanzitutto terreni di buona qualità, ben drenanti, irrigui e pianeggianti. E naturalmente disponibilità economiche. Perché la messa a dimora di un ettaro di noceto con impianto irriguo costa almeno 60.000 euro di partenza. Poi è fondamentale sapere cosa chiede il mercato, ad esempio in termini di varietà, e offrirglielo".

"Ma lo spazio per una produzione italiana di alta qualità, che preceda quella californiana di circa 45 giorni, c'è e potrebbe essere riempito. Soprattutto da qualche imprenditore del nostro meridione. E questo vale non solo per le noci ma anche per le mandorle in Sicilia e in Puglia. Mentre il Metaponto è assai vocato per la produzione di pistacchi". Insomma, una conferma che i progetti (e i sogni) "global" del Made in Italy non hanno confini.

Contatti:
New Factor Spa
Via Ausa, 72
Cerasolo Ausa di Coriano (RN)
Tel.: (+39) 0541 759555
Fax: (+39) 0541 756363
Email: info@newfactor.it
Web: www.newfactor.it

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