Alla scoperta dei tortarelli verdi: erano noti gia' nel V secolo a.C.

Mele, capsule di papavero e tortarello verde in un'offerta votiva del V sec. a.C. Le mele le mangiamo quasi tutti i giorni, le capsule di papavero vengono utilizzate in pasticceria soprattutto nell'Italia meridionale, ma il tortarello verde?



L'immagine che riproduce "Fruttini votivi di terracotta" (vedi qui sopra) viene dal Museo Archeologico Nazionale di Taranto, e ci è stata segnalata da Francesca Casaluci, collaboratrice del Parco Otranto-Leuca, partner del progetto "Biodiversità delle specie orticole della Puglia" (BiodiverSO), ed è inserita nella descrizione della "Alimentazione nel Bruttium" all'interno del sito web del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/approfondimenti/articoli/bruttium.html).

La base dell'alimentazione nel Bruttium, l'antica regione dei Bruttii, che insieme con la Lucania formava la Regio III, una delle undici regioni in cui era divisa l'Italia augustea, e corrisponde grosso modo all'odierna Calabria, come nel resto della Magna Grecia, era costituita soprattutto dai vegetali: cereali, legumi e frutta. Si trattava perciò di un'alimentazione prevalentemente vegetariana, con uno scarso apporto calorico.

Per questa antica regione, come si può leggere nel suddetto sito web, "fonti antiche (Plinio) documentano la coltivazione e l'uso alimentare dei 'tortarelli' verdi: una varietà di melone diffuso in tutta la Magna Grecia (Policoro, Taranto), ma anche in altri siti del bacino del Mediterraneo (Olinto, Argo) il cui gusto ricorda quello del cetriolo".

In effetti, il tortarello (C. melo L. subsp. melo var. flexuosus L. Naudin) è una cucurbitacea diffusa su tutto il territorio pugliese, e non solo, i cui frutti sono consumati immaturi, crudi in insalata o per accompagnare primi piatti. Le popolazioni di tortarello sono ritenute estremamente interessanti, perché rappresenterebbero la traccia di antiche varietà di melone dell'epoca egizia di cui non sono disponibili esemplari nelle collezioni di germoplasma di Naudin, Pagalo e Grebenscikov (Hammer et al., 1986).

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L'assenza di barriere agli incroci intraspecifici è alla base della notevole variabilità di caratteri osservata nel germoplasma di queste popolazioni di melone, soprattutto per la morfologia dei frutti. Questi sono più o meno lunghi e tortuosi, bianchi o verde più o meno scuro e, in qualunque caso, privi del sapore amaro anche quando immaturi (Conversa et al., 2005).

La facilità di incrocio ha reso possibile un polimorfismo accentuato anche per la lunghezza degli steli. Infatti si riscontrano tipi con portamento più o meno compatto e con steli lunghi anche oltre tre metri (Bianco, 1990).

Il materiale di riproduzione è solitamente prodotto in azienda direttamente dall'agricoltore, per selezione, ma alcune ditte sementiere locali assicurano la distribuzione delle popolazioni più interessanti: "Cocomero tortarello verde", "Tortarello bianco barese", "Tortarello verde barese", "Tortarello pugliese", "Cetriolo tortarello barese chiaro", "Cetriolo tortarello barese scuro", con non poche sinonimie e confusioni...

Oltre a segnalare l'immagine dell'offerta votiva presente nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, che ci svela quanto sia antico il tortarello, Francesca Casaluci, in un contributo che ha pubblicato sul sito web del progetto BiodiverSO (biodiversitapuglia.it/il-tortarello-unofferta-votiva-del-v-sec-c/), ricorda che "nell'antichità la protezione dei campi, dei lavori agricoli e dei prodotti della terra era affidata a numerose entità tutelari, maggiori e minori, con competenze specifiche o più generiche. A queste venivano offerte primizie e, più in generale, cibo. L'atto di "dare" in dono alla divinità doveva determinare un "avere" nel momento del raccolto."

E ancora: "Talora riproduzioni in terracotta prendevano il posto di offerte deperibili. Questo ha reso possibile che alcune testimonianze di queste pratiche rituali giungessero fino ai giorni nostri. Frutta e verdura ricoprivano anche un importante ruolo simbolico: basti pensare alla melagrana, simbolo di regalità e di fecondità, attributo di molto dee telluriche. Lo stesso vale per il papavero, attributo di Cerere/Demetra, rappresentato anche in alcune statuette minoiche sul capo di una dea con le braccia levate verso il cielo." E il tortarello? Francesca non si ritrae: "Il tortarello potrebbe essere invece legato alla fecondità maschile, come molti vegetali lungiformi."

Ancora un rilevante risultato del progetto BiodiverSO, un'importantissima testimonianza dell'utilizzo del tortarello in una vasta area del sud Italia già nel V sec. a.C. E se c'è storia…

Pietro Santamaria
Coordinatore del progetto BiodiverSO
Web: www.biodiversitapuglia.it
Facebook: www.facebook.com/BiodiverSO

Bibliografia:
Bianco V.V., 1990. "Carosello (Cucumis melo L.)". In Bianco e Pimpini, 517-521. Patron Editore, Bologna.

Conversa G., Gonnella M., Santamaria P., Bianco V.V., 2005. "Caratterizzazione e valorizzazione di due tipici ortaggi pugliesi: carosello e barattiere". Colture Protette, 34 (supplemento al n. 5), 4-13.

Hammer K., Hanelt P., Perrino P., 1986. "Carosello and the taxonomy of Cucumis melo L. especially of its vegetable race". Kulturpflanze, 34, 249-251.

Data di pubblicazione:



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