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"Ieri la prima sessione del convegno internazionale "La Mela nel Mondo"

Ecco il futuro della mela nel mondo (senza la Russia)

La nona edizione di Interpoma si è aperta ieri a Bolzano con il convegno internazionale 'La mela nel Mondo'. L'appuntamento, coordinato dall'esperto di frutticoltura Kurt Werth, è diventato un must per chiunque sia impegnato nel settore. Ieri, nella prima delle tre giornate nelle quali si articola il convegno, si è parlato di nuovi flussi di mercato e organizzazione dell'offerta nel commercio mondiale della mela, in Europa, negli Stati Uniti e nell'emisfero australe.

L'embargo russo
Quest'anno il tema è doppiamente importante e la ragione l'ha fatta capire ieri Dominik Wozniak, della cooperativa polacca Rajpol. "Un anno fa - ha spiegato - la situazione era ben diversa e nessuno si sarebbe mai immaginato cosa sarebbe successo quest'estate", leggasi embargo russo, che costringerà molti paesi esportatori ad allocare altrove le proprie produzioni. Da notare che prima dell'embargo la Russia importava il 70% delle mele da paesi oggi soggetti al blocco degli scambi.

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Dominik Wozniak, della cooperativa polacca Rajpol, durante il suo intervento ieri a Interpoma

"Parliamo molto di Russia. Sarà difficile vendere in Europa, ma le possibilità di compensazione ci sono, ad esempio verso il Nord Africa, gli Emirati, l'Arabia", ha spiegato Helwig Schwartau, responsabile dell'ufficio per l'ortofrutticoltura dell'AMI di Amburgo (Germania). Ciò in un contesto in cui, stando ai suoi dati, ogni anno i consumi di mele diminuiscono del 2%, mentre al contempo si produce di più. Insomma, ha spiegato, "dobbiamo importare di meno ed esportare altrove. La speranza è che quest'anno dall'emisfero Sud arrivino in Europa solo 250mila tonnellate di mele, facendo respirare il mercato europeo".


Le esportazioni di mele europee nella stagione 2013/14, confrontate con quelle della stagione precedente, i cui numeri sono riportati tra parentesi. (Presentazione di Helwig Schwartau, fonte: Eurostat)

"Questo - ha concluso Wozniak - è il momento di unire Est e Ovest dell'Europa per vendere insieme le nostre mele e insieme promuovere la nostra produzione frutticola in India, negli Emirati e, perché no, in Cina. In Europa è giunto il momento di parlare di una mela europea".

Insieme a Wozniak e a Schwartau sono saliti ieri sul palco anche Gottfried Tappeiner, professore dell'Università di Innsbruck (Austria), Steve Lutz, della Columbia Marketing International (Stati Uniti) e Peter Beaven, presidente della WAPA - World Apple and Pear Association (Nuova Zelanda).


Un momento del convegno, ieri a Interpoma.

Da una sintesi dei loro interventi è possibile scattare una fotografia attuale della melicoltura nel mondo, partendo dal paese che negli ultimi anni è diventato un gigante europeo in fatto di produzione di mele e che oggi, più di tanti altri, è messo in difficoltà dall'embargo russo.

Polonia
Dal 2010 ad oggi la produzione polacca di mele è sempre cresciuta e le previsioni sono che continuerà a farlo anche in futuro. La stima di 3,5 milioni di tonnellate prodotte in questa stagione verrà con tutta probabilità confermata e lievemente superata dai dati finali.


Le importazioni russe di mele dall'Europa a 28, divise per anno e per market share. Si noti come, per la Polonia, la Russia fosse un mercato di primissimo piano. (Presentazione di Helwig Schwartau, elaborazione AMI su dati GTA).

"Per 60 anni, per ragioni politiche, - ha detto Wozniak - la Russia è stato un nostro grande mercato di riferimento e anche dopo il crollo del muro è rimasto tutto così, con una crescita delle esportazioni verso il mercato russo; ma ora possiamo dimenticare le nostre grandi ambizioni di spedire verso la Russia un milione di tonnellate di mele. Lo scenario alternativo per la Polonia potrebbe essere quello di mercati come Nord America, Emirati, India. Anche l'UE è un buon mercato di destinazione. Magari le mele polacche non saranno il top in fatto di qualità, ma le spedizioni nel Regno Unito di Royal Gala sono in crescita, mentre mi preoccupa l'Eda Red, varietà coltivata pensando proprio all'export russo e che in patria non si vende".

Italia
L'export di mele made in Italy è in crescita. Sono calate le spedizioni verso il Sudest dell'Europa (-20%) perché lì la Polonia, negli ultimi anni, ha esportato di più. Sono diminuite pure le esportazioni verso la Russia, mentre sono cresciute quelle verso destinazioni extra-UE.


Le tendenze d'esportazione a medio termine dell'Italia. Dati 2013/14 confrontati con quelli 2009/10.(Presentazione di Helwig Schwartau, fonte: Eurostat).

Da notare il dato varietale: in Italia un albero piantato su 3 è di mele Gala, ma la quota di raccolto è ancora di appena il 15%, segno che si tratta per la maggior parte di nuovi impianti che devono ancora entrare in piena produzione.

Francia
Qui l'export è sceso dell'1,8%. Sia i consumi che la produzione sono diminuiti del 15%. Segno questo, secondo Schwartau, che il paese si sta ripiegando su se stesso, diventando quasi autosufficiente.


Helwig Schwartau, responsabile dell'ufficio per l'ortofrutticoltura dell'AMI di Amburgo (Germania), ieri a Interpoma.

Germania
Situazione analoga alla Francia: scendono i consumi e il paese sta diventando un'enclave che produce e consuma da sé. Il tasso di auto-approvigionamento è al 60%, ma, ritiene Schwartau, avrà sempre bisogno di importare determinate varietà, come la Pink Lady. Qui c'è spazio per le varietà di mele club.

Paesi Bassi
Da segnalare un calo vertiginoso delle produzioni di mele in favore di altre, come ad esempio i piccoli frutti. Pure da segnalare come, nonostante la produzione diminuisca, cresca invece quella delle varietà di mele club (+16%).

Non solo nei Paesi Bassi, ma in tutta Europa 'vincono' le varietà club. Nel vecchio continente, ha ripreso Schwartau, "Hanno un potenziale produttivo di 8.500 ettari per una produzione di 400mila tonnellate. E' un mercato ancora molto dinamico. La Cripps ha superato le 200mila tonnellate".


Il pubblico ieri al convegno "La Mela nel Mondo".

Regno Unito
Cresce la produzione nazionale ma si è ancora lontani dall'autosufficienza; chi pensa però a questo come ad un possibile mercato di compensazione per le mancate esportazioni in Russia, forse dovrà ricredersi. Qui infatti la Polonia è sempre più presente, anche con la varietà Gala, sicché il mercato è praticamente saturo.


Steve Lutz, CMI (Stati Uniti), interviene a Interpoma, nella prima sessione del convegno 'La Mela nel Mondo'.

Stati Uniti
Negli Usa la superficie è diminuita e il consumo è in calo. Dal 1997 al 2007 i produttori di mele sono calati del 26% e, nello stesso lasso di tempo, gli ettari a meleto sono scesi del 25%. Eppure la produzione cresce dal 2002. Import stabile dal 2007. Dal 2007 le mele sono diventate molto redditizie, ma in 30 anni il loro consumo è diminuito del 20%.


Quant'è cresciuto nel 2014 il giro d'affari negli Stati Uniti per alcune varietà club rispetto all'anno precedente. Il dato sotto si riferisce alla crescita di investimenti nella pubblicità (Presentazione di Steve Lutz, fonte: Nielsen Perishables Group FreshFacts).

"La mela - ha spiegato Steve Lutz - è un prodotto difficile da gestire negli States, dove la superiorità genetica è considerata cruciale". A tal riguardo si pensi che varietà storiche come la Golden, la Granny, la McIntosh sono in declino. Prolifera la Gala, ma la nuova 'regina' della melicoltura statunitense è la Honeycrisp. "I brand proprietari guidano gli investimenti - ha ripreso Lutz - e i consumatori stanno scoprendo nuove varietà. Ma la verità e che non stiamo spingendo a consumare più mele, ma le stiamo vendendo a un valore maggiore. L'anno scorso la Honeycrisp si vendeva a un prezzo del 50% superiore alla media di settore. La sfida del mercato statunitense è la sua complessità. Dati della GDO: tra ottobre e dicembre sugli scaffali si vendevano 25 varietà diverse, ma se consideriamo i vari formati di confezionamento allora sugli scaffali trovavamo più di 200 prodotti!".


Il presidente del World Aplle and Pear Association (WAPA), Peter Beaven, durante il suo intervento, ieri.

Nuova Zelanda
Negli ultimi 20 anni la produzione è cresciuta senza che aumentassero gli ettari coltivati: si sono consolidate le aziende agricole e la produzione è diventata più efficiente. Due dati: dal 2001 al 2014 i produttori sono passati da 1560 a 320, mentre la resa per ettaro è salita da 40 a 60 tonnellate. Ma quello che salta più all'occhio (ed è un dato che vale anche per gli altri due grandi produttori di mele dell'emisfero Sud: Cile e Sud Africa) è il variety mix, ossia il peso delle varie cultivar di mele, cambiato nel corso degli anni. E' scesa la produzione di Braeburn, mentre sono cresciute Jazz e Pink Lady, due varietà club.


Come sono cambiati i rapporti tra le diverse varietà di mele in Nuova Zelanda. (Presentazione Peter Beaven).

In tema di novità neozelandesi è poi da segnalare l'avvio della commercializzazione della Piqua, un incrocio tra una mela e una pera (clicca qui per maggiori informazioni).

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