L'analisi produttiva ed economica del Cso presentata da Elisa Macchi a Ferrara

L'export italiano di pere cresce ma puo' fare di piu'

Durante il convegno conclusivo del progetto AGER Innovapero, svoltosi il 18 ottobre 2013 a Ferrara (vedi articolo correlato), il direttore del CSO Elisa Macchi (qui accanto, nella foto di Alessandro Grandini) ha presentato un'analisi della situazione produttiva ed economica della pericoltura.

In base alla media 2008-2011, la produzione mondiale di pere si attesta sui 22,5 milioni di tonnellate, di cui 21 milioni di ton ottenute nell'emisfero nord.

Emisfero sud
La quota rimanente è ottenuta nell'emisfero sud, dove le produzioni sono andate crescendo fino al 2005/06, per poi diminuire progressivamente. Oggi l'offerta è stabilmente sotto 1,5 milioni di tonnellate. Sul piano varietale, l'offerta è dominata dalla cultivar William B.C. (37%), seguita da Packam's (32%) e, a forte distanza, da Forelle (6%).

L'Argentina ha incrementato l'offerta salendo dalle 500.000 tonnellate del 2000 alle 750.000 nel 2005/06. Attualmente è stabile su 700.000 tonnellate. Il Sudafrica vede invece crescere l'offerta da circa 300.000 tonnellate a 350-360.000.

Emisfero nord
La Cina rappresenta circa il 70% del totale dell'emisfero nord, con un'offerta che - dal 2000 al 2011 - sale da 8,5 milioni di tonnellate a 16 milioni di tonnellate. Escludendo questo paese, la produzione dell'emisfero nord è stabile su circa 6 milioni di tonnellate.

Le principali aree produttive sono rappresentate da Nord America con 835.000 ton (pari al 13% del totale), Stati Uniti con 830.000 ton, Nord Africa con 360.000 ton (3%) e Algeria (210.000 ton). L'Europa (UE+extra UE) raggiunge i 3,2 milioni di tonnellate, pari a circa il 50% del totale.

L'Asia, infine, produce 17,2 milioni di ton di pere; escludendo la Cina, si parla di 1.970.000 ton, il 30% del totale, suddiviso tra Turchia (385.000 ton), Corea Sud (340.000), India (290.000) e Giappone (200.000).

L'offerta statunitense appare in lieve calo, con una distribuzione delle cultivar diversa da quella europea: Anjou 47%, William BC 29%, Bosc 15%, ecc.

Nell'Unione europea, la produzione di pere appare stabile sui 2,5 milioni di tonnellate. Per questo 2013 si stimano 2.236.000 ton, in crescita del 18% sul 2012, ma in flessione dell’8% sulla media 2008-2011.

Facendo un raffronto tra la media 2000-2002 e 2009-2011, incrementano Olanda (dal 6 al 13%), Belgio (dal 5 al 12%) e Portogallo (dal 5 all'8%), mentre scendono Spagna (dal 23 al 19%) e Francia (dal 9 all'8%). L’Italia resta costante al 33-34%.

Per quanto riguarda l'evoluzione del riparto varietale a livello comunitario, solamente tre varietà incrementano la propria rappresentatività tra il 2000 e il 2012: in forte ascesa Conference, mentre salgono in maniera meno accentuata Abate e Rocha.

Italia
Pur con alcune oscillazioni, e i cali produttivi degli ultimi due anni, la produzione italiana appare sostanzialmente costante attorno alle 830.000 ton. Le previsioni 2013 stimano volumi pari a 741.000 ton, un aumento del 14% sul 2011 e un calo dell'8% sul media 2008-2011

Sul piano varietale il confronto delle medie 2000-2002 con quelle 2010-12 vedono rafforzarsi sensibilmente Abate (dal 29 al 38%) e mantenersi costanti William (21-22%) e Kaiser (6%); In flessione le altre cultivar.

Per quanto attiene l'andamento commerciale, Elisa Macchi ha segnalato una progressiva diminuzione del consumo nazionale (vedi grafico sottostante) da 460.000 ton a circa 350.000 (-23%).


Acquisti al dettaglio delle famiglie italiane. (Fonte: elaborazioni CSO su dati GFK Italia)

Export

I quantitativi nazionali destinati al mercato estero appaiono in aumento (al di là delle oscillazioni dovute alla disponibilità annuale). Se nei primi anni 2000 si rimaneva sotto le 140.000 ton, recentemente si è arrivati a sfiorare le 200.000 con un buon incremento anche del valore. Stabile appare l'import (100.000 ton).

Si rafforza, dunque, la quota di prodotto indirizzata all'estero. Nei primi anni 2000 l'export rappresentava circa il 15% della produzione, attualmente si è arrivati a quota 22%.


Le destinazioni dell'export italiano: in verde Unione europea, in rosso Europa extra Ue, in giallo Africa e in viola altre destinazioni. (Fonte: elaborazioni CSO su dati Istat)

Diminuiscono i quantitativi indirizzati all'interno dell'Unione europea (dal 95% all'88%) mentre i paesi africani passano da volumi irrisori al 5% delle ultime due campagne commerciali. Il mercato dei paesi europei extra-Ue rappresenta circa il 6%.

Per quanto riguarda le esportazioni nella UE, l'Italia spedisce in tutti i paesi comunitari, tra cui spiccano la Germania (mediamente poco oltre le 60.000 tonnellate) e la Francia, con circa 25-26.000 tonnellate. Aumentano le esportazioni verso paesi come Austria e i paesi dell'est Europa, soprattutto nelle annate di maggiore produzione. Scende invece la penetrazione nel Regno Unito.

Diverse le destinazioni al di fuori dell’Unione europea, ma i principali paesi raggiunti, in termini di volumi, sono la Libia e la Russia che hanno visto una buona progressione. Costante la Svizzera.

I principali concorrenti delle pere italiane
Tutti principali esportatori europei incrementano. Belgio e Olanda evidenziano una forte incidenza del prodotto riesportato nel loro prodotto commercializzato.


I principali concorrenti dell'export italiano (in blu): in giallo Olanda, in rosso Belgio, in verde Portogallo. (Fonte: elaborazioni CSO su dati Eurostat)

Per le pere olandesi la Germania rappresenta il primo mercato di destinazione: oggi vale 80.000 tonnellate medie, 25% del totale; seguono Regno Unito con 45.000 tonnellate (15%), Russia (20%) e Francia (9%). Incremento verso la Germania, Regno Unito e Francia. I quantitativi destinati al mercato russo, dopo una fase di forte espansione nei primi anni Duemila, appaiono ora molto altalenanti.

Destinazione principe per il Belgio è la Russia con 120.000 ton medie (44% del totale), seguita dalla Francia con 25.000 ton (10%), Regno Unito (10%) e Spagna con 20.000 ton (8%). Da segnalare l’importante incremento verso Russia e Regno Unito. In diminuzione la Germania e costante il mercato francese.

Nel 2011/12 il Portogallo ha esportato in Brasile 46.000 ton di pere, pari al 40% del totale , mentre nel Regno Unito, pur con oscillazioni, circa 20.000 tonnellate medie (21% ) e in Francia altre 17.000 ton (20%). In aumento tutte le principali destinazioni

Il direttore del Cso ha sottolineato come diminuisca il consumo nazionale di pere a fronte di una produzione italiana stabile. Nasce di conseguenza la necessità di esportare maggiormente. Paesi come il Belgio, l'Olanda e il Portogallo – che presentano una forte propensione all'export - hanno visto in questi anni aumentare la loro potenzialità produttiva e i mercati di destinazione sono sostanzialmente gli stessi. Risulta pertanto fondamentale penetrare nuovi mercati accessibili e aprire quelli attualmente non accessibili.

E' stato un successo l’apertura del mercato statunitense alle pere italiane: al momento sono stati spediti 10 container. Le prossime spedizioni potrebbero essere tra la seconda e la terza settimana di novembre, con quantitativi probabilmente simili, ma sarà importante lavorare anche su altri progetti: il dossier pere – non va dimenticato - è stato predisposto e inviato già nel 2007 in Giappone, Cina e Corea del sud.

Per tutte queste azioni è importante fare sinergia e lavorare insieme, un po’ come accaduto per il mercato USA che ha visto l’impegno sinergico di Ministero, Regione Emilia-Romagna, con il servizio Fitosanitario, i tecnici delle Organizzazioni di produttori, le Ambasciate e il Cso per il coordinamento tecnico.

Secondo Elisa Macchi, la nascita dell'OI Pera, che coinvolge Emilia-Romagna e Veneto, potrà essere uno strumento utilissimo per raggiungere anche questi nuovi obiettivi. Fra le tante attività che l'OI ha, infatti, in programma c'è anche quella di promuovere iniziative per favorire lo sbocco su nuovi mercati internazionali e soprattutto realizzare iniziative di valorizzazione e promozione delle pere, in particolare della varierà Abate, facendo leva sulla territorialità e le peculiarità che rendono unica questa produzione.

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