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Il bilancio di fine legislatura del Ministro Catania alla conferenza di fine anno di Italia Ortofrutta

Intervenuto in occasione del convegno dal titolo "La qualità come strumento di competitività dell'ortofrutta italiana", organizzato il 10 dicembre 2012 a Roma dall'Unione Nazionale Italia Ortofrutta (vedi articolo correlato), il Ministro delle Politiche agricole Mario Catania ha rivendicato i risultati ottenuti nell'anno del Governo Monti, la cui legislatura, come è noto, sta volgendo prematuramente al termine.


In foto, da sinistra a destra: Carmelo Vazzana (vice presidente Italia Ortofrutta), Ministro dell'agricoltura Mario Catania, Gianni Petrocchi, (consigliere delegato Italia Ortofrutta), Ibrahim Saadeh (presidente Italia Ortofrutta).

Per quanto riguarda il negoziato in atto relativo alla riforma della PAC-Politica agricola comunitaria, il Ministro ha illustrato ai presenti in che modo il quadro comunitario e quello specifico nazionale si intersechino nel merito; mentre infatti un gruppo di Stati membri preme per una ingente riduzione complessiva del bilancio di spesa della UE - con ricadute anche per il settore agricolo - l'Italia si trova nella condizione di contribuire ai fondi per la spesa europea in forma ben superiore a quel che riceve dalla stessa UE. La percentuale di contribuzione dell'Italia andrebbe dunque rivista e riequilibrata; una linea sulla quale il Governo Monti si stava muovendo con fermezza, ma che la durata residua dell'attuale legislatura rimette in discussione.

"Il prossimo appuntamento per il negoziato sul bilancio della UE - ha precisato il Ministro - è previsto a febbraio 2013 e noi non sappiamo in che condizioni ci andremo; certamente non in condizioni ottimali. Vorrei comunque sottolineare che, caso irrituale in queste circostanze, il Presidente del Consiglio Monti mi ha voluto con sé in sede di trattativa sul bilancio generale comunitario, a dimostrazione del peso che l'attuale Governo ha voluto attribuire al settore agricolo del nostro Paese".


Il Ministro Catania durante il suo intervento.

Parallelamente al negoziato sul bilancio, anche quello sulla PAC sta via via snodandosi, seppure molto lentamente, tanto che l'entrata in vigore del nuovo quadro normativo potrebbe addirittura slittare di un anno (al 2015 invece che al 2014). Il Ministro Catania, comunque, solleva le sue perplessità: "Complessivamente ritengo la PAC non all'altezza delle sfide del nostro tempo. Sembra scritta 5-6 anni fa, quando lo scenario globale era ben diverso. A mio avviso, le modalità di spesa dell'ingente ammontare degli aiuti diretti potrebbero essere migliorate".

"In quanto allo specifico dell'ortofrutta, comunque, il quadro rimane sereno, con una sostanziale conferma della bontà ed efficacia dell'OCM-Organizzazione comune di mercato; anche qui è possibile effettuare qualche miglioria, di cui parlerò personalmente con il commissario UE all'agricoltura Dacian Ciolos venerdì 14 dicembre 2012".


Mario Catania.

L'Italia, tuttavia, non può limitarsi a snodare la propria politica agricola soltanto nella capacità di interfacciarsi con Bruxelles e di negoziare a livello comunitario. Su questo punto, il Ministro Catania ha voluto rivendicare alla propria amministrazione la volontà di riaprire una vera politica agricola sul piano nazionale e ha illustrato il lavoro svolto fin qui in questa direzione, il cui completamento - data la prematura conclusione della legislatura - si auspica non sarà vanificato in futuro.

Tre - tra gli altri - i punti sui quali il Ministro si è soffermato in particolare: le misure di contrasto al consumo del suolo e alla cementificazione dei terreni agricoli, un tema finalmente rimesso sul tavolo politico dopo anni di discussioni a livello puramente accademico; il problema dell'uso dell'acqua e l'urgenza di misure di razionalizzazione del sistema di gestione idrica in Italia, senza le quali si prospetta, in specie per il settore agricolo, un'enorme crisi negli anni a venire; l'art. 62 sulle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, un tema di chiara importanza sul quale, come dichiarato da Catania: "Attendo di vedere nei prossimi mesi l'impatto. A tal proposito faccio appello alle organizzazioni e associazioni agricole a non lasciare da soli i produttori nell'applicazione pratica di questo nuovo strumento, aiutandoli anzi a sfruttarne appieno le potenzialità. Anche perché molta intermediazione cercherà in ogni modo di ostacolarlo, sminuirlo o scaricarne i costi sugli anelli più deboli della filiera".



Nello specifico della filiera ortofrutticola, il Ministro ha avvertito che essa è ancora lungi da una piena efficienza: "Esiste ancora troppa intermediazione - ha dichiarato - per contrastare la quale l'unica strada percorribile è un processo di aggregazione dell'offerta. E questa non la possiamo fare noi del Governo; non ci saranno mai leggi che possano favorirla o realizzarla. La spinta deve partire dal basso, dallo stesso mondo produttivo, che deve abbandonare sterili distinguo e guerriglie interne, eliminando tutto quello che sottrae valore alla filiera, per fare finalmente sistema. Senza dimenticare che la stella polare alla quale tutti gli attori del settore ortofrutticolo devono guardare è il consumatore finale, il quale si rapporta alla frutta e alla verdura anche e soprattutto in termini di qualità attesa e percepita; un elemento sul quale non tutti hanno sempre fatto il massimo possibile".

In conclusione del proprio intervento, il Ministro Catania ha formulato l'auspicio che in Italia possa prendere corpo una classe dirigente matura e lucida: "Perché abbiamo un enorme lavoro da fare nella direzione del risanamento e servono persone competenti e capaci per farlo. Penso solo alla riforma della Pubblica Amministrazione, oggi troppo autoreferenziale e non funzionale alle esigenze dei cittadini e delle imprese; penso al ruolo dell'istruzione, che andrebbe prepotentemente rimesso al centro della strategia politica di questo paese; penso a come spendiamo male nella Sanità, un settore vitale che va tolto dalle mani degli affaristi e dei conflitti d'interesse. All'Italia serve una classe dirigente all'altezza della situazione".

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