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Mediterraneo, crescono gli interscambi grazie a Cina e Suez

I paesi che si affacciano sul Mediterraneo, si sa, costituiscono un bacino economico molto ricco, con una popolazione e un prodotto interno lordo in espansione, pronto ad accogliere una rilevante quota di merci e affari provenienti dal nuovo Canale di Suez - più grande da un paio d'anni e a pieno regime da qualche mese – e dai paesi in cui la Cina sta investendo, quelli rientranti nella "Nuova Via della Seta".



La settima fotografia annuale delle "Relazioni economiche tra l'Italia e il Mediterraneo", realizzata da Srm-Banco di Napoli, mostra un'area geografica, estesa, molto ricca. È quella dei MENA, gli stati del Medio Oriente e del Nord Africa, che si affacciano su un mare dove passa un quinto del traffico marittimo mondiale, un quarto delle linee container e quasi un terzo del traffico petrolifero. Per l'Italia con i MENA l'import-export è salito a 70 miliardi quest'anno e salirà di altri 10 miliardi l'anno prossimo (dal 2001 è cresciuto del 54,8%).

L'Italia porta verso questi paesi un decimo delle esportazioni, per un valore pari a 41,4 miliardi, per rendere l'idea: più di quanto esporta negli Stati Uniti. Negli Emirati Arabi le imprese italiane investono attualmente 9 miliardi, 8 miliardi in Egitto. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, l'Italia esporta verso Medio Oriente e Nord Africa il 15 per cento degli interscambi. Stiamo parlando di territori in cui negli ultimi vent'anni la popolazione è cresciuta della metà e il Pil del 4 per cento.

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