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IX Simposio Internazionale del Kiwi: scienziati e imprenditori indicano la strada alla crescita sostenibile della produzione mondiale

La produzione e il consumo di kiwi è in aumento in tutto il mondo e presenta nuove sfide in tutta la catena di approvvigionamento, dalla genetica vegetale al marketing dei prodotti. Esperti del settore di livello internazionale hanno indicato nuovi modi e presentato tecnologie innovative per una crescita sostenibile della produzione di kiwi nel corso del IX Simposio Internazionale del Kiwi, tenutosi a Porto, dal 6 al 9 settembre.


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Questo è il più grande evento tecnico-scientifico del mondo sul kiwi: ha riunito 234 partecipanti provenienti da 23 paesi e ha ricevuto 157 comunicazioni. La nona edizione è stata organizzata congiuntamente dalla Associazione portoghese di Orticoltura, Università di Algarve e l'Università di Vigo, sotto gli auspici della International Society for Horticultural Science (ISHS).



Il Segretario di Stato per le Foreste e dello sviluppo rurale, Miguel Freitas, presente alla sessione di apertura, ha dichiarato: "Il Portogallo, nell'ospitare un evento internazionale di questa portata, dimostra la visione olistica che ha il suo territorio, perché nel contesto attuale è sempre più importante gestire al meglio il capitale naturale e cercare la forma più intelligente per gestire il capitale prodotto". Spiegando inoltre che "il governo ha tre priorità per l'intensificazione sostenibile dell'agricoltura portoghese: irrigazione, agricoltura di precisione e innovazione".



La penisola iberica è al sesto posto nella classifica dei più grandi produttori di kiwi del mondo. Nel corso degli ultimi due anni, il Portogallo ha aumentato l'area di coltivazione di 500 ettari: 300 ettari di varietà di kiwi a polpa gialla e 90 ettari di varietà A. arguta (baby kiwi) e la restante area di cultivar a polpa verde. La superficie totale è stimata in 2.800 ettari e la produzione è di oltre 28.000 tonnellate, di cui circa 15.000 tonnellate sono esportate verso la Spagna, il Brasile, il Marocco e il Regno Unito.

La Spagna, a sua volta, conta 1.384 ettari di frutteti e una produzione di 20.884 tonnellate, con la Galizia quale principale regione produttore di kiwi, seguita dai Paesi Baschi e Aragona.



Mercati emergenti
La Cina è il più grande produttore mondiale di kiwi (1,3 milioni di tonnellate), con oltre la metà del volume totale del mondo, ed è anche un importatore molto importante (le sue importazioni sono cresciute da 2.975 tonnellate nel 2003 a 90,178 tonnellate, nel 2015).

La presenza di 29 ricercatori cinesi nel simposio pone l'attenzione sull'interesse di questo Paese per la cultura del kiwi. Secondo l'analisi degli esperti, ciò che accade in Cina nei prossimi anni influenzerà il mercato globale. Se la Cina sceglie di iniziare a esportare il kiwi, i paesi esportatori dell'emisfero settentrionale saranno fortemente colpiti. D'altra parte, l'aumento delle importazioni cinesi sarà una leva per lo sviluppo dei paesi esportatori dell'emisfero meridionale (Nuova Zelanda e Cile). Da segnalare che il 15% di kiwi esportato dalla Nuova Zelanda (il paese è il terzo più grande produttore con 488mila tonnellate) è già destinato alla Cina e l'azienda neozelandese Zespri messo in moto un programma di esportazione di kiwi premium per la Cina che copre i 12 mesi dell'anno.

Iran e Turchia sono produttori emergenti di kiwi. L'Iran è già il quarto produttore (senza contare la Cina) e in 15 anni ha aumentato la superficie da 100 a 11.612 ettari, con una produzione stimata di 304mila tonnellate, di cui 45mila sono esportate. Le aree produttive di kiwi sono concentrate sulla costa iraniana del Mar Caspio.

La Turchia ha una produzione di 43.600 tonnellate e si sta impegnando molto nell'agricoltura di precisione per aumentare la produttività e la qualità del suo kiwi.

Nell'emisfero sud, il Cile è il secondo più grande attore del settore dopo la Nuova Zelanda e uno dei principali esportatori del mondo (154.902 tonnellate nel 2017). L'area dei frutteti ammonta a 9,506 ettari, con diverse aree produttive di kiwi da nord a sud del paese.

La qualità dal campo al piatto
Oggi il consumatore può scegliere tra un variegato assortimento di kiwi: verde, giallo, bicolore, baby-kiwi (A. arguta). Il lancio commerciale di nuove varietà sta procedendo a passo veloce e dominato da marchi a "club", cioè i brevetti per la vendita delle varietà sono di proprietà di aziende che controllano l'intera catena dai produttori al marketing alla commercializzazione del prodotto tramite operatori associati.

Il consumatore e le sue preferenze dovrebbero essere considerate per il successo commerciale di una varietà, ma è necessario attuare un sistema di qualità della frutta che conquisti e mantenga la fiducia delle grandi catene di supermercati, che in definitiva sono quelle che decidono cosa è venduto sui loro scaffali. In questo contesto, hanno avvertito gli scienziati, è necessario raccogliere il kiwi con un grado di maturazione ottimale per la data in cui sarà messo in vendita e garantire che la qualità del frutto (dolcezza, durezza, sostanza secca) venga mantenuta per tutto il periodo di frigoconservazione (che può durare anche diversi mesi) fino al consumatore.

I ricercatori dell'Università di Algarve stanno sviluppando una tecnologia non invasiva per monitorare la qualità dei kiwi dalla raccolta al punto di vendita, utilizzando dispositivi che operano con luce infrarosso-vicino (near infrared-NIR), che realizza una sorta di impronta digitale dell'interno di ogni frutto senza danneggiarlo. D'altra parte, saranno lanciati presto negli Stati Uniti e in Cina nuovi smartphone con sensori molecolari che permetteranno all'utente finale di confermare la maturazione della frutta attraverso un'applicazione, cosa che sta per essere sviluppata anche per il kiwi.


I riconoscimenti a Raffaele Testolin, Guglielmo Costa e Ross Ferguson (per la loro lunga e fruttuosa ricerca nell'actinidia); premiati anche Fernao Veloso (per il suo lavoro nel settore actinidicolo portoghese), Dulces Antunes e Pedro Gallego (convener del Simposio).

Il cancro batterico del kiwi è una malattia endemica
Gli scienziati hanno discusso nuovi approcci per combattere e controllare la batteriosi dell'actinidia (causata da batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae o Psa), una malattia vegetale endemica che ha tuttora un forte impatto sulla produzione in tutto il mondo.

Le varietà a polpa gialla sono mediamente le più sensibili a questo batterio, e si stima che il 77% della superficie a kiwi giallo in Nuova Zelanda sia affetta da Psa. In Italia (secondo produttore mondiale di 532.000 tonnellate), le perdite dirette negli ultimi anni ammontano a oltre 2 milioni di euro.

Per combattere il batterio Psa sono richieste strategie integrate per la gestione dei frutteti e nuove tecniche di coltivazione, in particolare la copertura dei frutteti con reti o film plastici, ridurre la quantità di materiale legnoso sulle piante per favorire la circolazione dell'aria, la rimozione delle parti morte, la disinfezione delle forbici, i trattamenti con prodotti a base di rame, prima e dopo la potatura ed in primavera, adeguata nutrizione delle piante con calcio, boro e ferro, ecc. I ricercatori hanno avvertito circa l'importanza di creare, per ciascun Paese, modelli previsionali che predicano le infezioni di Psa, adeguandoli alle condizioni climatiche specifiche. D'altra parte, nel campo della genetica, Nuova Zelanda, Italia e Cina stanno lavorando su come ottenere varietà di kiwi resistenti alla batteriosi.



Il simposio si è concluso con una visita tecnica a diverse società e coltivatori di kiwi in Portogallo settentrionale, tra cui i Frutas Douro a Minho e Kiwigreesun a Braga.



Informazioni su APH
L'Associazione Portoghese d'Orticoltura (Associação Portuguesa de Horticultura APH) è l'associazione scientifica e tecnica nazionale più grande e attiva nel settore delle scienze agricole, con forti legami con i settori scientifico, accademico e professionale, a livello nazionale e internazionale. Nel 2016 APH ha celebrato i suoi 40 anni di attività. Nell'ambito dell'APH, l'orticoltura comprende le diverse filiere di prodotti ad alto valore, nell'ambito della frutticoltura, della viticoltura, della coltivazione dell'oliva, dell'orticoltura e della floricoltura. Complessivamente, queste attività rappresentano più di 2,5 miliardi di euro con crescente potenziale di esportazione e innovazione. www.aphorticultura.pt

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