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Gia' sondato il Ministero: per farlo punta sul binomio prodotto-territorio

Il radicchio tardivo di Treviso si candida alla promozione: dall'Igp alla Dop

"Quando siamo partiti nel '96 a tutto pensavo fuorché a una statua dedicata al radicchio", chiosa Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto, uno dei padri dietro all'Igp (Indicazione geografica protetta) al radicchio di Treviso.

Siamo a Rio San Martino (VE), uno dei Comuni a cavallo tra le province di Padova Venezia e Treviso ammessi dal disciplinare, e una delle tappe del road show, organizzato nell'ambito della campagna europea "L'Europa firma i prodotti dei suoi territori: Gusta la differenza!", alla scoperta del radicchio di Treviso Igp si è svolta ieri, 15 novembre 2016, proprio in concomitanza con l'avvio della stagione commerciale, iniziata in questi giorni.

Clicca qui per sfogliare la photogallery realizzata da FreshPlaza durante il road show.

Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto.

Nella piazza centrale di Rio San Martino campeggia appunto una statua dedicata al fiore d'inverno. Poco distante, in una struttura ribattezzata non a caso Pala Radicchio, si svolgerà fino a domenica la 35esima Festa del Radicchio di Treviso di Rio San Martino - Scorzè: è la prima di una serie di manifestazioni a scalare che da qui a febbraio si svolgeranno in tutto l'areale produttivo, prima in un Comune, poi in un altro, e così via. Il protagonista è sempre il radicchio.

Queste manifestazioni "richiamano un turismo gastronomico legato al radicchio, con ogni anno migliaia di presenze. E' un modo per fare sistema intorno al nostro prodotto di punta", riprende Bellò, che è stato nostro Virgilio durante il road show. Durante il tour ricorderà più di una volta l'obiettivo della missione: far capire il legame tra il radicchio di Treviso Igp e la zona in cui viene prodotto: "Nella mente del consumatore - spiega - il nostro radicchio è un prodotto di qualità, in un ambiente di qualità".


La fase di imbianchimento dei radicchi tardivi di Treviso. Viene usata solo acqua del Sile.


Quello della salvaguardia ambientale è un uno dei versanti su cui il Consorzio di tutela intende puntare molto, da qui ai prossimi anni perché, come rimarca Bellò, "il consumatore sta andando oltre all'Igp, che non è più in grado di intercettare i suoi desiderata, consci o meno che siano. Il bio e la sua crescita in doppia cifra ne sono una prova: il biologico cresce perché è legato all'ambiente, e per uscire dal mondo dell'agricoltura basta guardare alla Volkswagen (implicata nello scandalo delle emissioni truccate, ndr): nel primo mese dopo lo scandalo le loro vendite di auto crollarono per via del sentiment ambientale, che è fortemente radicato in un consumatore evoluto".

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Durante l'imbianchimento rinasce (nella foto) il cuore del radicchio.

Ma che fare se per il radicchio di Treviso l'Igp si sta rivelando - secondo lo stesso Consorzio di tutela - un'arma ormai spuntata? Ora "siamo tornati al Ministero italiano delle Politiche Agricole perché vogliamo alzare l'asticella e portare il radicchio di Treviso dall'Igp alla Dop (Denominazione di origine geografica). Già nel 1996, quando presentano la prima richiesta, volevamo la Dop, perché secondo noi i presupposti c'erano tutti, ma all'epoca ci risposero (in Italia, ndr) che i vegetali non potevano ottenere per principio la Denominazione d'Origine Protetta, salvo poi scoprire che invece, un po' tutti in Europa, a partire dal Portogallo, la ottenevano"; o, quantomeno, gli altri Paesi erano più inclini a concederla. Questo tabù italiano è caduto da un pezzo, lasciando più di una speranza per la promozione del radicchio tardivo di Treviso, per quanto, per avere una risposta, sia sì o no, servirà probabilmente molto tempo.


La fase di pulizia dei radicchi. Di quanto raccolto inizialmente si arriva a togliere fino al 70%.


Parallelamente "vorremmo arrivare a 4mila ettari coltivati (tra tardivo di Treviso e variegato di Castelfranco, contro i 2mila di oggi, ndr) - spiega Bellò - ma questo vuol dire che. oltre a un aumento di produzione. siamo riusciti a intercettare i desideri del consumatore perché non dobbiamo dimenticarci che viviamo in un sistema di mercato dominato dal rapporto domanda-offerta". Da qui anche le iniziative di promozione e comunicazione che il Consorzio sta portando avanti per far conoscere il proprio radicchio.

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La radice del radicchio viene capitozzata.

Ma se si parla di offerta, si deve parlare anche del modo in cui raggiungere la domanda, alias il consumatore finale; questo tira in ballo la grande distribuzione organizzata (Gdo) che, riprende Bellò, "è importantissima nella valorizzazione delle tipicità: o sei presente sui suoi banchi o fai più teoria che pratica".


Ecco come si presenta un radicchio pronto per il confezionamento. La dimensione non deve ingannare: siamo alle primissime produzioni.

"Da sempre - continua - abbiamo un rapporto collaborativo con la Gdo, perché OPO Veneto era partita nel 1975 come un punto di vendita a km zero; da qui abbiamo sviluppato un patrimonio culturale basato su un rapporto diretto con il cliente finale, che alla fine è quello che decide del destino dei nostri prodotti. Questo ci porta a comprendere cosa ci chiede la distribuzione moderna", sapendo che anche loro devono poi confrontarsi col consumatore.

"Chiaro, non è stato facile parlare con la Gdo: con alcune catene abbiamo dovuto lottare molto per far capire che, per risparmiare giorni preziosi nella shelf life del prodotto, era meglio insegnare alle aziende a lavorare come voleva la Gdo (questo è il modello che si applica oggi per il tardivo di Treviso, ndr), piuttosto che centralizzare alcune operazioni. Inoltre 10 anni fa non passava in Gdo l'idea che l'indicazione geografica forse un valore aggiunto. E qui devo ringraziare le organizzazioni agricole che, soprattutto attraverso i mercati contadini, hanno consolidato nell'immaginario collettivo il valore del prodotto locale. Oggi tutto è cambiato: tant'è che il Radicchio di Treviso Igp è, in Coop Italia, un prodotto a marchio Fior Fiore, e sarà così anche l'anno prossimo".

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Il radicchio tardivo di Treviso Igp in una delle sue confezioni per la Gdo.

Il mercato del radicchio di Treviso Igp è concentrato soprattutto nel Centro-Nord dell'Italia, restando comunque possibile spedirlo in ogni parte d'Italia, anche al Sud e nelle isole. Una parte della produzione viene esportata, soprattutto verso Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia e, per via aerea, addirittura anche in Giappone. Alla voce export ci sono soprattutto i ristoratori: "Sono piccole quantità - chiude Bellò - ma sono preziose, perché diffondono e consolidano questi prodotti".

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