"Non crediamo in bio": Altroconsumo mette frutta e verdura biologica sotto la lente d'ingrandimento"

Agli Italiani il biologico piace: il comparto è infatti cresciuto anche in periodi di crisi dei consumi alimentari, facendo registrare negli ultimi dieci anni una crescita a doppia cifra, arrivando a essere un settore che vale 2,5 miliardi con una crescita del fatturato del 16% nei primi 4 mesi del 2015 e del 12% nel 2014 (cfr. FreshPlaza del 04/06/2015).

"Bio, come ti amo"
Esordisce così l'inchiesta che Altroconsumo ha svolto, evidenziando le differenze di nutrienti tra prodotti biologici e tradizionali e valutando gli aspetti di sicurezza per la salute.

"Abbiamo chiesto a un laboratorio di svolgere analisi chimiche su un centinaio di campioni di frutta e verdura acquistati a Milano e a Roma - si legge sul mensile di settembre - Per gli acquisti abbiamo selezionato punti vendita diversi: supermercati e ipermercati, negozi specializzati in prodotti bio, venditori ambulanti presenti nei mercati, fruttivendoli e negozi online".

Altroconsumo si è focalizzato, in particolare, su fragole, mele, pomodorini e carote sia biologici sia convenzionali. Oltre che ricercare eventuali residui di agrofarmaci, il laboratorio ha effettuato analisi di carattere nutrizionale, verificando il contenuto di sali minerali e di antiossidanti e mettendo a confronto i valori riscontrati.

Principali risultati
Poche le differenze nutrizionali tra le mele biologiche e quelle comuni; queste ultime contengono fino a 4 tipi di residui di agrofarmaci, con valori però da 10 a 100 volte inferiori al limite legale. Acquistando mele biologiche si spende il 75% in più e al supermercato costano il 6% in più rispetto ai negozi bio.



Nelle fragole convenzionali risultano presenti più fosforo e potassio. Per quanto riguarda la presenza di residui di agrofarmaci, riscontrata una sostanza in un campione bio e due irregolarità in due campioni convenzionali. Acquistando fragole bio si spende il 70% in più e al supermercato costano il 30% in più rispetto ai negozi bio.



Assenti residui di agrofarmaci nella maggior parte delle carote non bio. I livelli di betacarotene - negli ortaggi convenzionali e non - sono in linea. A sorpresa, i nitrati risultano maggiori nelle carote bio: "Fatto strano, visto che questi composti chimici potenzialmente pericolosi - si legge su Altroconsumo di settembre - in teoria dovrebbero essere perlopiù rintracciabili in ortaggi provenienti da agricoltura tradizionale, tipicamente nelle verdure a foglia verde". Acquistando carote biologiche si spende il 101% in più e al supermercato costano l'11% in più rispetto ai negozi bio.



Infine, a livello nutrizionale, i pomodorini bio e convenzionali risultano comparabili. Sette i campioni bio in cui sono presenti tracce di agrofarmaci, comunque nella norma in tutti i casi. Acquistando pomodorini bio si spende il 72% in più e al supermercato costano l'1% in più rispetto ai negozi bio.



Per maggiori informazioni: www.altroconsumo.it

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