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Drosophila suzukii: emergenza fitosanitaria per fragola e piccoli frutti in Piemonte

La Comunità Montana Alpi del Mare, in collaborazione con il CReSO – Centro ricerca per l'ortofrutticoltura, le Organizzazioni professionali, la OP Ortofruit Italia e i Comuni dell'area della Bisalta hanno organizzato un incontro tecnico, svoltosi ieri 13 novembre 2014 presso il Centro Congressi in località Madonna dei Boschi di Peveragno (CN).



Tema dell'incontro, l'emergenza fitosanitaria per fragola e piccoli frutti rappresentata dalla piccola mosca parassita Drosophila suzukii, segnalata per la prima volta in Piemonte nel 2010. Solo nel 2011, tuttavia, si è scoperta l'entità dei danni che può provocare l'insetto arrivato dalla Cina.

La preoccupazione è elevata sia per la repentina diffusione registrata in questi anni, con elevate perdite di prodotto, sia per la difficoltà oggettiva nel mettere a punto efficaci strategie di difesa. La D. suzukii sta causando problemi in tutta Europa, in particolare sta devastando le coltivazioni di piccoli frutti in Trentino, ma anche le produzioni di ciliegie e uva, insomma tutti i frutti intensamente colorati di rosso/viola.


Da sinistra: Stefano Dò, Silvio Pellegrino (Direttore del CreSO) e Michelangelo Pellegrino (Coldiretti Cuneo e moderatore dell'evento).

Il Convegno è stato aperto dall'Assessore regionale all'agricoltura, che con il Servizio fitopatologico regionale ha fatto il punto della situazione fitosanitaria e ha riferito circa le azioni previste dal PSR –Piano di Sviluppo Rurale - per sostenere gli agricoltori nell'adozione di strategie di prevenzione e difesa eco-sostenibili.

In questi anni, si è creata una rete di ricerca che in Piemonte fa capo al CReSO e all'Università di Torino e coinvolge le regioni maggiormente colpite dal problema. Molto interessanti sono stati infatti gli interventi di tecnici e ricercatori che hanno iniziato e continuano il lavoro di monitoraggio delle popolazioni di D. suzukii nel tentativo di individuare metodi integrati di contenimento dell'insetto.

La difficoltà nel contenimento della D. suzukii sta nella sua biologia: tale pparassita infatti cresce bene a temperature fresche (20-25°C), in ambienti umidi ed ombreggiati. In condizioni climatiche favorevoli può compiere fino a 13 generazioni, la femmina può vivere sino a 200 giorni e deporre più di 200 uova. Si tratta di un insetto polifago anche se predilige frutti rossi, in ordine crescente di preferenza, colpisce fragola, lampone, mirtillo, rovo.


Danni causati da D. suzukii su diversi frutti (Foto A. Grassi).

Dalle relazioni è emerso che la stagione 2014 è stata la peggiore da quando è stato scoperto il moscerino della frutta a occhi rossi. Il clima freddo e piovoso durante l'estate ha favorito lo sviluppo delle popolazioni di questo nuovo insetto esotico, che si è diffuso lungo tutta la fascia pedemontana, area importante per la coltivazione di piccoli frutti (mirtilli, lamponi e more) e fragole rifiorenti.

Rispetto al moscerino indigeno, che è attirato dalla frutta quando è in maturazione avanzata, questa specie esotica è dotata di un ovopositore robusto che le consente di deporre le uova su frutti ancora acerbi. Da questi si sviluppano le larve che rendono incommerciabili i frutti. La prima parte della stagione (fino a giugno) scorre via senza problemi.


Esemplari femmina (a sinistra) e maschio (a destra) di D. suzukii. Gli adulti di D. suzukii misurano dai 2-3 mm e presentano occhi rossi; il maschio si riconosce agevolmente per le due macchie scure sulle ali, mentre la femmina si distingue per la presenza di un robusto ovopositore denticolato che permette l'inserimento delle uova nei frutti ancora prima della maturazione.

Nel pieno dell'estate, in corrispondenza della maturazione delle fragole rifiorenti (varietà che producono fino all'autunno), lamponi e varietà di mirtillo tardive, le popolazioni di D. suzukii si impennano, causando gravi danni alle coltivazioni simbolo della frutticoltura montana.

Il Dott. Cristiano Carli del CReSO ha illustrato la situazione del territorio alla luce del monitoraggio affidato dalla Regione Piemonte al CReSO dall'inizio dell'emergenza e ha presentato i metodi di prevenzione a partire dall'allestimento di reti anti-insetto fino alle trappole per la cattura di massa.

Inoltre Carli ha suggerito alcuni interventi agronomici per creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo dell'insetto e quindi ridurne il potenziale di infestazione. Egli ha detto: "Nei nuovi impianti sarebbe opportuno adottare sesti più elevati, sfoltire la vegetazione con interventi al verde per arieggiare la vegetazione ed evitare così condizioni di ombreggiamento ed elevata umidità all'interno della chioma. Nei lamponi, ad esempio, bisognerebbe ridurre la densità dei polloni ed asportare quelli esterni alla fila".



Egli ha spiegato che, alla raccolta, i frutti maturi o danneggiati attraggono gli adulti, pertanto è necessario effettuare più passaggi per non avere frutti sovramaturi e ridurre il rischio di cascola degli stessi, che una volta a terra, sarebbero difficili da rimuovere e distruggere. Non bisogna infatti lasciare a terra frutti danneggiati o marcescenti; gli scarti devono essere raccolti in sacchi di polietilene trasparenti, ben chiusi, e sottoposti a solarizzazione.

L'esposizione al sole fa aumentare la temperatura a livelli che devitalizzano le uova e le larve presenti nei frutti. Altri accorgimenti riguardano la gestione dell'impianto, che deve essere mantenuto pulito dall'erba sulla fila e nell'interfila e soprattutto è importante gestire gli incolti nei pressi del frutteto.

Carli si è poi soffermato sul discorso degli interventi chimici dicendo: "La sola lotta chimica non è sostenibile, poiché richiederebbe un numero elevato di trattamenti, la cui efficacia è comunque limitata essendo poche le molecole con attività sulle uova e gli stadi giovanili dell'insetto; inoltre, tenendo conto dei tempi di raccolta, servono prodotti con tempi di carenza brevissimi; pertanto la lotta chimica va integrata con altri metodi quali l'impiego di trappole per la cattura massale o di reti anti-insetto".

E' seguito poi l'intervento della Prof. Luciana Tavella del DISAFA (Università di Torino) la quale ha illustrato il lavoro che si sta facendo in Piemonte in merito al rilevamento dei limitatori naturali in grado di svilupparsi su D. suzukii, valutando il loro ruolo di contenimento. Questo lavoro è svolto in collaborazione con il CReSO e, congiuntamente, con un protocollo comune in Emilia Romagna ed in Lombardia. Tavella ha spiegato che sono state individuati 4 specie di parassitoidi: Leptopilina boulardi, Leptopilina heterotoma, Tricopria sp., Pachycrepoideus vindemiae. Tuttavia, il ruolo di contenimento di questi parassitoidi sarà probabilmente più evidente nel lungo periodo. Tavella ha poi anche accennato ricerche su batteri simbionti di Drosophila spp., in particolare ha parlato di batteri acetici e delle sostanze volatili che questi producono e che potrebbero avere un ruolo attrattivo su D. suzukii.

Il Dott. Alberto Grassi della Fondazione E. Mach di San Michele all'Adige (Trento) ha detto: "E' solamente integrando tra loro le diverse tecniche, creando così una strategia di controllo, che si possono avere maggiori probabilità di successo. Tanto più questa strategia verrà applicata con attenzione e regolarità su vasta scala in una zona ben definita, tanto maggiore sarà la possibilità di controllo efficace, ci vuole un senso di responsabilità reciproca".

Grassi, parlando di cattura massale, ha poi illustrato una nuova trappola attrattiva, Droskidrink, sviluppata dalla Fondazione Edmund Mach. Droskidrink contiene composti volatili (acetoino e diacetile) tipici delle fermentazioni da batteri lattici e che sono attrattivi verso D. suzukii; infatti, aggiungendo i batteri lattici a Droskidrink, si ottiene un aumento di sostanze volatili attrattive verso l'insetto. Grassi ha poi continuato con le reti anti-insetto, in particolare ha parlato della dimensione della maglia della rete che non deve essere > 1mm2.

Infine, è intervenuta la Dott.ssa Cristina Marazzi del servizio fitosanitario del Canton Ticino la quale ha riferito circa la situazione nelle coltivazioni d'oltralpe; in particolare ha sottolineato che la D. suzukii è un problema non solo per piccoli frutti e ciliegio, ma anche per la viticoltura, che nel Canton Ticino rappresenta un settore molto importante.

L'incontro è terminato con la nomina a Silvio Pellegrino, Direttore del CreSO, quale capofila della delegazione territoriale che avrà la responsabilità di dialogare con le autorità competenti per comunicare i risultati e le informazioni raccolte in questi anni sull'emergenza D. suzukii e sensibilizzarle verso azioni e misure di supporto agli agricoltori.

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