Il presidente di Fruitimprese sottolinea le potenzialita' del prodotto Made in Italy

"Marco Salvi: "L'export di kiwi puo' contare su almeno cento Paesi"

L'avvio della campagna export 2014/15 del kiwi italiano si presenta carica di aspettative. "La disponibilità del Ministero delle Politiche agricole a firmare il decreto Erga omnes per il kiwi è molto importante, perché stabilisce un punto di partenza per muoversi tutti nel migliore dei modi. Vale a dire nel rispetto di regole chiare, e con la garanzia di controlli tempestivi, che servono a raggiungere obiettivi comuni eliminando comportamenti che troppo spesso hanno rischiato di compromettere l'immagine del nostro prodotto". Così dichiara a FreshPlaza Marco Salvi (in foto), presidente di Frutimprese.

"In questa fase iniziale avvertiamo la concorrenza da parte della Grecia che, con la chiusura del mercato russo, suo naturale sbocco commerciale, si trova a dover riposizionare circa il 40% della produzione. Produzione che, oltretutto, quest'anno ha subito un deciso incremento".

"Una tale situazione - continua Salvi - con quotazioni di riferimento in campagna ben al di sotto delle nostre, si limiterà comunque a questa prima fase. Si tratta di un periodo di assestamento durante il quale bisogna tenere la posizione, cioè i prezzi, e verificare l'andamento dei consumi mondiali. Il kiwi infatti si vende in oltre cento Paesi, un potenziale enorme che, soprattutto nella seconda parte della campagna, sarà decisivo. Nei mercati d'oltremare, peraltro, il prodotto cileno è terminato un mese prima e quello neozelandese anche con maggiore anticipo".

"I mercati asiatici - aggiunge il numero uno di Fruitimprese - stanno crescendo molto, la Cina poi in modo esponenziale, quindi abbiamo buone aspettative. Prima di tutto perché il prodotto italiano attira sempre l'interesse degli acquirenti, poi anche perché il cambio euro/dollaro ci sta favorendo. Un'occasione in più per giocare bene la carta del Made in Italy".

Riguardo l'embargo russo e le contromisure comunitarie, Salvi ha le idee chiare: "L'intervento comunitario a supporto del settore ortofrutticolo è certamente insufficiente a risolvere l'enorme danno causato dal Governo russo e alcune misure per eliminare il surplus produttivo in Italia sono impraticabili. Decidere per la non-raccolta, ricevendo pochi centesimi al chilo, significherebbe infatti perdere diverse migliaia di euro a ettaro. Quindi, l'unica alternativa possibile è rischiare: raccogliere il prodotto e metterlo in cella, in attesa di un mercato migliore nella seconda parte della campagna".

"Mi sembra chiaro che Putin stia proseguendo con la stessa strategia e i tempi per una soluzione politica si allungheranno molto - conclude Salvi - Infine, data una maggior attenzione da parte del Governo russo, anche i Paesi dai quali si effettuavano le triangolazioni, ora stanno subendo maggiori tensioni".

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