Le cinque sfide del Brasile per risollevare la propria economia

Nonostante il Brasile abbia registrato, nel secondo trimestre di quest'anno, una difficile situazione economica caratterizzata da una recessione tecnica, gli scenari potrebbero presto cambiare.

Le speranze sono tutte riposte nel ballottaggio per le presidenziali tra Dilma Rousseff (presidente in carica e candidata del Partito dei Lavoratori) e Aécio Neves (candidato del Partito della Social Democrazia Brasiliana) in programma il prossimo 26 ottobre 2014.

Al di là del vincitore, però, il Brasile deve comunque affrontare una serie di riforme strutturali indispensabili per far ricominciare a girare l'economia del Paese.

La prima sfida riguarda la crescita dei consumi. Tra il 2008 e il 2013 la spesa dei consumatori, in termini reali, è aumentata del 28,7%, trainata da un corrispondente aumento del credito. Con l'elevata inflazione da una parte e una politica monetaria restrittiva dall'altra, i consumatori si sentono sempre più schiacciati. Se si vuole dare loro un po' di respiro sono quindi necessari degli investimenti fissi lordi.


Investimenti fissi lordi in percentuale dal Pil nei mercati emergenti (2013) Fonte: Euromonitor International from national statistics/Eurostat/OECD/UN/IMF

Un altro problema che sicuramente il Brasile dovrà affrontare riguarda le infrastrutture. Senza un loro potenziamento, l'economia sarà ostacolata. Alcuni miglioramenti sono stati fatti in occasione dei Mondiali di Calcio, ma il trasporto urbano è ancora debole. Trasportare materie prime da un paese ad un altro richiede ancora dei costi enormi in termini di tempo. In base al Rapporto sulla competitività globale del World Economic Forum 2013-2014, l'inadeguatezza delle infrastrutture è tra i fattori che più scoraggiano gli affari nel Paese e, in termini di qualità delle stesse, il Brasile si colloca al 114mo posto su 148 nazioni. Aumentare gli investimenti pubblici e privati è quindi fondamentale per garantire la crescita nel lungo periodo.

Il Brasile deve inoltre liberarsi dall'intervento eccessivo del Governo che, spesso, abbassando i prezzi scoraggia gli investimenti.

Tra le altre sfide che il Paese deve sostenere vi è sicuramente quella relativa alla pressione fiscale. Anche in questo caso il livello di interventismo del Governo va a deteriorare la posizione fiscale. La spesa pubblica, nel 2013, rappresentava il 40,4% del PIL. La maggior parte di questa spesa è destinata alle prestazioni sociali piuttosto che agli investimenti. Anche se ciò contribuisce a risollevare moltissime persone dalla povertà, non riesce comunque a produrre dei risultati nel lungo periodo. Nel 2013 il deficit del bilancio è stato del 3,3%, al di sopra della media dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Le aliquote fiscali sono inoltre elevate. Anche questo fattore scoraggia nuovi investitori che potrebbero arrivare nel Paese.

Inflazione in Brasile: gennaio 2008-agosto 2014

Fonte: Euromonitor International da dati basati su statistiche nazionali/OECD/IMF. I dati riferiscono i cambiamenti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, non destagionalizzati.

Il Brasile è infine costretto a fare i conti con l'erosione della competitività dovuta all'aumento dei costi e dei salari. Dal 2008, solo per fare un esempio, il salario minimo è aumentato del 61,3%. Mancano poi lavoratori qualificati: nel 2013 solo il 9,5% della popolazione di 15 anni aveva un diploma di istruzione superiore. Il tutto con una crescita della produttività davvero lenta.

Il Brasile ha comunque molti punti di forza, primo tra tutti la sua vastità territoriale, oltre e la sua ricchezza di risorse naturali. Ma senza una profonda riforma economica rischia di tornare al punto di partenza.

Rielaborazione Fresh Plaza su fonte Euromonitor International

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