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Tenere conto dei quantitativi reali esportati dai singoli Paesi

Interventi UE per embargo russo. Davide Vernocchi: rivedere le regole ma con equita'

In base alle prime indiscrezioni trapelate da Bruxelles, con il nuovo schema di intervento la Commissione sarebbe intenzionata a destinare gli aiuti straordinari per i produttori ortofrutticoli colpiti dall'embargo russo in base ai quantitativi che i singoli Stati membri hanno esportato verso la Russia, calcolati come media degli ultimi tre anni o come volumi movimentati nel 2013.


L'export di ortofrutta dei paesi UE28 verso la Russia. Nella penultima colonna la media del triennio 2011-13 e, nell'ultima, la percentuale sul totale esportato. (Fonte DG Agri). (Clicca qui per ingrandire la tabella).

"Se così fosse - dichiara a FreshPlaza Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative - l'Italia sarebbe fortemente penalizzata, dal momento che molte nostre operazioni commerciali sono passate attraverso altri paesi, come la Lituania. Questo Paese, infatti, esporta verso la Russia frutti che non produce, quali albicocche, pesche, nettarine e altri, a dimostrazione che si tratta di una mera attività di intermediazione commerciale".

Export Susine
2009
2010
2011
2012
2013
Prodotto ITA direttamente destinato in Russia
1.733
4.938
2.670
3.893
2.835
Prodotto ITA triangolato
attraverso la
Lituania
459
949
314
1.014
1.028
Totale (ton)2.192
5.887
2.984
4.907
3.863
Le esportazioni dirette di susine italiane in Russia e quelle triangolate dalla Lituania.

"Dobbiamo aiutare i produttori"
Secondo Vernocchi, un'ipotesi di ripartizione accettabile potrebbe invece basarsi sui dati produttivi complessivi dei singoli paesi e/o per tipologie di prodotto (un budget per le mele, uno per le susine e così via). "Dalle informazioni che ci sono arrivate - prosegue - sembra che la Polonia abbia applicato la misura del non raccolto anche per le mele: avrebbe cioè prima fatto i controlli per poi raccoglierle destinandole alla trasformazione in sidro".

"Il problema, nel caso di regimi di aiuto di questo tipo, è di eseguire correttamente i controlli. Per questo sarebbe opportuno porre dei limiti ragionevoli e condivisibili, ad esempio privilegiare la distribuzione gratuita nell'applicazione di certe misure che possono prestarsi ad abusi, come appunto la mancata raccolta. Infine, nel nuovo provvedimento, sarebbe opportuno tener conto del vuoto temporale causato dalla sospensiva della Commissione rifinanziando gli interventi, nel rispetto delle nuove limitazioni".


Export di ortofrutta UE verso la Russia, oggi soggetta al bando. Nella prima colonna i gruppi di prodotto, nella seconda l'export 2013 in milioni di euro e, nell'ultima colonna, i Paesi membri (export 2013 in milioni di euro). (Fonte DG Agri). (Clicca qui per ingrandire la tabella).

In sintesi, gli obiettivi della Commissione erano molteplici (tutelare una gamma di prodotti; tutelare tutti i produttori, sia soci di Op che non associati; tutelare tutti i Paesi produttori; incentivare la destinazione in beneficenza dei prodotti ritirati; coprire un congruo periodo di tempo) ma, dopo solo 10 giorni, il provvedimento è stato sospeso per superamento del budget. E questo mentre solo alcuni Paesi ne hanno usufruito, senza neppure dare priorità alla destinazione per beneficenza. Comunque, oltre al rifinanziamento con risorse adeguate, il provvedimento andrebbe rivisto con dei correttivi per consentire una sua più corretta applicazione, evitando di replicare la stessa situazione e legittimare nuovi illeciti.

Tra le controproposte formulate dal presidente del settore ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative, innanzitutto stabilire dei budget separati per prodotti omogenei (uno per le mele, uno per pere e kiwi, uno per uva da tavola e susine, uno per agrumi e kaki, uno o più per gli altri prodotti orticoli). Tali budget vanno calcolati sul reale esportato in Russia, non sulla produzione europea totale.

Nella tabella a destra, l'export agroalimentare in Russia per singolo Stato Membro in milioni di euro. (Fonte: Eurostat Comext).

All'interno dei budget dei singoli prodotti, secondo Vernocchi occorrerebbe stabilire dei plafond per singoli Stati membri, determinati in base alla rispettiva produzione e non in funzione dell'export storico in Russia, perché il danno dell'embargo deriva dalla caduta della domanda e da un conseguente abbassamento del prezzo che penalizza il produttore e non il commerciante. Analogamente a quanto introdotto per pesche e nettarine, i plafond dovrebbero essere differenziati per Organizzazione di produttori e per produttori non associati al 10% delle rispettive produzioni. Infine, i plafond dovrebbero essere fissati per destinazione del prodotto ritirato, con la distruzione (nel caso di non raccolta e raccolta al verde) che non dovrebbe eccedere il 10% complessivo e con le altre destinazioni (bio-digestori o distillazione) che, insieme alla distruzione, non possano eccedere il 50% complessivo. Nessuna limitazione ovviamente per la beneficenza.

A metà del periodo di applicazione (metà ottobre) andrebbe poi prevista una revisione e compensazione dei budget per prodotti e dei plafond per un eventuale assestamento o riposizionamento delle risorse in base alle priorità di utilizzo.

Nel rispetto dei vari plafond ipotizzati (per prodotti, per Paese, per OP e/o produttore, per destinazione) andrebbe quindi attribuita efficacia retroattiva al nuovo provvedimento, a partire dall'8 settembre 2014 e fino al 30 novembre 2014.

"Occorrerebbe - precisa infatti Vernocchi - avere certezza della copertura finanziaria per il ritiro dal mercato dei prodotti notificati in base al precedente provvedimento, con riscontro effettivo di quanto è stato dichiarato (controlli reali, invalidazione, notifiche illegittime), anche sulla base dei nuovi criteri indicati".

"Non è accettabile penalizzare i produttori corretti - conclude Vernocchi - In particolare per la mancata raccolta e la raccolta al verde; andrebbe verificato poi che il prodotto non possa più rientrare nel circuito e che sia stato effettivamente distrutto. In subordine, i calcoli dell'esportato storico dovrebbero tener conto dell'origine reale dei prodotti e, quindi, andrebbe considerato anche il valore ri-esportato attraverso canali indiretti".

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