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L'India si impone sul mercato europeo del biologico

Paese protagonista del BioFach 2012 di Norimberga è stata l’India (l’anno scorso era l’Italia). Con i suoi 1,2 miliardi di abitanti e pur tra mille contraddizioni, la più grande democrazia del mondo mira a imporsi nel bio-business. E ci riuscirà di certo. Entro i prossimi cinque anni, come ha dichiarato il ministro del commercio indiano Rahul Kullar, l’obiettivo è 1 miliardo di dollari di fatturato per il solo export, 2,5 milioni di ettari di superficie agricola biologica e il rafforzamento del Npop, National program for organic production.

Nel subcontinente, con le sovvenzioni e le offerte formative per gli agricoltori disposti alla conversione, nel solo periodo 2007-2009 si è riusciti a incrementare l’area coltivata biologicamente. L’interesse si mantiene alto soprattutto tra le piccole aziende familiari.

"Coltivando i propri terreni in modo ecologico – ha detto Mukesh Gupta della fondazione Morarka – i contadini non possono che guadagnarci: non sono costretti a ricorrere a prestiti per costosi mezzi operativi come sementi hi-tech o fertilizzanti sintetici e agrofarmaci, bensì possono incrementare le proprie rendite con metodi tradizionali perfezionati. Inoltre, dopo la conversione, ottengono prezzi migliori per i loro prodotti. E insieme contribuiscono alla salvaguardia della loro salute e dell’ambiente". E anche la domanda interna aumenta, grazie alle catene GDO Down to Earth, Dubden India, 24 Letter Mantra, Green Channel e Navdanya. I prodotti di punta del bio indiano sono (oltre al cotone, comparto no-food) frutta e verdura, semi oleosi, tè e caffè.

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