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Grazie alla cooperazione italiana

Afghanistan: pistacchi e melagrane al posto dell'oppio

Forse non serviranno a sradicare del tutto dai campi afghani le colture di oppio che ancora oggi, soprattutto nelle zone controllate dagli 'insurgents' filo-talebani, alimentano il mercato clandestino della droga. Ma le nuove coltivazioni promosse dalla Cooperazione italiana sul territorio del comando regionale Ovest della missione multinazionale - pistacchio nelle aree a nord, uva, melograno nelle zone meridionali - potranno almeno dare agli agricoltori un'alternativa. La stessa che molti coltivatori hanno scelto quando hanno abbandonato le coltivazioni di oppio per dedicarsi allo zafferano (vedi precedente notizia). Ma la strada è ancora in salita.

"L'obiettivo del progetto Sard (Support to agriculture and rural development) è quello di sviluppare un'agricoltura locale che presenti una qualità tale da consentire di stare sul mercato, adeguando gli standard alle richieste", dice all'Adnkronos l'agronomo Alessandro Valgimigli, coordinatore del programma, che sarà sviluppato nelle province di Herat, Farah, Badhgis e Ghor.

Il progetto punta a "coordinare gli interventi nel campo dell'agricoltura e dello sviluppo rurale. L'idea è quella di promuovere le colture nel loro areale più adatto di produzione. Al Nord, ad esempio, il pistacchio cresce anche in maniera spontanea, ma la sua qualità non è adatta ad essere esportata. Interveniamo quindi con piantine innestate per migliorare il livello delle colture. Bisogna anche dare agli agricoltori locali gli strumenti necessari per sopravvivere quando le forze internazionali avranno lasciato il Paese". Quanto alle coltivazioni di oppio, è importante che agli agricoltori sia offerta un'alternativa, ma bisogna anche garantire un sistema sanzionatorio che possa fungere da deterrente.

Cosa non facile da assicurare - rileva Valgimigli - in un territorio che vede ancora grandi superfici sotto il controllo dei cosiddetti insorgenti. "C'è poi da considerare che l'oppio è una coltivazione che ha già un mercato fiorente, oltre ad essere facile da coltivare. Per lo zafferano c'è invece il concreto rischio di inflazione del mercato dal momento che l'Afghanistan è stretto tra due giganti come Iran e India, che sono tra i maggiori produttori mondiali".

Il programma "Support to agriculture and rural development", iniziativa da 6,2 milioni di euro della Cooperazione Italiana, punta non solo al rafforzamento della produzione di alcune colture nella Regione ovest (il pistacchio nelle aree settentrionali, il melograno nelle zone meridionali, l'uva per la produzione di uvetta passa e lo zafferano), ma anche allo sviluppo rurale inteso come sostegno alle infrastrutture e superamento dell'agricoltura di sussistenza, con l'obiettivo di trasformare il lavoro nei campi in attività generatrice di reddito.

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