Presentati i primi dati sulla campagna agrumicola in corso

"All'assemblea della Cia Sicilia il bilancio dell'annata agricola 2011 e l'invito a "consumare siciliano" per le prossime feste natalizie"

"Se il 2011 non si è aperto bene per gli agricoltori siciliani, possiamo ben dire che si chiuderà anche peggio". A dirlo, nel suo intervento, il presidente della Cia Sicilia Carmelo Gurrieri, all'apertura dei lavori dell'assemblea regionale degli agricoltori indetta dalla Confederazione italiana agricoltori della Sicilia, dal titolo "Salvare l'agricoltura per salvare la Sicilia".



L'Assemblea, si è svolta ieri 12 dicembre 2011 a Palermo e ha visto la partecipazione, oltre ai dirigenti regionali della Confederazione e agli iscritti, anche del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, degli onorevoli Antonello Cracolici, Beppe Lumia, Francesco Musotto e dell'assessore all'Agricoltura della Provincia regionale di Palermo Pietro Alongi.

La relazione del presidente Gurrieri è stata incentrata sulla crisi economica nazionale e sulle ricadute sul settore primario siciliano di tutte le misure adottate dal governo Monti che graveranno sugli imprenditori agricoli regionali. Fra queste, sicuramente la tassazione (con la nuova Ici) dei fabbricati rurali (che fino ad oggi ne erano esentati), le nuove accise sui carburanti e la rivalutazione degli estimi catastali dei terreni e dei fabbricati rurali.



"In uno scenario nazionale - ha spiegato Gurrieri - in cui sono cresciute la produttività e la salubrità dei cibi, non altrettanto è avvenuto in tema di redditività delle produzioni agricole. È necessario difendere chi produce e non favorire le speculazioni finanziarie le economie virtuali".

"La Sicilia - ha concluso Gurrieri - senza agricoltura non può avere futuro poiché le mancherà il necessario motore produttivo né avrà quella ricchezza diffusa su tutto il territorio indispensabile per crescere".



Durante la giornata sono stati presentati anche i primi dati relativi alla campagna agrumicola in corso e alle possibili ricadute, causate dall'abbondante produzione e dalla minore pezzatura dei frutti, sul prezzo del prodotto a tutto discapito degli agricoltori.

Il 60% della produzione siciliana, in crescita tra l'altro del 18% sul dato della campagna scorsa, presenta una pezzatura al di sotto della media ricercata dalla GDO e dai grandi canali di vendita tradizionali. Tutto questo, dovuto essenzialmente alla particolare siccità estiva, compromette le aspettative di vendita del prodotto tal quale, pur di ottima qualità, a vantaggio, magari, del prodotto estero che rispetta meglio i parametri estetici e di peso richiesti.



"Se a tutto questo - spiega in una memoria la Cia siciliana - si somma la crescita produttiva dei Paesi concorrenti come Marocco (18%) e Turchia (10%), si può cogliere la paura che speculazioni sui prezzi possano danneggiare gli agricoltori. La Cia siciliana chiede dunque un urgente impegno promozionale e pubblicitario da parte della Regione per informare i consumatori e indurli a scegliere e preferire il prodotto siciliano anziché quello d'importazione".

Il presidente Giuseppe Politi, concludendo l'assemblea, ha sottolineato, oltre al ruolo ambientale ed economico dell'agricoltore moderno, anche la necessità di snellire sempre più le lungaggini burocratiche che troppo spesso impegnano la vita dell'imprenditore agricolo, sottraendogli il tempo per le attività produttive e commerciali. Politi si è anche soffermato sulla necessità che il governo nazionale metta al centro dell'agenda politica, come priorità nazionale l'economia agricola, sempre più abbandonata e trascurata a vantaggio invece di banche, settore finanziario e grandi industrie".

L'Assemblea si è infine conclusa con l'invito a consumare sempre più prodotti locali in special modo con l'approssimarsi delle festività natalizie. "Un atto di buona partigianeria, questo - ha spiegato Gurrieri - che può risollevare l'economia di migliaia di famiglie e contribuire alla ripresa economica della Sicilia".

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