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Veneto: il biologico sta diventando un vero e proprio business concorrenziale

Dopo anni di prepotente affermazione dei modelli della globalizzazione, la decentralizzazione della produzione e il conseguente successo dei giganti multinazionali del mercato, la recente crisi economica ha messo in luce le contraddizioni del sistema, creando nuovi fenomeni di reazione.

E' quanto accaduto in campo agricolo: la produzione alimentare a chilometro zero, in particolare l’agricoltura biologica, rappresenta uno dei pochi settori in crescita, che registra sempre più l’attenzione dei consumatori. Si va dunque affermando un nuovo modello di consumo che fa sempre più attenzione alla salute e alla sostenibilità ambientale.

Anche in Veneto l’agricoltura biologica è sempre più un business concorrenziale: la regione è al secondo posto in Italia per numero d’importatori e preparatori biologici, guadagnando un primo posto per superficie biologica coltivata a vite. Sono 1.600 gli operatori che costituiscono la realtà del biologico nel Veneto, con più di 1.000 addetti alla produzione, mentre gli altri di occupano anche di attività di trasformazione e d’importazione.

In particolare, la provincia di Vicenza spicca per essere l’area veneta dove è più diffusa l’apicoltura biologica e con una maggiore densità per l’allevamento biologico di bovini da latte. Ma il biologico nella provincia berica significa anche cereali, viticoltura e colture foraggere. Inoltre, quando bio è anche tipicità, non possiamo dimenticare gli oli DOP dei Colli berici e del Grappa e gli IGP dell’asparago di Bassano e delle ciliegie di Marostica.

Ma che cosa si intende realmente per biologico? L’agricoltura biologica è riconosciuta secondo una ferrea normativa nazionale e comunitaria, oltre a essere sottoposta a rigidi e periodici controlli. La certificazione Bios, l’organo di controllo per l’agricoltura biologica, attesta sicuramente la sicurezza e il rispetto dei parametri normativi dei prodotti del metodo biologico.

Riscoperta delle tematiche ambientali, con particolare attenzione alla salute, ma anche produzione agricola locale con forti legami con la tradizione e la biodiversità, sembrano essere gli ingredienti per uno sviluppo sostenibile che è anche ricchezza: dunque se "biologico è bello", c’è da chiedersi anche se possa rappresentare uno dei settori di punta di punta dell’economia del futuro. Al momento i dati sembrerebbero confermare quest’ipotesi.

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