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Forum Anga: agevolare le imprese gestite da giovani agricoltori

Sono più di 720.000 le imprese guidate da under 35, il 12% dell’azienda Italia. Ma abbiamo un’agricoltura vecchia: solo il 2,9% delle aziende è condotto da imprenditori entro i 35, anni mentre il 44% è guidato da ultra 65enni. Negli ultimi dieci anni, in Italia, c’è stato un aumento delle aziende giovani dello 0,4%, ma non basta: in Francia sono il 6,4%, in Ungheria il 7,5% e in Germania quasi l'8%. I dati vengono dal primo Forum dell’Anga, i giovani di Confagricoltura, che si è aperto venerdì 4 novembre a Rimini.

Da questo panorama emerge l’essenziale necessità di agevolare le imprese gestite da giovani agricoltori nella prima fase di start up. "Il Paese deve dare anche risposte per il futuro delle nuove generazioni creando le condizioni in cui le imprese possano operare al meglio e dove la competitività venga valorizzata", sottolinea il presidente dell’Anga, Nicola Motolese.

E dai giovani di Confagricoltura giunge una sorta di "road map" per centrare l’obiettivo: innanzitutto la non applicazione dell’Irap e un credito d’imposta specifico per le imprese gestite da "under 40", che investono in innovazione, ricerca ed internazionalizzazione.

Poi è necessario ridurre il cuneo fiscale per le giovani imprese che assumono giovani lavoratori e istituire un sistema di tirocini e crediti formativi per gli studenti che si impegnano in aziende agricole gestite da imprenditori sotto i 40 anni.

Una terza linea di intervento deve favorire l’aggregazione e l’accorpamento fondiario puntando su nuove formule di organizzazioni di prodotto formate da giovani, promuovendo "reti di imprese" costituite a maggioranza da "under 40" e dando la possibilità di poter coltivare o gestire i terreni pubblici inutilizzati.

Infine la politica agricola comune. La Commissione ha recepito una delle istanze che l’Anga aveva proposto a Bruxelles: inserire un plafond per i giovani nel I° pilastro. "Limitare tale provvedimento a 25 ettari di superficie e al 2% del plafond totale è riduttivo" spiega Motolese. "La selettività tra soggetti non può penalizzare le aziende di maggiore dimensione, che sono le più attrezzate a competere e stare sul mercato".

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