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Lezione 4 - Il debito pubblico ti riguarda piu' da vicino di quanto pensi (Prima parte)

E' notizia di questi giorni che il debito pubblico del nostro Paese ha raggiunto un nuovo record, salendo a ottobre, secondo i dati Bankitalia, a 1.801,6 miliardi di euro contro i 1.786,8 miliardi di settembre. La tendenza al rialzo del debito va avanti da dicembre 2008: in un mese, tra settembre e ottobre, è cresciuto di 15 miliardi. Se si considera che il Prodotto Interno Lordo nazionale (la ricchezza prodotta in un anno dal Paese o PIL) è stimato in 1.572,2 miliardi di euro, si evince che il debito pubblico è al momento pari a oltre il 114% del PIL.

Quando si parla di debito pubblico, la reazione più probabile da parte del grande pubblico è quella di un sonoro sbadiglio, come se la cosa non riguardasse nessuno direttamente. Senonché, il livello di indebitamento di uno Stato riguarda i suoi cittadini molto da vicino.

Il debito pubblico è solitamente rappresentato da Titoli di Stato, cioè da una specie di cambiali, attraverso le quali lo Stato riceve prestiti in denaro da parte di altri soggetti (cittadini, banche e istituzioni estere), impegnandosi a versare interessi e a restituire il prestito ad una certa scadenza.

Generalmente, la solvibilità dello Stato-debitore è indicata proprio dalla percentuale del debito sul PIL. Un debito pari al 60% del prodotto interno lordo indica uno Stato che probabilmente è in grado di pagare i debiti senza problemi. L’Italia, come abbiamo visto, ha un debito pari al 114% del PIL.

Come ripagare il debito pubblico
Uno Stato ha solo poche alternative possibili per tentare di ripagare il proprio debito: aumentare le tasse, diminuire le spese pubbliche, stimolare la crescita economica (aumentando così il PIL) o svalutare la propria moneta.

L'ultima soluzione, quella della svalutazione, fu drasticamente e drammaticamente applicata negli anni 1920-23 dalla Repubblica di Weimar, nata all'indomani della sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale, che aveva determinato il crollo della monarchia tedesca. Per ripagare gli enormi debiti di guerra, il governo decise di coniare rapidamente nuova moneta, ricorrendo addirittura all'alluminio, in sostituzione dei metalli preziosi.

In pochi mesi, nel corso del 1923, il cambio marco/dollaro aumentò da 1:90 a 1:400. La conseguenza della svalutazione della moneta fu una terribile inflazione (aumento dei prezzi dei beni): un biglietto del tram arrivò a costare 50 miliardi di marchi e un uovo 320 miliardi. Gli operai venivano pagati giorno per giorno; dall'ufficio paga correvano subito al mercato per spendere tutto immediatamente, perché un'ora più tardi i prezzi potevano essere già raddoppiati e il giorno dopo le stesse banconote non valevano più nulla.

Duecento fabbriche di carta stampavano, giorno e notte, nuove banconote, francobolli e altri valori con cifre sempre più astronomiche: fino a tagli, per una singola banconota, da 580 miliardi! La crisi sociale che ne seguì fu devastante e portò come conseguenza politica la nascita del nazionalsocialismo tedesco e la dittatura hitleriana.

Nella prossima puntata vedremo quali conseguenze potrebbero derivare, per il futuro nostro e dei nostri figli, da un debito pubblico troppo elevato.

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Leggi anche le puntate precedenti:
Lezione 1: non gettiamo il bambino della cultura finanziaria insieme all'acqua sporca della speculazione

Lezione 2 - Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sull'origine della crisi (Prima parte)

Lezione 2 - Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sull'origine della crisi (Seconda parte)

Lezione 3 - Quello che abbiamo imparato, o dovremmo imparare, dalla crisi

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