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Annata agraria in Emilia-Romagna: crolla del 10 per cento il valore della produzione

Un calo del valore delle produzioni su base annua di quasi il 10%. E' quanto emerge dalle prime previsioni sull'andamento dell'annata agraria 2009 in Emilia-Romagna, che si è conclusa come di consueto l'11 novembre. Rispetto agli ottimi risultati del biennio 2007-2008, quando si registrarono livelli di fatturato assai prossimi alla soglia dei 4.000 milioni di euro, si registra una flessione attorno ai 350 milioni, che riporta il settore agricolo regionale ai livelli di crisi del biennio 2005-2006.

A incidere maggiormente sull'andamento negativo del valore delle produzioni sono stati i cereali (-30%) e la frutta (-20%), mentre risultano al momento più contenute le perdite stimate per vino (-6,5%) ed allevamenti (-3,5%). Stabile è l'andamento di patate e ortaggi, mentre è in aumento il comparto delle piante industriali (+5%) grazie al positivo andamento del pomodoro.

La diminuzione del valore della produzione agricola incide in maniera fortemente negativa sui bilanci delle aziende agricole, già in difficoltà per gli ingenti costi di produzione sostenuti anche nelle precedenti annate. Si rischia così di mettere a repentaglio l'esistenza stessa di molte realtà produttive che oramai da troppo tempo producono sottocosto. In tale contesto, è ovviamente particolarmente grave la situazione dei comparti a più alta intensità di investimenti - come ad esempio quello frutticolo e quello lattiero-caseario - per i livelli di costo e, molto spesso, di indebitamento decisamente superiori alla media.

All'origine dell'andamento negativo del settore è il pesante ribasso dei prezzi agricoli indotto dalla crisi economica generale, che ha causato disoccupazione e perdite di reddito diffuse in vari strati della popolazione portando inevitabilmente ad una contrazione della domanda. Tutto questo ha coinciso con il processo di progressiva riduzione delle barriere protezionistiche a difesa del mercato europeo dei prodotti agricoli, determinato dalla riforma della PAC.

"Dobbiamo risolvere rapidamente - ha dichiarato l'assessore regionale all'Agricoltura, Tiberio Rabboni - un ulteriore problema, ovvero l'esigenza di garantire prezzi di acquisto dei prodotti tali da garantire almeno la copertura dei costi di produzione perché non si può lavorare in perdita. A questo scopo un ruolo importante può svolgere la grande e media distribuzione italiana e pertanto chiederò alle organizzazioni agricole regionali e cooperative e al ministero di lavorare a accordo quadro per definire un prezzo minimo di acquisto delle principali forniture agroalimentari di origine italiana, che rispettino standard qualitativi predefiniti.

"È una strada già percorsa, in funzione di soccorso, per le pesche e nettarine di Romagna e per l'uva da tavola di Puglia e Sicilia che va estesa, per tempo, a tutte le principali produzioni a rischio - conclude Rabboni - Siamo alla vigilia di un altro anno che si annuncia di crisi. Bisogna attraversarlo con il minimo danno, preservando la parte migliore del potenziale produttivo agricolo italiano. Un obiettivo che riguarda tutti e che richiede l'impegno di tutti".

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