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A cura di Marco Pederzoli

"Peschicoltura italiana: dall'Universita' di Bologna un invito a "fare sistema"

La peschicoltura italiana può crescere se saprà abbandonare i campanilismi e unirsi nelle politiche di promozione e marketing. Questo, in estrema sintesi, è il messaggio lanciato durante il XXVI Convegno peschicolo tenutosi a Cesena Fiere giovedì 5 e venerdì 6 novembre 2009.

Ad illustrare una valida strategia di rilancio per il comparto è stata la Dott.ssa Alessandra Castellini (nella foto), ricercatrice presso DEIAGRA (dipartimento estimo ed ingegneria agrarie dell'Università di Bologna), in nome del team specializzato della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna che ha elaborato un articolato documento a riguardo.

Partendo dalle cifre aggiornate che gli operatori più o meno conoscono ma che mai erano state interpretate in modo così scientifico, la Castellini è arrivata alla conclusione che le pesche e le nettarine non solo romagnole potranno tornare ai successi conosciuti in passato.

Non si può darle torto se si tiene conto che i consumi delle ultime annate mantengono ritmi buoni ed anche nella stagione che si è appena conclusa, nonostante la crisi economica generale, si sono mantenuti stabili.

Questo è ancora più vero se si considera che ad un calo dei prezzi del 50-60% alla produzione, i prezzi al consumo sono stati ridotti solo del 10-15%. Ciò significa che è mancata la capacità organizzativa del sistema a cogliere le opportunità che non erano venute a mancare.

La Castellini ha poi invitato a parlare di "sistema" abbandonando il termine "filiera", perché oggi è richiesta una reazione di tutto un sistema e non dei singoli anelli della filiera. La svolta necessaria potrebbe venire proprio da un atteggiamento nuovo che andasse in quella direzione.

Tale atteggiamento, vorrebbe dire abbandonare i campanilismi fra nord e sud e fra "rosso" e "bianco", vorrebbe dire interessare tutti a una politica comune basata su innovazione del prodotto, su uniformità di qualità e di politiche commerciali, vorrebbe dire porre enfasi sui marchi e l’immagine dell’Italia, vorrebbe dire infine fare comunicazione e fare promozione. E’ richiesto l’abbandono degli antagonismi e la ricerca di integrazione.

In altri termini, la soluzione indicata per il rilancio della pesca-nettarina italiana è quella di una politica della differenziazione: arrivare ad offrire un prodotto unico o almeno percepito come tale (vengono in mente gli esempi che abbiamo in casa: Melinda e Marlene).

Un esperto della Grande Distribuzione tedesca presente in sala ha confermato che queste azioni si possono intraprendere anche con una produzione frammentata come la nostra, che ha comunque certi vantaggi.

Altri strumenti di crescita devono essere un rilancio all’estero (anche nell’area mediterranea), politiche di marketing strategico e di marketing operativo (M. Porter insegna) e una comunicazione che rivitalizzi l’immagine del prodotto. Ma deve essere chiaro che "il locale non è più risolutivo"! Come dire "Viva il made in Italy", ma non il "made in Cesena".

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