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Biologico: forse l'anno nero del settore e' ormai alle spalle

L'anno nero del biologico sembra già esser stato archiviato. Il calo del numero di imprese e delle superfici coltivate, registrato nel 2008 rispetto all'anno precedente, sarebbe infatti ormai superato, secondo le previsioni di ripresa del settore della Federazione nazionale agricoltura biologica.

Ad affermarlo è il presidente di Federbio, Paolo Carnemolla (nella foto), dopo la diffusione, a inizio agosto, dei dati elaborati dal Sinab, il sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica, e forniti al ministero delle Politiche agricole per uno studio che sarà presentato a settembre.

Il monitoraggio del Sinab ha rilevato, nel 2008 rispetto al 2007, una riduzione dell’1% delle imprese e del 10% delle superfici coltivate. "Secondo le nostre stime - precisa Carnemolla - il calo è stato anche maggiore: quello degli operatori è stato del 4% e quello delle superfici del 15%. Dovremmo però recuperarlo tranquillamente nel 2009: quest'anno dovremmo tornare sui livelli del 2007 e anzi avere anche un incremento".

"Due anni fa eravamo 50mila operatori, 46mila imprese agricole per un milione e 100mila ettari. Quest'anno la Spagna ci ha superato per superficie coltivata arrivando a un milione e 300mila ettari, livello che noi abbiamo raggiunto nel 2003 quando c'è stato il picco. Dopo siamo scesi a 1 milione e 100mila e siamo rimasti su questa cifra fino al calo del 2008".

Il presidente di Federbio sottolinea tuttavia che "manca una cabina di regia a livello nazionale che stiamo chiedendo da tempo al ministero delle Politiche agricole". "Il problema principale è che i piani di sviluppo rurali, cioè gli strumenti di programmazione con cui le regioni sostengono l'agricoltura, anche biologica, sono lontani dalla logica della filiera del mercato. Ovvero si distribuiscono risorse sul territorio in base a logiche che non hanno niente a che vedere con il rafforzamento delle filiere e con le tendenze del mercato".

"Nei nuovi sostegni, per esempio, continua Carnemolla, si è deciso di togliere quello alla zootecnia biologica, comparto scarsamente sviluppato, a favore dell'olio d'oliva biologico, dove c'è invece una base produttiva già ampiamente consolidata: questo fa capire che non c'è coerenza tra le scelte di destinazione delle risorse e quello che invece accade sul mercato, che cresce e continua a muoversi".

La nuova programmazione comunitaria per il settore agricolo nel suo complesso è quella che è stata approvata per il periodo 2007-2013: sono stati stanziati 18 miliardi di euro, finanziamento in parte destinato anche al biologico. "Il problema - chiarisce Carnemolla - è che le scelte che vengono fatte per decidere a chi devono andare questi soldi non sono coerenti con le necessità e con le prospettive degli sviluppi del mercato quindi si sostengono spesso realtà che non sono collegate al mercato o che non sono prioritariamente da collegare al mercato in termini di filiera".

E inoltre, sempre secondo il presidente di Federbio, il calo del numero di aziende che producono biologico non significa chiusura delle imprese: "Non ci sono chiusure legate a cali di mercato, è un problema di mancato sostegno alle aziende agricole e di risorse comunitarie che non bastano. Le imprese quindi decidono di uscire dal sistema di controllo, che prevede obblighi e costi, oppure di tornare alla coltivazione tradizionale".

Per rafforzare le opportunità di mercato Federbio ha firmato quest'anno un accordo di settore con il ministero dello Sviluppo economico. L'accordo, che proseguirà fino a inizio 2010, prevede uno stanziamento di circa 900.000 euro, cofinanziato al 50% dalla Federazione. "Abbiamo dato il via a una prima intesa operativa con l'ICE, l'Istituto nazionale per il commercio estero, per muoversi su due grandi mercati, gli Stati Uniti e il Brasile. L'obiettivo è internazionalizzare il settore, esportando prodotti in USA e trasferendo tecnologie in Brasile. E abbiamo firmato anche un accordo con Federalimentare per rafforzare le filiere a livello nazionale, cioè mettere in relazione diretta le industrie di trasformazione italiane che possono andare su quei mercati con la nostra produzione agricola".

E infine c'è il piano di azione nazionale di settore per il biologico del ministero delle Politiche agricole che prevede un investimento di 20 milioni di euro per i prossimi due anni: "E' una pianificazione che deve essere ancora approvata - precisa Carnemolla - ma alla quale stiamo collaborando perché i finanziamenti possano essere spesi nella direzione di far crescere il mercato interno dove ci sono ancora situazioni di difficoltà".

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