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Di Agata Finocchiaro

Prato: al mercato degli ultraortaggi cinesi

Hanno nomi difficili da tradurre in italiano, dimensioni quasi sempre eccezionali, sapori indescrivibili: sono gli ultraortaggi che si vendono alla comunità cinese di Prato.

Mancano solo i funghi neri e la canna di bambù. Per il resto il mercatino ortofrutticolo di Chinatown, nella piazzetta di via Pistoiese, a Prato, ha tutto. O meglio, tutto quello che si può coltivare a ovest di Wenzhou, la regione da cui proviene la maggior parte degli immigrati cinesi e da cui vengono importati i semi di alcuni ortaggi davvero singolari per forma, dimensioni e sapore.

In effetti si fatica (e non sempre si riesce) a trovare un termine di paragone con le nostre verdure. E allora si comincia col più strano tra gli ortaggi venduti nei sette-otto furgoni del mercatino ambulante: la "ququa" (foto piccola qui sotto), una sorta di incrocio tra un peperoncino bitorzoluto e una pannocchia. Dai 6 ai 20 centimetri di lunghezza, di colore variabile, dal verde all’arancio, in base al grado di maturazione.

Che sia poco conosciuto e molto poco apprezzato dagli italiani, lo conferma Chong, la nostra guida in questo "viaggio" tra gli ortaggi più curiosi. "A voi non piace la ququa — spiega — perché ha un sapore forte e amaro". E nel dirlo arriccia il naso e fa una smorfia, non è chiaro se per mimare l’"italico disgusto" per la ququa o suggerire che anche a lui non piace molto.

Ortaggi che vanno a ruba
Ma di fatto qui va a ruba: la mattina arrivano i furgoni carichi e a sera di ququa nemmeno l’ombra, a meno di accontentarsi degli scarti, che spesso vengono regalati. Eppure, tra tutti gli ortaggi cinesi, è uno dei più cari: ben due euro al chilo. "Noi la mangiamo cruda o cotta. In genere bollita, con la zuppa o col riso" prosegue Chong, che ha 45 anni ed è arrivato a Prato 22 anni fa con la moglie. Ha quattro figli che lo aiutano a coltivare i due ettari di terreno che ha in uso.

Nella rassegna degli ortaggi orientali coltivati e venduti a Prato, un posto a sé meritano le zucche, se non altro per le numerose varietà e le straordinarie dimensioni: in genere la più piccola pesa una decina di chili e, spiega Chong-Giovanni, basta da sola a sfamare una famiglia di otto persone. Svelata la passione dei cinesi per le zucche.

A Prato, in questo periodo dell’anno, cresce la "puqua" (nella foto sopra a destra), una zucca gigante a polpa bianca dal sapore simile alle nostre zucchine. L’esterno è ricoperto da una specie di farina bianca (che imbratta le mani e non solo) e da spine invisibili che si conficcano nella pelle (ma quando lo scopriamo è già tardi). Va dai 50 centimetri di altezza ad oltre un metro, con un diametro di circa mezzo metro. Il peso varia da 8 a 15 chili. Anche le zucche nostrane, a volte, raggiungono misure eccezionali, ma qui è la regola.

Chong-Giovanni ne mostra una delle più piccole: le più grandi, racconta, sono andate a ruba. E c’è da crederci, perché ogni mattina i coltivatori diretti- ambulanti di Chinatown espongono le più grosse, invadendo la piazzetta. Alle 18 delle centinaia di puqua, ne restano poche decine. Oltre a questa, che è la più venduta, a Prato cresce la "tungua" (nella foto sopra a sinistra), forma e sapore simile alle zucchine bianche. Stessa ricetta e stesso prezzo: cotta con zuppa o riso, costa 0,80 centesimi al chilo.

Più gustosa, invece, e a polpa color arancio, la "gingua" (qui accanto), paragonabile alle comuni zucche di Halloween. Ma sfidiamo chiunque a ricavare una testa di Jack o’ Lantern da queste strane forme allungate.

Esaurito il capitolo zucche, resta la "qun sin ta", 2,50 euro una cassetta da tre chili, somiglia a piccole canne di bambù verdi, si cuoce con aglio e olio. Sconsigliato l’assaggio. C’è poi la "pagkoa", simile al cetriolo ma più lunga: si va da un metro a oltre due. Sembra sia ottima con la carne di maiale o fritta.

Prezzi relativamente convenienti
Per una sorta di contrappasso, le melanzane cinesi "chez" sono molto piccole e di un viola opaco (foto qui sotto): è la rivincita sulle grosse, vellutate melanzane mediterranee. Prezzo? Due euro al chilo. Forse per questo non sono molto richieste.



E le patate? I peperoni? "Non crescono bene a Prato E poi i pomodori sono come l’insalata: durano pochi giorni e non saziano, perciò non piacciono". E la frutta? Chong mostra un piccolo meloncino bianco che sta nel palmo di una mano e uno più grosso, "sigoa", simile al cocomero. Tutto qui? "Non sazia, non si coltiva — dice — i cinesi ricchi mangiano la vostra frutta, soprattutto l’uva. Qui non è per i ricchi, ma ora abbiamo anche clienti italiani poveri". Sarà. Ma di pratesi, al mercato di Chinatown, se ne vedono pochi, e nessuno sembra interessato agli strani ortaggi venuti dell’Oriente. 

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