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Il ritorno degli OGM nel Regno Unito

Secondo quanto riportato dal Guardian, i ministri del governo britannico hanno dato il proprio appoggio ad una nuova campagna da parte di agricoltori e industrie, per poter introdurre coltivazioni geneticamente modificate nel paese. Essi sono convinti che il pubblico non sia disposto ad accettare che questa tecnologia possa essere vitale per lo sviluppo di produzioni ad alta resa, di cibo più resistente, idoneo per le future esigenze alimentari della crescente popolazione mondiale oppure di materia prima per la produzione di biocarburanti.

"Gli OGM torneranno in Gran Bretagna. La questione è come, non se torneranno", ha dichiarato una fonte governativa. I primi tentativi di introdurre coltivazioni geneticamente modificate negli anni ’90 incontrarono in Gran Bretagna una forte opposizione da parte di alcuni attivisti, che distrussero i campi. Contemporaneamente, alcune catene di supermercati come Sainsbury's e Marks & Spencer impedirono la vendita di prodotti con ingredienti OGM, per paura di provocare una reazione violenta da parte dei consumatori.

Nel 2004, il governo britannico annunciò che nessuna coltivazione OGM sarebbe stata coltivata nel paese "nel prossimo futuro", cosa che fece dichiarare a Lord Peter Melchett (direttore della policy di Soil Association): "Questa è la fine degli OGM in Gran Bretagna". Recenti sondaggi hanno mostrato anche come il 70% degli europei sia contrario agli alimenti OGM.

Tuttavia, i ministri britannici confidano sul fatto che i vantaggi che questa tecnologia potrebbe apportare siano oggi più evidenti e comprensibili, alla luce di una maggiore consapevolezza del pubblico circa le problematiche ambientali. "Per esempio – ha affermato la fonte governativa - la possibilità di poter disporre di colture resistenti alla siccità sarebbe molto importante non soltanto per il nostro paese, ma per molti altri paesi del mondo. Il fatto poi che alcune coltivazioni OGM siano in grado di fornire rese superiori anche in difficili condizioni climatiche potrebbe diventare un fattore molto importante per rispondere alle necessità alimentari di una popolazione mondiale in continua crescita."

Da parte sua, Julian Little – presidente dell'Agricultural Biotechnology Council, il consiglio che rappresenta le maggiori compagnie biotecnologiche che producono coltivazioni OGM – ha dichiarato: "Confidiamo assolutamente che gli OGM verranno impiegati in Gran Bretagna. Non dobbiamo dimenticare che oggi nel mondo esistono approssimativamente 100 milioni di ettari coltivati a OGM, sui quali lavorano 10 milioni di agricoltori. E’ assolutamente fuori questione che questa tecnologia funzioni altrove. Perché mai non dovrebbe interessarci applicarla anche in Gran Bretagna?"

Gli agricoltori inglesi, riuniti nella NFU (National Farmers Union) stanno ora facendo pressione sui ministri perché consentano il ritorno degli OGM nel paese e hanno scritto al governo per riaprire un dibattito a livello nazionale, che metta in luce i benefici di questa tecnologia.

Nel frattempo, i gruppi ambientalisti hanno accusato il governo di voler anteporre i desideri delle industrie biotecnologiche alle preoccupazioni del pubblico. Clare Oxborrow, un’attivista anti-OGM dell’associazione Friends of the Earth (Amici della Terra) ha dichiarato: "Sfortunatamente il pubblico e i media hanno pensato di aver vinto la battaglia contro gli OGM già anni fa e al momento non si avverte una reale preoccupazione sul tema, proprio mentre invece gli OGM si stanno riaffacciando sulla scena." Graham Thompson, della sezione britannica di Greenpeace, ha ribadito che dietro agli OGM ci sarebbe soltanto la volontà delle industrie biotecnologiche di assicurarsi la proprietà intellettuale sulle colture, senza fare poi granché per gli agricoltori.

Ma Julian Little ribatte che la paura verso gli OGM è solo il frutto di una campagna senza alcun fondamento scientifico: "Tutte quelle suggestioni che sono state inculcate nel pubblico sulle orribili cose che sarebbero accadute; e invece nulla è accaduto." Un esempio di come l’opinione pubblica sia radicalmente mutata nei riguardi degli OGM è costituito dall’Australia, ha spiegato Little: "Quel paese è passato sotto il tunnel delle moratorie contro gli OGM, del ‘non-siamo-sicuri’, della confusione generata dai gruppi non governativi, fino a uscire fuori dall’altra parte affermando che si tratta invece di una tecnologia utile e ricevendo anche il sostegno da parte del pubblico. La biotecnologia ha dimostrato non solo di essere sicura e di elevato livello qualitativo, ma anche di funzionare."

Fonte: guardian.co.uk

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