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A colloquio con il ricercatore Luigi Ponti

Sicilia: progetto Med-Gold per rispondere ai cambiamenti climatici

L'influenza dei cambiamenti climatici sulle coltivazioni ortofrutticole italiane è sempre più evidente e per questo motivo abbiamo voluto fare un approfondimento sulla Sicilia, dove è concentrata buona parte delle coltivazioni orticole: basti pensare che nell'isola viene prodotto (in serra/tunnel) oltre il 42% della produzione nazionale di pomodoro da mensa.

L'area interessata è la cosiddetta "fascia trasformata" che, lungo la costa meridionale, va da Licata (AG) a Pachino (SR).

Importanti areali sono anche la zona dell'Etna per l'arancia rossa di Sicilia, la zona di Ribera (AG) per l'arancia bionda e il Siracusano con il limone femminello.

Si tratta di referenze che rappresentano in qualche modo il traino della produzione isolana, assieme alle pregiate uve da tavola di Mazzarrone (CT) e Canicatti (AG).

Contattato da FreshPlaza, Luigi Ponti (nella foto accanto), ricercatore ENEA del Centro Ricerche Casaccia - Laboratorio sostenibilità, qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari, dice: "Un focus sulla Sicilia in particolare e sul Bacino del Mediterraneo in generale è davvero appropriato, perché qui il cambiamento climatico atteso è più forte che altrove e minaccia una diversità biologica e colturale estremamente ricca ed interconnessa, oltre ad aumentare la vulnerabilità ai disastri naturali e alle invasioni da parte di specie esotiche".

"La sfida per quanti abitano in questa regione è aumentare la resilienza dello straordinario e complesso patrimonio ecologico, economico e colturale mediterraneo in un'epoca di risorse sempre più scarse e cambiamenti climatici. Questa è la sfida alla quale stiamo provando a rispondere con il progetto MED-GOLD (https://www.med-gold.eu) "Turning climate-related information into added value for traditional MEDiterranean Grape, OLive and Durum wheat food systems".

MED-GOLD è un progetto di ricerca e innovazione, della durata di quattro anni, finanziato dal programma quadro dell'Unione Europe a Horizon 2020 e coordinato da ENEA. Quel che interessa maggiormente qui è l'impatto che il cambiamento climatico - tendente all'arido/ siccitoso e manifestatosi anche con episodi sempre più improvvisi e violenti - può avere sulle colture nostrane nel breve, medio e lungo termine.

"In generale, è utile notare che studi promossi da ENEA - continua il ricercatore - hanno messo in evidenza come la distribuzione geografica del clima Mediterraneo (definizione Köppen-Geiger), con uno scenario di emissioni medio-basse di gas serra, si sposterà verso Nord in maniera significativa, con il risultato che una parte consistente delle aree che oggi consideriamo a clima Mediterraneo (Sicilia compresa) potrebbero sperimentare un clima arido entro la fine del secolo. Altro aspetto importante è che il Bacino del Mediterraneo è un cosiddetto hot spot non solo dal punto di vista climatico, ma anche da quello delle invasioni biologiche da parte di specie esotiche che possono essere organismi dannosi in agricoltura".

Il caso dell'invasione a livello globale delle colture di pomodoro da parte di Tuta absoluta è in tal senso emblematico, come peraltro documentato da studi a guida ENEA in cui viene chiaramente ricordato "che le specie invasive causano su base annuale, a livello globale, circa dieci volte più danni economici che i disastri naturali". Questo insetto, che nel recente passato ha devastato le coltivazioni di pomodoro siciliane, è originario del Sud America e si è diffuso a livello mondiale in maniera molto rapida e apparentemente incontrollabile, grazie anche alla capacità di resistere ai più comuni insetticidi.
 
Ma cosa devono aspettasi gli agricoltori per le prossime settimane/mesi/anni?
"L'arco temporale tra le settimane e i mesi, la cosiddetta scala stagionale, è uno degli aspetti principali del progetto MED-GOLD - prosegue Ponti - che mira a trasformare le informazioni legate al clima in valore aggiunto per i sistemi agroalimentari mediterranei tradizionali quali vite, olivo e grano duro. Si tratta di un fronte di ricerca e innovazione aperto. Il progetto ha raccolto questa sfida coinvolgendo alla pari ricercatori e agricoltori, questi ultimi quali utenti di servizi climatici nello sviluppo congiunto di prototipi, con l'obiettivo di stimare il valore aggiunto delle informazioni climatiche, quali ad esempio le previsioni stagionali, in termini di resilienza alla variabilità e ai cambiamenti".

Dalla scala annuale in poi non si possono attualmente fare previsioni, ma si parla di proiezioni basate su scenari, che possono essere comunque utili in termini di adattamento ai cambiamenti climatici, mediante opportune strategie di gestione delle colture. Ma vediamo quali potrebbero essere i prodotti maggiormente colpiti.

"ENEA ha guidato di recente uno studio sugli effetti ecologici ed economici dei cambiamenti climatici sull'olivo nel Bacino del Mediterraneo - specifica il ricercatore - Nonostante l'olivo sia probabilmente la coltura mediterranea che meglio si adatta condizioni di stress idrici e termici, gli effetti possono essere significativi, particolarmente se calati nel relativo contesto ecologico, economico e sociale. E' pertanto ragionevole attendersi che altre colture mediterranee meno tolleranti dell'olivo a caldo e siccità, quali vite e grano, subiranno effetti molto più marcati".
 
Sono sufficienti risorse idriche e come potranno i produttori affrontare la siccità?
Il Water Resources Institute mette a disposizione questo interessante atlante del rischio idrico, che indica come la Sicilia sia attualmente a rischio medio-elevato per quanto riguarda le risorse idriche: con un incremento atteso dello stress idrico di 1,4 volte rispetto al presente entro il 2040.



"La sfida per i prossimi anni, sta nel comprendere i meccanismi e la razionalità ecologica che sono alla base della sostenibilità dei sistemi agricoli mediterranei: solo così - conclude Ponti - è possibile affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici in maniera efficace dal punto di vista economico e ambientale. In particolare i nostri sistemi agricoli tradizionali possono fornire indicazioni importanti su come rendere l'agricoltura più resiliente ai cambiamenti climatici. Il contesto agroecologico, compresa la biodiversità circostante a livello di paesaggio, è importante anche per una coltura protetta come il pomodoro, e può contribuire alla sua resilienza. Nell'areale mediterraneo, infatti, diversamente da quanto accade nei climi freddi, le serre rimangono isolate dall'esterno solo per periodi piuttosto brevi e pertanto anche un agroecosistema semplificato come la serra può trarre notevoli vantaggi da un miglioramento della biodiversità vegetale circostante."

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