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Fonte: Google News
Importanti risultati conseguiti da Uni Tuscia
I meccanismi di infezione della batteriosi del kiwi e le reazioni delle piante
La ricerca italiana continua ad acquisire e a divulgare importanti informazioni e risultati riguardanti la problematica di natura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae, PSA che, dal 2008, sta determinando notevoli danni alle coltivazioni di Actinidia in Italia, come in Europa, in Nuova Zelanda, ed in altri Stati dove la produzione del kiwi riveste un ruolo primario e di notevole importanza commerciale.
Lo ricerca, sviluppata dal Gruppo di Fitobatteriologia ed il CIME (Centro Interdipartimentale di Microscopia Elettronica) dell’Ateneo di Viterbo, in collaborazione il Forest Ecology and Forest Management Group, Centre for Ecosystem Studies, dell’Università di Wageningen (Olanda), sarà a breve pubblicata sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology, (apsjournals.apsnet.org/doi/abs/10.1094/PHYTO-02-12-0019-R) dal titolo "Bacterial canker on kiwifruit in Italy: anatomical changes in the wood and in the primary infection sites" (Autori: Renzi M., Copini P., Taddei A.R., Rossetti A., Gallipoli L., Mazzaglia A., Balestra G.M.)
Lo studio, durato circa 3 anni, dopo innumerevoli ipotesi, permette di chiarire importanti aspetti quali le strategie che vengono adottate da Psa per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e, come le stesse piante reagiscono nel tempo all’attacco di questo temibile batterio.

Immagine al microscopio ottico: (f) sezione fogliare con tessuto spugnoso (sp) ed a palizzata (pp) invasi da cellule (colorate) di Psa le quali alterano del tutto la tipica organizzazione dei tessuti fogliari. (g) sezione fogliare di controllo; cellule epidermiche (ec).
Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. (A. chinensis e A. deliciosa) naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell’ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) si evidenzia come l’agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.

Particolare al microscopio ottico di tessuto vegetale di A. chinensis dove si evidenziano numerosissime cellule di Psa (colorate di viola) che hanno completamente invaso il floema (f) e, dopo aver oltrepassato il cambio (c), si sono diffuse ed hanno colonizzato anche lo xilema.
Mediante la ricerca è stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l’infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l’iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale, che l’applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio.

Particolare al microscopio ottico di una sezione di actinidia, analizzata per misurare la densità e la sezione dei vasi conduttori a seguito di infezioni naturali di Psa.
Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la sopravvivenza del batterio all’interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriuscita della linfa infetta.

(A) Linfa fuoriuscita da pianta capitozzata contenente cellule di Psa; (B) nuova emissione vegetativa colonizzata internamente da Psa, sviluppatasi da pianta precedentemente capitozzata; (C) tralcio affetto da Psa su pianta già capitozzata.
Lo studio permette quindi di chiarire importanti aspetti inerenti la biologia e l’epidemiologia di questo batterio fitopatogeno, come di indirizzare lo sviluppo di appropriate strategie per un contenimento/controllo di Psa, proprio in funzione delle sue strategie di infezione e delle reazioni delle piante di Actinidia spp. ad un suo attacco.
Per maggiori info:
Dr. Giorgio M. Balestra - Ricercatore
DAFNE (Dipartimento di scienze e tecnologie per l'Agricoltura, le Foreste, la Natura e l'Energia) - Università della Tuscia
Via S. Camillo de Lellis
01100 Viterbo
Tel.: (+39) 0761 357474
Fax: (+39) 0761 357473
Email: balestra@unitus.it
Web: www.unitus.it
Skype: giorba5618
Personal Web: www.agraria.unitus.it/interna.asp?idCat=244
I meccanismi di infezione della batteriosi del kiwi e le reazioni delle piante
La ricerca italiana continua ad acquisire e a divulgare importanti informazioni e risultati riguardanti la problematica di natura batterica causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae, PSA che, dal 2008, sta determinando notevoli danni alle coltivazioni di Actinidia in Italia, come in Europa, in Nuova Zelanda, ed in altri Stati dove la produzione del kiwi riveste un ruolo primario e di notevole importanza commerciale.
Lo ricerca, sviluppata dal Gruppo di Fitobatteriologia ed il CIME (Centro Interdipartimentale di Microscopia Elettronica) dell’Ateneo di Viterbo, in collaborazione il Forest Ecology and Forest Management Group, Centre for Ecosystem Studies, dell’Università di Wageningen (Olanda), sarà a breve pubblicata sulla prestigiosa rivista americana di patologia vegetale, Phytopathology, (apsjournals.apsnet.org/doi/abs/10.1094/PHYTO-02-12-0019-R) dal titolo "Bacterial canker on kiwifruit in Italy: anatomical changes in the wood and in the primary infection sites" (Autori: Renzi M., Copini P., Taddei A.R., Rossetti A., Gallipoli L., Mazzaglia A., Balestra G.M.)
Lo studio, durato circa 3 anni, dopo innumerevoli ipotesi, permette di chiarire importanti aspetti quali le strategie che vengono adottate da Psa per penetrare nelle piante di Actinidia spp. e, come le stesse piante reagiscono nel tempo all’attacco di questo temibile batterio.

Immagine al microscopio ottico: (f) sezione fogliare con tessuto spugnoso (sp) ed a palizzata (pp) invasi da cellule (colorate) di Psa le quali alterano del tutto la tipica organizzazione dei tessuti fogliari. (g) sezione fogliare di controllo; cellule epidermiche (ec).
Attraverso lo studio di piante di Actinidia spp. (A. chinensis e A. deliciosa) naturalmente affette da Psa e di altre contaminate artificialmente mediante differenti tecniche, ed anche in virtù dell’ausilio di specifiche tecniche di microscopia (ottica, trasmissione, scansione) si evidenzia come l’agente del cancro batterico sia in grado di penetrare attraverso aperture naturali (stomi, lenticelle) o ferite e di diffondersi poi mediante i vasi xilematici ed i vasi floematici.
Particolare al microscopio ottico di tessuto vegetale di A. chinensis dove si evidenziano numerosissime cellule di Psa (colorate di viola) che hanno completamente invaso il floema (f) e, dopo aver oltrepassato il cambio (c), si sono diffuse ed hanno colonizzato anche lo xilema.
Mediante la ricerca è stato anche possibile evidenziare e correlare tipiche alterazioni anatomiche del legno (riduzione delle sezioni dei vasi conduttori, formazione di tille, riduzione degli anelli di accrescimento) con l’infezione da parte del batterio vascolare. Le stesse alterazioni interne hanno permesso inoltre di evidenziare come, tra l’iniziale penetrazione da parte di Psa nelle piante e la manifestazione evidente dei sintomi, intercorra uno spazio temporale, che l’applicazione di specifiche analisi dendrocronologiche hanno permesso di studiare e di chiarire in dettaglio.

Particolare al microscopio ottico di una sezione di actinidia, analizzata per misurare la densità e la sezione dei vasi conduttori a seguito di infezioni naturali di Psa.
Inoltre, in virtù di quanto osservato, la ricerca evidenzia come, la pratica della capitozzatura, largamente adottata ovunque in questi anni per tentare di riallevare piante precedentemente infettate da Psa, risulti poco efficace ed anzi, possa favorire la sopravvivenza del batterio all’interno delle piante con la conseguente infezione delle nuove emissioni, e come la sua ulteriore diffusione possa essere facilitata attraverso la fuoriuscita della linfa infetta.

(A) Linfa fuoriuscita da pianta capitozzata contenente cellule di Psa; (B) nuova emissione vegetativa colonizzata internamente da Psa, sviluppatasi da pianta precedentemente capitozzata; (C) tralcio affetto da Psa su pianta già capitozzata.
Lo studio permette quindi di chiarire importanti aspetti inerenti la biologia e l’epidemiologia di questo batterio fitopatogeno, come di indirizzare lo sviluppo di appropriate strategie per un contenimento/controllo di Psa, proprio in funzione delle sue strategie di infezione e delle reazioni delle piante di Actinidia spp. ad un suo attacco.
Dr. Giorgio M. Balestra - Ricercatore
DAFNE (Dipartimento di scienze e tecnologie per l'Agricoltura, le Foreste, la Natura e l'Energia) - Università della Tuscia
Via S. Camillo de Lellis
01100 Viterbo
Tel.: (+39) 0761 357474
Fax: (+39) 0761 357473
Email: balestra@unitus.it
Web: www.unitus.it
Skype: giorba5618
Personal Web: www.agraria.unitus.it/interna.asp?idCat=244
Data di pubblicazione: 22/06/2012
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