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La Cina vuole migliorare gli standard di sicurezza alimentare

Danneggiato da recenti scandali circa la pessima qualità di molti prodotti alimentari, il colosso cinese reagisce per preservare e aumentare le proprie quote di mercato in questo settore. Un giro di vite sta per abbattersi sui commercianti sprovvisti di licenza e tutta una serie di nuovi e migliorati criteri qualitativi per migliaia di prodotti alimentari di largo consumo sta per entrare in vigore entro la fine dell'anno, come dichiarato dalle autorità.

Solo a luglio, secondo i dati dell'amministrazione statale per il commercio e l'industria, gli ispettori hanno scoperto e punito ben 9.098 commercianti senza licenza che vendevano generi alimentari o altro. Non sono stati resi noti i dati dell'anno precedente, e dunque un confronto 2006-2007 è impossibile, ma le dichiarazioni ufficiali concordano nel sottolineare che il governo ha tutta l'intenzione di usare il pugno duro contro l'endemico problema della scarsa sicurezza alimentare.

La battaglia si svolge su due fronti: quello interno della sicurezza del consumatore cinese e quello esterno dell'immagine internazionale del paese, che deve recuperare credibilità. Tra le misure in atto, è previsto anche un controllo più capillare sulla distribuzione nei negozi, mercati e supermercati, dove dovranno essere introdotti registri obbligatori sulle merci in entrata e dove le ispezioni potranno avvenire in ogni momento, per verificare l'effettiva tracciabilità e origine dei prodotti alimentari.

Entro la fine dell'anno, entreranno in vigore 3.395 nuovi standard di qualità per gli alimenti di largo consumo, che dovranno adeguarsi quanto più possibile ai requisiti internazionali in vigore sui mercati esteri. Tra le nuove misure che saranno introdotte, sono comprese analisi più accurate sui residui di pesticidi nei vegetali destinati all'esportazione.

Il nuovo atteggiamento ha già prodotto i primi risultati; un amministratore della compagnia Shandong Rizhao Qiangdi Food Co., operante nella Cina orientale, ha dichiarato che le restrizioni imposte dal governo hanno pesantemente ridimensionato le esportazioni di aglio e ginger della compagnia: "In base ai nuovi standard, non siamo stati in grado di esportare questi prodotti verso gli Stati Uniti", ha detto il portavoce. In base alla stessa fonte, che non ha voluto rendere noti i quantitativi effettivamente esportati dalla compagnia, anche gli importatori americani sono rimasti danneggiati. L'aglio cinese viene infatti importato in grandi quantità negli Stati Uniti, in quanto è molto più economico rispetto a quello prodotto localmente.

Fonte: ap.google.com