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La clessidra

I frutticoltori di Washington temono le conseguenze della guerra commerciale di Trump con la Cina

I frutticoltori di Yakima (Stati Uniti) sono in attesa di vedere se le mele e le ciliegie dello stato di Washington diventeranno pedine in una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Con la minaccia del Presidente Trump di imporre tariffe sulle importazioni dalla Cina, i produttori di Washington temono che la loro frutta possa essere sottoposta a tassazione per ritorsione.

La Cina, la seconda economia più grande al mondo, ha infatti risposto alle controverse tariffe commerciali imposte dal Presidente Trump. Il Ministro del Commercio cinese ha proposto una lista di 128 prodotti USA come potenziali obiettivi di ritorsione, secondo un comunicato sul sito web del ministero.

L'anno scorso il 13% circa del raccolto di ciliegie dello stato è andato alla Cina; Hong Kong e Cina rappresentano il quinto principale mercato d'esportazione dello stato per quanto riguarda le mele. Secondo il sito web yakimaherald.com, la Cina era il primo mercato d'oltremare per le ciliegie dello stato; a seguire Messico, Canada, Medio Oriente e India come principali importatori.

L'Associazione per le mele degli USA è delusa dalla situazione
Secondo Jim Bair di US Apple, "l'Associazione è estremamente delusa dal fatto che i melicoltori siano finiti nel mirino di quella che sembra una guerra commerciale tra la Casa Bianca e il governo cinese". Con l'aggiunta delle mele nella lista di tariffe di ritorsione della Cina, i coltivatori statunitensi dovranno affrontare la perdita di un mercato d'esportazione importante e in espansione, l'accesso al quale è stata una battaglia molto difficile.

"Il settore melicolo USA ha lavorato molto duramente nel corso degli anni e nel 2015 era riuscito finalmente a ottenere l'accesso completo al mercato cinese, così come la Cina lo ha ottenuto al nostro. Stiamo competendo, e vincendo, con una crescita delle nostre esportazioni in Cina che è passata da zero a circa 2,5 milioni di cartoni all'anno. La risposta di ritorsione della Cina alle tariffe USA è solo l'ultimo capitolo di una lunga e triste storia dove i melicoltori USA pagano le conseguenze di una lotta che non hanno cominciato e a cui non sono interessati".

"Nell'arco di tre anni, la Cina è diventata il nostro decimo mercato principale e ha un enorme potenziale di crescita. Persino l'Ente dei rappresentanti commerciali degli USA colloca le esportazioni di mele statunitensi in Cina come una delle migliori storie di successo in termini di export. Siccome la Cina non coltiva molte varietà diverse di mele, sul mercato è presente una domanda elevata da parte dei consumatori per le tante e uniche varietà offerte dagli Stati Uniti.

"Il commercio è estremamente importante per il settore melicolo degli Stati Uniti. Chiediamo all'amministrazione e alla Cina di risolvere rapidamente la disputa commerciale in modo che le nostre esportazioni di mele non vengano interrotte". 

Le autorità cinesi potrebbero imporre tariffe di ritorsione su prodotti simili a quelli tassati dagli USA. E' già successo in passato, cioè quando nel 2010 gli USA hanno limitato l'ingresso dei camion messicani nel paese e il Messico ha imposto una tassa del 20% sulle mele di Washington.

La Cina risponde alle tariffe di Trump
I prodotti USA, che hanno registrato un valore d'importazione di 3 miliardi di dollari nel 2017, comprendono vino, frutta fresca, frutta essiccata e noci, tubi di acciaio, zenzero. Questi prodotti potrebbero andare incontro a un dazio del 15%, mentre una tariffa del 25% potrebbe essere imposta sui prodotti a base di suini e sull'alluminio riciclato degli USA.

Il sito web Cnbc.com ha riportato che prodotti agricoli USA, come la soia, sono stati bollati come la maggiore area di potenziale ritorsione dall'amministrazione del Presidente cinese Xi Jinping.

Pechino adotterà delle misure contro i 128 prodotti USA in due fasi se non riuscirà a raggiungere un accordo con Washington, ha riferito il ministero, aggiungendo che potrebbe intraprendere azioni legali secondo le norme dell'Organizzazione mondiale del commercio.

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