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Nei Paesi Bassi o sono gratuiti o l'ortofrutta viene pesata direttamente in cassa

Sacchetti a pagamento: l'opzione scelta dall'Italia

Scelta dell'Italia, quella di far pagare i sacchetti biodegradabili per l'ortofrutta, riportando il costo nello scontrino. E le polemiche non si placano (cfr. FreshPlaza del 03/01/2018, del 04/01/2018 e del 05/01/2018).

Il 29 aprile 2015 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva 2015/720 allo scopo di ridurre l'uso di borse in plastica a favore di sacchetti realizzati in materiali biodegradabili e compostabili secondo lo standard internazionale UNI EN 13432:2002.

Le misure adottate dagli Stati membri includono l'una o l'altra delle seguenti opzioni o entrambe:
  1. adozione di misure atte ad assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali;
  2. adozione di strumenti atti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, salvo che siano attuati altri strumenti di pari efficacia. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse da tali misure.


Per due anni, l'Italia in pratica ha ignorato tale direttiva e, nel gennaio del 2017, la Commissione europea ha aperto cinque procedure di infrazione verso il nostro Paese. L'obbligo è stato introdotto solo lo scorso agosto, con il cosiddetto Dl Mezzogiorno. Le misure puntano a ridurre proprio l'utilizzo di borse di plastica inquinanti, vietando la commercializzazione di sacchetti plastici con uno spessore superiore a 15 micron, prima gratuitamente disponibili nei supermercati.

Per quanto concerne le borse di plastica in materiale ultraleggero, come si legge sulla Gazzetta Ufficiale, "non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d'acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite".

 

Se in Italia le famiglie pagheranno in media (secondo alcune statistiche) dai 4 ai 12 euro l'anno per i sacchetti, nei Paesi Bassi la questione è ben diversa. Almeno è ciò che è scaturito da una nostra verifica diretta. Ci siamo recati nei punti vendita di due catene di supermercati e un discount. In tutti e tre i casi, quello che salta all'occhio subito è la scarsa presenza di prodotti sfusi. Lattughe, peperoni e cetrioli ad esempio vengono offerti filmati.




Tra i prodotti disponibili sfusi, le mele. Abbiamo scelto un frutto Pink Lady, di origine italiana, in un caso, e francese in un altro. L'abbiamo inserito nell'apposito sacchetto, pesato alla bilancia e apposto la relativa etichetta con prezzo (0,47 e 0,65 euro). Come si nota dallo scontrino a lato, nelle immagini sottostanti, nessun costo ulteriore per il sacchetto è stato aggiunto.






Nel discount non abbiamo potuto fare la stessa verifica per la mancanza di distributori di sacchetti nel reparto ortofrutticolo. In quest'ultimo caso, infatti, abbiamo optato per l'acquisto di un pompelmo spagnolo che è stato pesato e prezzato direttamente alla cassa.

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