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I competitor asiatici e mediorientali spingono la Serbia fuori dal mercato russo della frutta

Secondo gli analisti di EastFruit, le spedizioni di frutta serba verso il mercato russo sono diminuite drasticamente nel 2018. Nei primi otto mesi di quest'anno, le esportazioni di mele dalla Serbia alla Russia sono calate da 113mila a 71.000 tonnellate; le esportazioni di pesche e nettarine sono diminuite da 34.600 a 20.600 ton; quelle di ciliegie hanno subito una flessione da 8.000 a 4.700 ton; le esportazioni di amarene sono calate da 3.100 a 2.300 ton; le spedizioni di albicocche fresche si sono ridotte da 3.100 a 400 ton e le fragole hanno assistito a una riduzione della quantità esportata da 10.400 a 9.100 ton.

Di conseguenza, il ricavo della Serbia derivante dall'esportazione di frutta verso la Russia è diminuito del 17% per un totale di 159 milioni di dollari, mentre gli altri grandi attori (Ecuador, Turchia, Cina ed Egitto) hanno incrementato le loro spedizioni. Ne consegue che la Serbia è calata dal terzo al quinto posto nella classifica dei principali fornitori di frutta in Russia, sorpassata dalla Cina e dall'Egitto. La Cina ha mostrato la crescita più importante, esportando in Russia il 51% in più di frutta nel periodo compreso fra gennaio e agosto 2018, realizzando così 257 milioni di dollari.

Il calo dell'offerta di frutta proveniente dalla Serbia è principalmente dovuto a un crescente controllo sulla riesportazione di prodotti ortofrutticoli provenienti da altri paesi dell'UE. Infatti EastFruit ha recentemente riportato che ci sono stati arresti di massa in Serbia basati sul sospetto di riesportazione di frutta e falsificazione di documenti.

Un altro fattore degno di nota è la crescente competizione nel mercato della frutta russo da parte di fornitori provenienti dall'Asia centrale, dal Medio Oriente e dalla Cina. Per esempio, la Turchia ha osservato un incremento delle sue esportazioni in Russia del 38% durante il periodo in questione, mentre l'Iran è riuscito a crescere di 2,1 volte; l'Azerbaijan è cresciuto del 57% (in parte per via della riesportazione di prodotti iraniani) e l'Uzbekistan del 39%.

Per rimanere sul mercato russo, la Serbia deve investire in maniera più attiva nel miglioramento della qualità dei suoi ortofrutticoli. Dopotutto se la nazione riuscisse a unirsi all'UE, potrebbe perdere l'accesso al mercato russo, cosa che potrebbe rivelarsi un disastro per i produttori serbi.

Fonte: fruit-inform.com


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