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Pomodoro da industria: le ragioni di una crisi secondo OP Mediterraneo

Come per il 2017, neppure per questa campagna commerciale gli imprenditori agricoli hanno potuto pianificare in maniera corretta la produzione del pomodoro da industria.

Marco Nicastro, presidente dell'Op Mediterraneo.

"Sembra paradossale, ma in realtà la pianificazione delle produzioni non viene fatta da anni, in quanto abbiamo un Distretto del Centro Sud promosso dall'Anicav, con sede a Foggia presso la Camera di Commercio, che non si è mai riunito perché non è mai stato convocato. Quindi al meridione non viene fatta mai la pianificazione. Mi domando se anche una carenza del genere possa rientrare in quelle che oggi l''UE chiama pratiche sleali". A dichiararlo a FreshPlaza Marco Nicastro presidente dell'Op Mediterraneo.

Perché questa potrebbe essere considerata una pratica sleale? "Semplicemente perché - spiega Nicastro - non pianificando la produzione, l'agricoltore rimane disinformato e coltiva, per così dire, a occhi chiusi. Ciò lo rende, costitutivamente quasi, la parte debole della filiera".

Secondo il presidente della OP Mediterraneo, il settore del pomodoro da industria è caratterizzato da un'anomalia di fondo dovuta all'insanabile pratica delle industrie a chiudere la contrattazione sul prezzo del pomodoro solo dopo che sono stati fatti i trapianti (che solitamente avvengono tra aprile e luglio).

"La divergenza tra il mondo della produzione e quello dell'industria configura, anche in questo, una pratica sleale caratterizzata dal fatto di conoscere il prezzo della propria materia prima solo dopo aver trapiantato quantitativi decisi alla cieca".

"E' una situazione molto preoccupante – ha sottolineato Nicastro - che sta mettendo in difficoltà numerose imprese agricole e che peserà ulteriormente in maniera negativa in termini di futura programmazione e di possibili azioni speculative al ribasso".

"Prendere coscienza di essere produttori di cibo per l'umanità intera, significa soprattutto abbattere lo steccato dell'individualismo e accettare definitivamente la nascita di sistemi complessi che interagiscono fra loro e funzionano soltanto se ognuno modella e adatta il proprio apporto in modo complementare alle esigenze e ai bisogni di chiunque altro partecipi al sistema".

E' nel 2011 che, nei dintorni di Foggia, nasce la Società Cooperativa Agricola Mediterraneo, aggregazione economica di 200 produttori i quali, attraverso lo strumento della cooperazione, hanno realizzato l'obiettivo della mutualità tra i soci e la collocazione del prodotto sui mercati. La cooperativa dispone di circa 400 ettari di terreni destinati produzione di pomodoro per l'industria.

"Nella Capitanata cioè nella provincia di Foggia – sottolinea Nicastro - si produce il 99% del pomodoro lungo che viene destinato ai mercati esteri. Questo meriterebbe la creazione e valorizzazione di un brand tra parte agricola e industriale. Purtroppo, sono molteplici i motivi per cui, qui al sud, nulla cambia! Nella migliore delle ipotesi, una delle ragioni è l'arretratezza e la mancanza di interesse da parte degli industriali. Un ritardo socio-economico e culturale che risulta funzionale alla marginalizzazione del comparto e che alla fine colpisce la produzione con prezzi sempre più al ribasso. Insomma, alla fine l'anello debole della catena è quello che paga prezzo, quando non possono essere toccati altri anelli della stessa filiera".

Il comparto del pomodoro da industria rappresenta un settore strategico per l'agroindustria italiana, sia per le quantità lavorate - l'Italia è, infatti, il secondo trasformatore al mondo di pomodoro dopo gli USA e rappresenta il 13,6% della produzione mondiale e il 49% di quella europea – sia per i volumi di fatturato, pari a oltre 3,15 miliardi di Euro. "In generale, allo stato attuale – prosegue Nicastro - gli operatori della filiera stimano un possibile calo della produzione totale nell'ordine del 15/20% rispetto al 2017 a fronte del 30-40% in meno delle superfici dedicate alla coltivazione".

Alle minori rese agricole è corrisposto un calo di circa il 20% delle rese industriali dei derivati destinati al consumatore finale, legato all'esigenza di utilizzare maggiori quantità di materia prima per riuscire a garantire prodotto con standard qualitativi elevati.

Quali i motivi? Innanzitutto il disinnamoramento degli agricoltori, le imprevedibili anomalie climatiche con allagamenti e bombe d'acqua che hanno compromesso parte del raccolto. A ciò si sono aggiunte problematiche fitosanitarie (peronospora del pomodoro e marcescenza) e altre complicazioni di natura fungina (Oidio). Con la conseguenza che la resa per ettaro è stata inferiore del 30% soprattutto a causa dell'asfissia radicale della pianta dovuta a ristagni e allagamenti. Quindi, se la resa per ettaro a livello nazionale nel 2017 è stata mediamente di 73/ton per ettaro, la produzione nel 2018 è scesa a 50 ton/ettaro.

Si stima pertanto una diminuzione dei volumi a circa 2,2 milioni di ton, a fronte dei 3,2 mln dell'anno precedente. "Tuttavia - conclude Nicastro - quelli appena citati non sono dati certi perché, come detto precedentemente, il Distretto non monitora niente! Solo l'Agea, a consuntivo, fa una media dei dati per erogare i contributi in maniera approssimativa".

Contatti: 
OPMediterraneo:
via Matteotti Giacomo, 86
71121 Foggia - Italy
Tel.: 0881756024
Cell.: 337 837954
Email: amministrazione@opmediterraneo.it
Web: www.opmediterraneo.it


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