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Lo si evince dai dati Ismea

I prezzi della frutta sono aumentati del 24 per cento

Nel secondo trimestre del 2018 l'indice dei prezzi all'origine dei prodotti agricoli (anno base 2010), elaborato dall'Ismea, è arrivato a 122 punti, aumentando del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2017.

La tendenza dei prezzi agricoli negli ultimi mesi è stata opposta a quella dei mezzi correnti di produzione: l'indice Ismea ha infatti registrato aumenti progressivi fino al mese di maggio 2018 sia su base congiunturale (rispetto al mese precedente), sia su base annua (stesso mese dell'anno precedente); la tendenza espansiva sembra comunque si sia interrotta, guardando ai dati di giugno e luglio. Nel complesso la redditività corrente degli agricoltori risulta in graduale peggioramento nei primi sei mesi del 2018.

Se si guarda alle singole filiere, i prezzi all'origine delle principali tipologie di ortaggi nel secondo trimestre 2018 sono aumentati rispetto allo stesso periodo del 2017 (+14,8% l'indice dei prezzi dell'Ismea). La dinamica attuale è stata influenzata dalla minore offerta rispetto all'anno scorso, in cui le temperature miti avevano determinato uno sviluppo spesso repentino di ortive, con conseguente sovrapposizione dei calendari commerciali.

Il saldo commerciale con l'estero del comparto degli ortaggi dei primi sei mesi del 2018 è arrivato a 834 milioni di euro, 161,4 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2017, soprattutto grazie al contributo del surplus del segmento dei prodotti trasformati, passato da 388 milioni a 502 milioni di euro. Il valore delle esportazioni di ortaggi trasformati è, infatti, aumentato del 7,3% su base annua, grazie al contributo di tutti i prodotti dell'aggregato; il 2018 segna, in particolare, il recupero dell'export di conserve di pomodoro (+7,3% su base annua), dopo la battuta di arresto del 2017 (-3,7%).

Positivo anche il saldo degli ortaggi freschi, quasi 332 milioni di euro, in crescita di quasi 47 milioni rispetto al livello dei primi sei mesi del 2017, dovuto a un arretramento delle importazioni (-10,4%), più intenso di quello che ha interessato le esportazioni (-2%).

Nei primi sei mesi del 2018, i volumi di ortaggi freschi acquistati dalle famiglie sono rimasti per lo più stabili su base annua, a fronte di una spesa in contenimento. In particolare, si è ridotta la spesa per melanzane, pomodori, peperoni e patate per i quali i prezzi al dettaglio sono diminuiti nel secondo trimestre, mentre sono aumentati spesa e volumi acquistati dei prodotti di IV gamma (cfr. FreshPlaza del 28/09/2018).

Clicca qui per ingrandire la tabella.

Nel secondo trimestre del 2018 i listini di frutta e agrumi sono aumentati del 24,3% rispetto ai corrispondenti del secondo trimestre del 2017. Anche in questo caso la dinamica è stata influenzata da una notevole riduzione dei volumi offerti rispetto all'anno precedente. Nel caso delle ciliegie questa situazione si è verificata solo per il mercato settentrionale, mentre nel principale polo produttivo, quello barese, i prezzi sono risultati ben al di sotto di quelli della campagna 2017, dato che il caldo eccessivo ha accelerato la maturazione dei frutti, con conseguente ingolfamento dei circuiti commerciali.

Il saldo commerciale con l'estero del segmento frutta fresca e trasformata nel periodo gennaio-giugno 2018, pur sempre positivo, è peggiorato di circa 47 milioni di euro, arrivando a 165,2 milioni di euro. All'interno del comparto è il deficit del comparto fresco a peggiorare, per una flessione delle esportazioni (-7,5%), che nel caso delle mele è arrivata addirittura al 15% in valore e al 40% in volume. Positivo e in miglioramento invece il saldo del segmento trasformato, grazie a un incremento delle esportazioni dell'8,7% rispetto a quelle di gennaio-giugno 2017.

I consumi domestici della frutta fresca segnano nel primo semestre una contrazione dei volumi a fronte di un aumento della spesa. A calare non è tanto l'interesse dei consumatori quanto la disponibilità di prodotto.

Le minori disponibilità di offerta per mele, fragole, albicocche e kiwi hanno spinto al rialzo i prezzi al consumo, di contro per arance e pere a maggiori volumi acquistati ha corrisposto una spesa in contrazione, anche a causa di una qualità non sempre adeguata. Per le pesche, le previsioni di scarsa produzione hanno mantenuto elevati i prezzi al dettaglio, ma le scarse disponibilità hanno fatto registrare sul mercato al consumo una flessione del 15% dei volumi e del 6% della spesa.

Per quanto riguarda le albicocche, la campagna ha fatto registrare un calo produttivo del 25-30%, a causa del maltempo con gelate importanti in momenti topici per la maturazione del frutto, e i volumi venduti sono stati inferiori del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017 con una flessione della spesa dell'8%. Anche la campagna delle fragole è stata compromessa a causa delle piogge e del freddo dal punto di vista della qualità, con il conseguente calo del 30-35% della produzione. L'aumento dei prezzi ha in parte controbilanciato la carenza di prodotto (-8% i volumi e stabile la spesa).

Segnali negativi anche nel segmento della frutta trasformata, per il quale la spesa delle famiglie diminuisce dell'1,7% rispetto al periodo gennaio-giugno 2017, soprattutto per un calo delle vendite di succhi.

Per maggiori informazioni: www.ismea.it


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