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I dati di una prova sperimentale presentati dal Crpv e Apofruit

Batteriosi del pesco, l'alleato e' sempre (e solo) il rame

In un pescheto in cui la batteriosi (Xanthomonas campestris pruni) è conclamata, non vi sono (ancora) alternative valide al "buon, vecchio, efficace" rame. Se il testimone presenta 90% di frutti colpiti, l'utilizzo del rame abbatte l'incidenza fino al 18,8%.


Pesche Royal Lee con evidente punteggiatura da batteriosi.

Altri composti invece "viaggiano" fra il 74 e l'85% di frutti danneggiati.
Questo, per sommi capi, quanto emerso venerdì scorso, 22 luglio 2016, alla visita guidata "Prova di valutazione di efficacia di diversi formulati nel contenimento della maculatura batterica su pesco" organizzata da Crpv, Apofruit e Astra nell'ambito di un progetto di ricerca del PSR regionale. Le prove sono state condotte presso l'azienda Zoffoli a Pievesestina di Cesena. L'impianto era una spalliera del 2007, varietà Royal Lee, sesto 4x4,5.


Tecnici e agricoltori all'incontro di venerdì 22 luglio a Cesena, azienda F.lli Zoffoli.

Ad illustrare i risultati Gianni Ceredi, tecnico Apofruit, con Maria Grazia Tommasini del Crpv. "Dati alla mano, il rame rappresenta ancora il principio attivo più efficace – ha esordito Ceredi – almeno per quello che riguarda la nostra prova. In questo pescheto la batteriosi è conclamata e non si può fare altro che cercare di contenerla, anno dopo anno, tramite i trattamenti".


Foglie bucherellate da batteriosi

La batteriosi si manifesta con evidenti punti necrotici sulla superficie delle pesche e con segni sulle foglie. Il danno commerciale è notevole, specie nelle annate in cui il mercato "non tira". Cosa significa ciò? In parole semplici, se l'annata è carica di prodotto e la vendita risulta difficoltosa, il minimo segno sui frutti fa respingere la produzione. Se si è di fronte a un anno di scarica, il mercato chiude un occhio e accetta anche i frutti con l'epidermide segnata che, comunque, a parte l'aspetto "estetico", non presentano alcun problema.


Maria Grazia Tommasini e Gianni Ceredi.

Sono stati eseguiti 6 trattamenti, con pompa a spalla, fra il 22 aprile e l'8 giugno. Il testimone ha registrato il 90% di incidenza. Gli alberi trattati con "Kodens Cu" hanno registrato incidenza pari al 18,8%. Ciò significa che i frutti segnati erano circa 19 ogni 100. Il prodotto "Selecta" ha registrato incidenza del 24,2%. "Bactersine+Cu" ha registrato incidenza del 42%. "Ibisco" incidenza del 74,5%; "Vacciplant" 85%. Poi sono stati testati altri due prodotti , chiamati Siglato A e B con incidenza del 79,7% e 78%.


Una pesca delle piante testimone

Durante l'incontro è emerso che certi composti naturali, come olio di soia più lecitina, possono avere un effetto "fisico" di protezione, ma la vera efficacia è sempre legata all'abbinamento con il rame. Le pesche colpite da batteriosi, in genere, vengono classificate come destinate all'industria, quindi per l'agricoltore il reddito si azzera o quasi.


 
"Ricordiamo comunque – ha detto Andrea Bergamaschi di Upl – che il rame non ha un comportamento lineare e che la sua efficacia dipende da una serie di fattori e condizioni concomitanti come lo sbalzo termico, ad esempio, e l'equilibrio termodinamico che si instaura. Le condizioni ambientali sono determinanti per l'efficacia di un trattamento a base di rame".

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