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La clessidra

Uva da tavola italiana: l'embargo russo fa crollare i prezzi delle esportazioni

Così com'è stato per le altre frutticole, anche per l'uva da tavola il meteo non ha aiutato l'attuale campagna 2014. Sia durante la fioritura, che durante la maturazione non c'è stato quel clima asciutto che in tanti speravano. La conseguenza è stato un calo nella produzione, sia qualitativa che quantitativa; ciò, unito ai bassi consumi, influenza i prezzi al ribasso.

Ad oggi sono tre le varietà disponibili e prodotte prima in Sicilia (grazie al clima riesce ad anticipare la produzione delle precoci) e in Puglia: la Vittoria, una precoce bianca, la Black Magic, anche lei precoce ma nera, e infine l'uva Italia, la cui stagione sta iniziando in questi giorni con prezzi piuttosto bassi. Tutte queste varietà sono con semi, mentre da una decina d'anni a questa parte stanno prendendo sempre più piede in Italia le uve seedless, senza semi, coltivate esclusivamente in Puglia. Queste ultime incontrano un discreto mercato nel Nord Europa, dove ne aumentano i consumi: Inghilterra (terzo maggiore consumatore mondiale insieme ai paesi baltici), Scandinavia e Germania (secondo maggiore consumatore al mondo).


Uva Italia.

A seconda delle zone di produzione, poi, l'uva ha destinazioni preferite diverse. L'uva siciliana è apprezzata in Francia, per via dei suoi acini più piccoli; viceversa, per quella pugliese dagli acini più grossi e croccanti, l'export va forte in Germania, nei paesi baltici e in Polonia. Proprio la Polonia è un paese che è cresciuto molto negli ultimi anni e richiede sempre più uva da tavola.

In generale quest'anno si esporta poco, perché la qualità è bassa, così come sono bassi i consumi. Prezzi contenuti, quindi, anche perché il mercato è saturo a causa dell'embargo russo. La Russia era un grande consumatore di uva da tavola tanto da figurare, con circa 400.000 tonnellate acquistate di uva nel 2011, ai primi posti nel ranking mondiale, in buona compagnia con Germania e Gran Bretagna, altri due grandi importatori. Chiuse quelle frontiere, si è dovuta allocare la produzione in altri mercati: soprattutto l'Europa, mentre chi ha la capacità (e soprattutto uva di qualità capace di reggere quasi 30 giorni di viaggio in mare e una settimana di tempi di vendita) punta all'Asia.

Sui prezzi all'ingrosso pesa molto la qualità; per l'uva da tavola con semi la forbice di quest'anno va dai 70 centesimi a 1,20 euro/kg a seconda della qualità standard, prima ed extra. Le varietà senza semi invece spuntano un prezzo del 30/35% superiore, alle volte anche del 50%. Chi ha uva davvero di qualità riesce ad ottenere 10/20 centesimi di euro al chilo in più.

Anche sui prezzi l'embargo russo ha imposto il suo dazio, con prezzi calati di 20/30 centesimi al chilo, proprio perché, appunto, l'offerta si riversa su un mercato più piccolo e che risulta quindi è saturo; questo nonostante di fatto l'Italia, terzo produttore mondiale di uva da tavola dopo Turchia e Cina, sia l'unico fornitore del periodo (settembre-novembre), insieme alla Spagna.

La Cina, il maggiore produttore mondiale di uva da tavola, ha periodi di produzione opposti. Il Brasile inizierà solo a dicembre, seguito poi in ordine dal Cile e dal Sud America. Anche gli altri grandi competitor del Mediterraneo sono assenti perché producono un po' prima e inoltre hanno solitamente mercati diversi. L'Egitto esporta in Russia e in Europa, la Grecia nei Balcani, la Turchia invece in Germania e in Russia.

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