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Giacomo Suglia: "Non fattibili eventuali triangolazioni per l'export di uva in Russia"

Alcuni Paesi non coinvolti dall'embargo russo, stanno organizzandosi per integrare la loro offerta ortofrutticola con prodotto importato dalle nazioni sanzionate, rietichettandolo come proprio, e successivamente spedendolo in Russia. E' il caso, parrebbe, della Turchia, la quale starebbe acquistando uva da tavola dalla Grecia per rivenderla come made in Turkey (per giunta a prezzi interessanti) ad un mercato che non può più contare sui tradizionali flussi di merci analoghe di provenienza spagnola o italiana.

FreshPlaza ha dunque interpellato Giacomo Suglia, vicepresidente nazionale dell'associazione importatori ed esportatori ortofrutticoli italiani Fruitimprese e presidente della pugliese APEO (Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli) per domandargli se una tale procedura di "triangolazione" potrebbe essere fattibile anche in Italia, in special modo sull'uva da tavola, produzione nella quale la Regione Puglia è leader.

"In questo periodo dell'anno - spiega Suglia - l'offerta di uva da tavola giunge principalmente da Spagna, Italia e Grecia. Non vedo dunque come noi potremmo eventualmente approvvigionarci di merce da Paesi terzi non soggetti ad embargo, esportandola poi in Russia (senza in questo caso rietichettarla come italiana, ovviamente), al fine di non perdere clienti e posizioni a scaffale; semmai potremmo pensare di venderla a nostra volta alla Turchia o ad altre nazioni in grado di passare la dogana; sarebbe però strano se Paesi non tradizionalmente produttori di uva si mettessero all'improvviso ad esportare qualcosa che non coltivano."


Uva Vittoria.

La campagna italiana dell'uva da tavola è già cominciata e la raccolta della varietà Vittoria è giunta al termine; adesso la stagione entrerà nel vivo con la varietà Italia, la celebre bianca con semi dal sapore di moscato che rappresenta ancora il grosso dell'offerta. "Ritengo che, a cominciare da metà settembre, ci troveremo in seria difficoltà. L'unico aspetto positivo sta nel fatto che il raccolto pugliese non sarà particolarmente abbondante; tuttavia tra esportazioni dirette e indirette, la Russia assorbiva circa la metà della nostra uva! In particolare, la varietà Red Globe (rossa con semi) era quasi tutta destinata al mercato russo, dov'era assai apprezzata, contrariamente ad uno scarso interesse da parte degli acquirenti europei. E' per questo che le vendite di Red Globe sono praticamente ferme, al momento."


Uva Red Globe.

Tragico appare anche lo scenario per il settore italiano degli agrumi: "In questo caso - avverte Suglia - la crisi commerciale potrebbe collocarsi tra metà ottobre e novembre, allorché i fornitori spagnoli, che avevano piattaforme di esportazione direttamente in Russia, si rivolgeranno anche al mercato italiano per collocare le loro clementine ed arance. Mi risulta anzi che siano stati già siglati accordi di fornitura in tal senso con i distributori italiani."

Nel frattempo, molti esportatori italiani stanno valutando l'opportunità o meno di partecipare alla prossima edizione del World Food Moscow, la più grande fiera russa per il settore di alimenti e bevande che si terrà dal 15 al 18 settembre a Mosca. Secondo Giacomo Suglia, molti parteciperanno solo in veste di visitatori, solo per non perdere del tutto i rapporti con i clienti.

Sui possibili mercati alternativi, il manager aggiunge: "Nel 2013, di questi tempi, avevamo già cominciato le esportazioni verso Egitto e Libia. Oggi anche quell'area è in preda a sconvolgimenti geopolitici che non consentono una normale attività commerciale. Altri potenziali mercati che sarebbero in grado di assorbire gli stessi - se non più ingenti - volumi di uva da tavola che vendevamo in Russia sono gli Stati Uniti e la Cina, che però ci sono ancora preclusi dall'assenza di accordi fitosanitari sulle esportazioni. Non vedo dunque alternative a breve. Semmai il mio timore è che l'inasprimento della guerra commerciale tra Occidente e Russia possa comportare anche una limitazione nelle forniture di gas, eventualità che sarebbe devastante per noi. L'unica lezione che possiamo trarre dalla crisi attuale è che forse avremmo dovuto pensarci meglio prima di dire no ad ogni tentativo di dare un'autonomia energetica all'Italia, dal nucleare ai rigassificatori, etc."

Per quanto riguarda poi le misure comunitarie e nazionali a sostegno dei produttori, Giacomo Suglia conclude: "Il grado di impreparazione e di scarsa conoscenza del settore ortofrutticolo con il quale si sta affrontando la questione di come spendere i soldi pubblici è desolante. Non siamo pronti nemmeno ad affrontare l'emergenza con gli strumenti giusti e le risposte adeguate."

Data di pubblicazione: 02/09/2014
Autore: Rossella Gigli
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

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Commenti:


La Serbia è un area di libero scambio, sia con la Russia che con Gli Stati Uniti.
Frutta italiana può essere esportata in Serbia, che a sua volta trova conveniente rivenderla in Russia "custom free"
marcello passagrilli, milano, italia (email) - 02/09/2014 11:41:28


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