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Agrumi sardi del Sarrabus: un patrimonio di biodiversita' che tenta di uscire dalla crisi

In Sardegna, la risorsa principe dei territori adiacenti l'area del Sarrabus si chiama agrume e ciò grazie alla riscoperta di agricoltori illuminati  che - veri custodi della biodiversità locale - hanno riportato in auge varietà autoctone, di cui conservano il patrimonio genetico: dell'arancia bionda Navel di Muravera, all'Arancia tardiva di San Vito, ai Limoni dolci del Sarrabus cresciuti tra le brezze del mare e la montagne.


Antonio Della Valle, responsabile commerciale dell'az. agr. Maria Zuccheddu produttrice di succhi biologici e marmellate di limone, mandarino e clementine autoctone.

"Storicamente, l'area a ridosso del Sarrabus è considerata la punta di diamante di un'area vocata alla produzione di arance, clementine e limoni. L'areale di Muravera - capoluogo della regione storica denominata Sarrabus, con i comuni di San Vito, Villapuzzu, Castidas, è situato nell'area sud-orientale della Sardegna, su una valle fluviale a ridosso di una cerchia di colline che delimitano un sistema lagunare con gli stagni di Feraxi, Colostrai, Salinas e San Giovanni". A raccontarlo a FreshPlaza è Antonio Della Valle, responsabile commerciale dell'az. agr. Maria Zuccheddu produttrice di succhi biologici e marmellate di limone, mandarino e clementine autoctone".

Le ragioni di una crisi
"Oggi viviamo una crisi profonda; affinché il comparto agricolo del Sarrabus possa diventare trainante, è necessario un ricambio generazionale. Abbiamo necessità di giovani imprenditori determinati a cimentarsi nel lavoro agricolo, che investano risorse sulla qualità, sulla sostenibilità ambientale, sulla genuinità, sulla produzione di eccellenze che devono diventare la nostra forza per competere in un mercato che, fortunatamente, oggi è in grande espansione. Purtroppo, negli ultimi trent'anni, i nostri agrumeti hanno subito una drastica flessione e sono scesi da 1200 agli attuali 700 ettari. Insomma, quasi un dimezzamento di superfici, che vuol dire crollo verticale delle produzioni".



"Le ragioni della crisi - sottolinea Antonio - stanno in una serie di concause, non ultima l'essere arrivati in netto ritardo rispetto agli investimenti previsti dai programmi comunitari previsti dal Piano di Sviluppo Rurale; inoltre, mancanza di spirito imprenditoriale, retaggi culturali e diffidenza fanno da freno a tutto il comparto. Ma anche la politica ha le sue responsabilità, quando non si è fatta carico delle esigenze degli agricoltori. Inoltre esiste un problema serissimo, il Sarrabus alla foce del fiume Flumendosa, peraltro ricchissimo di acqua, soffre endemicamente di carenza d'acqua, un problema che si presenta in maniera sempre più pressante con i cambiamenti climatici in corso".

"C'è la necessità di un consorzio irriguo che, tra le priorità, soddisfi le esigenze delle nostre coltivazioni perché l'acqua è indispensabile e il continuo prelievo in falda è diventato insostenibile. Abbiamo bisogno di acqua dolce dei nostri fiumi: non si può assetare un'area ricchissima di acqua per soddisfare il fabbisogno di pochi. Continuando così, rischiamo di desertificare i nostri campi con il crescente aumento della salinità, ormai presente in più aree a macchia di leopardo, in quanto sta venendo a mancare l'acqua dolce di ripristino e di spinta di contrasto in falda".

Recupero delle antiche varietà
"Ora, nonostante la problematicità che attanaglia il comparto agricolo sardo - racconta Antonio - continuiamo a investire nel settore e stiamo rilanciando le produzioni degli agrumeti storici. E' il caso dell'az. agr. Maria Ernestina Zucchueddu - con sede a Muravera - nata sei anni fa, dalla lungimiranza di Giovanni Meloni un sapiente agrumicoltore di 93 anni che concesse il proprio agrumeto di 4 ettari in affitto con l'obiettivo di rilanciare la ricca biodiversità locale e proteggere il territorio, con coltivazioni biologiche".

"In azienda siamo convinti – ribadisce Antonio - che ancora oggi sia possibile fare impresa e trovare spazi su un mercato globalizzato difendendo la biodiversità degli agrumeti locali e le caratteristiche organolettiche varietali che le contraddistinguevano in origine".

"Siamo fautori, con l'Associazione Gemini, di promozione sociale e, nell'ottica dell'innovazione, abbiamo sostenuto in particolare un campo scuola formativo per attuare tecniche di potatura innovative e sperimentali. Negli anni abbiamo lavorato su impianti irrigui sperimentali, su sesti di impianto esistenti o sistemi frangivento a rete e frangivento arborei ecc. Ma soprattutto il ripristino delle antiche varietà attraverso la coltivazione del Tardivo di San Vito, il Limone dolce di Muravera, il mandarino sardu e il Clementine comune che, secondo i dati e le esperienze raccolte, conservano tutte le caratteristiche che un mercato esigente e attento richiede".



"Nel dettaglio, la resa produttiva delle clementine si attesta sotto le 20 ton/ettaro: quantità minime, se si considerano le produzioni di altre regioni vocate. Per noi, in realtà, non si tratta di un limite perché - se l'obiettivo è non forzare i ritmi produttivi naturali – ciò vuol dire accontentarsi di quanto la natura è in grado di darci. Sappiano che siamo apprezzati da una nicchia di mercato premium e ci basta il riconoscimento da parte del consumatore attento e consapevole".

"Abbiamo tanti progetti per il futuro: da quest'anno stiamo affrontando la sfida della trasformazione degli agrumi. L'80% delle nostre produzioni viene venduto fresco in Piemonte e in Lombardia e il 20% del prodotto è destinato alla trasformazione".


"Produciamo marmellate bio in formato da 280 gr, succhi e anche un liquore di arance a bassa gradazione alcolica invecchiato dai 3 ai 5 anni, che stiamo testando con l'Università degli Studi di Sassari e di cui saremo in grado di comunicare dettagli tecnici a breve. Si tratta - conclude Antonio - di prodotti curati nel dettaglio, lavorati artigianalmente senza particolari processi, esattamente come si faceva una volta in casa. Piccole quantità di materia prima, ma grande qualità, che trasformiamo con cura del dettaglio a partire dalle minime quantità di zuccheri aggiunti. I nostri prodotti - molto richiesti da canali di nicchia come negozi specializzati, i Gas, i mercati equosolidali, B&B e Hotel di livello - sono dolcissimi alla raccolta e si presentano già con un alto grado Brix. Pertanto, al momento della trasformazione aggiungiamo solo le quantità necessarie di zucchero di canna".

Contatti:
Az. Agr. Maria Ernestina Zucchueddu
Via Speranza, 81
09043 Muravera (CA) Italy
Cell.: 328 9186557

Data di pubblicazione: 20/07/2018
Autore: Concetta Di Lunardo
Copyright: www.freshplaza.it



 


 

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Commenti:


Un grazie alla giornalista che ha trattato in maniera completa e professionale le tematiche sviluppando con estrema conoscenza le informazioni date
toni su macco , Bra, italia - 05/08/2018 07:11:42


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